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07/09/2026

⚖️ SPESE PROCESSUALI, LE SEZIONI UNITE: CHI PERDE PAGA ANCHE IL CONSULENTE DI PARTE

La parte vittoriosa ha diritto alla rifusione delle spese sostenute per il proprio consulente tecnico di parte (CTP) anche se, al momento della decisione, non ha ancora materialmente pagato la parcella del professionista.

A chiarirlo sono le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 24699 del 18 agosto 2026, intervenute per risolvere un contrasto giurisprudenziale.

Secondo la Suprema Corte, la nomina del consulente nel corso del giudizio fa presumere che la parte abbia assunto l’obbligo di remunerarne l’attività. La relativa spesa rientra quindi tra le spese di lite e può essere liquidata d’ufficio senza che sia necessario dimostrare l’avvenuto pagamento.

❗ C’è però un’eccezione: la controparte può dimostrare che la consulenza sia stata prestata gratuitamente oppure che il debito verso il professionista sia stato estinto in altro modo.

Le Sezioni Unite superano così l’orientamento secondo cui, per ottenere il rimborso, la parte vittoriosa avrebbe dovuto provare l’effettivo esborso.

👉 Il principio è particolarmente rilevante nella pratica: per ottenere la rifusione delle spese del CTP non serve aver già saldato la parcella. È sufficiente l'obbligazione assunta nei confronti del professionista, salvo prova contraria.

02/05/2026

SE IL DESTINATARIO HA LA PEC, LA RACCOMANDATA NON BASTA

Il Tribunale di Mantova, con ordinanza del 20 aprile 2026, torna su un principio ormai centrale nel processo civile telematico: quando il destinatario è un soggetto obbligato ad avere un domicilio digitale, la notifica degli atti giudiziari deve essere eseguita tramite PEC, utilizzando gli indirizzi risultanti dai pubblici elenchi.

Nel caso esaminato, nell’ambito di una procedura di sfratto, il conduttore era un imprenditore commerciale e disponeva di un indirizzo PEC regolarmente presente nel registro INI-PEC. Nonostante ciò, l’atto introduttivo era stato notificato tramite raccomandata postale. Il conduttore, peraltro, era rimasto contumace.

Il Tribunale ha ritenuto tale modalità non conforme alla legge: se il destinatario è obbligato alla PEC, la notifica cartacea non può essere liberamente scelta in alternativa. La raccomandata diventa, in questi casi, uno strumento non ordinario e la sua utilizzazione può determinare la nullità della notifica.

Il principio è importante perché conferma la centralità del domicilio digitale: la PEC non è più soltanto un mezzo comodo o preferenziale, ma il canale ordinario e privilegiato per notificare agli imprenditori, ai professionisti e agli altri soggetti tenuti per legge ad averla.

La riforma Cartabia ha ulteriormente rafforzato questo sistema, prevedendo regole specifiche anche per il caso in cui la notifica PEC non vada a buon fine. Se il mancato esito dipende dal destinatario, ad esempio per casella piena, non si può automaticamente tornare alla raccomandata: occorre seguire la procedura prevista tramite l’area web del Portale dei Servizi Telematici.

La conseguenza pratica è chiara: prima di notificare un atto giudiziario, il professionista deve verificare se il destinatario abbia una PEC nei pubblici registri. In caso affermativo, la notifica deve passare da lì. Diversamente, il giudizio rischia di partire con un vizio che impone la rinnovazione della notifica.

Una decisione utile non solo per gli avvocati, ma anche per imprese e professionisti: avere una PEC significa avere un vero domicilio digitale, con effetti giuridici rilevanti e responsabilità nella sua corretta gestione.

Riferimenti

Tribunale Ordinario di Mantova, ordinanza 20 aprile 2026
L. n. 53/1994
Art. 3-bis e art. 3-ter L. n. 53/1994
Art. 16-sexies D.L. n. 179/2012
Art. 149-bis c.p.c.
Art. 147 c.p.c.
Cass. civ., Sez. V, n. 18684/2023
Cass. civ., Sez. III, n. 9238/2020
Cass. SS.UU., n. 28452/2024
Cass. civ., Sez. V, ord. n. 4230/2026

13/11/2025

Influencer, ora obbligo di iscriversi all'albo ufficiale e rispettare le nuove regole AGCOM, oppure rischi una multa altissima
Con la delibera n. 197/2025, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) ha reso ufficiali le linee guida e il codice di condotta al cui rispetto sono ora tenuti gli influencer

Per influencer si intendono le persone che - anche tramite personaggi virtuali - diffondono contenuti al pubblico attraverso piattaforme digitali, in particolare i social media, e che possono avere un impatto significativo sul comportamento e sulle scelte di tale pubblico, in modalità analoga o comunque assimilabile a quella dei fornitori di servizi di media audiovisivi.

Per essere considerati tali gli influencer devono possedere cumulativamente i seguenti requisiti:
- lo scopo principale del servizio offerto è la fornitura di contenuti digitali, ivi compresi i contenuti audiovisivi, creati, prodotti o selezionati dall’influencer e diffusi al pubblico tramite un servizio di piattaforma di condivisione di video, di social media o di altro media che ne consenta la pubblicazione;
- informano, intrattengono o istruiscono a fronte del pagamento di un corrispettivo in denaro (ivi compresi, a mero titolo esplicativo e non esaustivo, eventuali ricavi dai prodotti e/o servizi venduti), o in prodotti, servizi, benefici o qualsiasi altra utilità, o lucro;
hanno la responsabilità editoriale sui contenuti distribuiti;
- il servizio raggiunge un numero significativo di utenti sul territorio italiano e ha un impatto rilevante su una porzione significativa di pubblico.

07/08/2025

Differita al 31 ottobre 2026 l'entrata in vigore della norma che statuisce le nuove competenze dei giudici di pace, con l'assegnazione in via esclusiva agli stessi della materia condominiale, oltre che della competenza a conoscere e a giudicare sulle controversie relative ai beni mobili fino a 30 mila euro di valore e sulle richieste di risarcimento danni da sinistro stradale fino alla soglia di 50mila euro.

Indirizzo

Via Stalingrado 26
Bologna
40128

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