02/05/2020
Spiare il cellulare del coniuge: è reato?
Spiare il cellulare di un coniuge, anche solo per ricercare prove di un possibile tradimento è, dalla legge, sempre considerato REATO.
Non vi è differenza se l’azione è compiuta in modo diretto, ovvero attraverso la lettura di testi o immagini compromettenti presenti sul dispositivo, il solo impossessarsi del cellulare è già una violazione della legge. (Il tribunale di Roma ha stabilito che vi sia una limitazione della privacy in uno stato di convivenza nei luoghi condivisi, ma questo esclude l’impossessarsi con l’inganno o la forza del cellulare del consorte) o in modo indiretto, ovvero a seguito dell’installazione remota di uno spy software (oggi il mercato è pieno di app che registrano le chiamate, consentono di localizzare i cellulare o che re inviano messaggi e chat ad altro numero, in modo assolutamente trasparente).
Nessuna legge autorizza quindi l’azione di un coniuge per qualunque ragione, senza il consenso del avente diritto, ad accedere ai dati contenuti su di un cellulare.
Secondo la Cassazione, chi spia un cellulare altrui commette sempre reato, anche quando il dispositivo è privo di password di accesso.
L’eventuale accesso abusivo si configura anche quando chi entra nel sistema conosce le credenziali, perché gliele ha comunicate il titolare, ma poi ne fa un uso che va oltre l’autorizzazione ricevuta.
È solo possibile registrare una conversazione tra presenti, ma è vietato lasciare acceso un dispositivo di registrazione e andare via di casa, sperando che, in propria assenza, vengano dette cose o accadano azioni che possano dimostrare l’eventuale tradimento.
Chiunque interferisca illecitamente nella vita privata altrui, incorre in una violazione penale.