31/05/2022
GHAZI HADIDI
Ghazi Hadidi è nato in Tunisia il 7 marzo 1984. La notte del 9 marzo 2020, dopo la rivolta del carcere Sant’Anna di Modena, è stato fatto salire su un furgone blindato per il trasferimento a Trento. La sua morte, a 36 anni, è stata certificata la mattina del 9 marzo davanti al carcere di Verona, dove il trasporto aveva fatto tappa. La causa ufficiale della morte è overdose.
Il fratello Mohamed ha le foto del suo corpo. Dice che “si vedono un bel po’ di segni. Lividi. Aveva lividi in tutto il corpo. Aveva tutta la bocca nera di dentro, come se era col sangue.”
Un testimone riporta che fra i detenuti picchiati a Modena figurano anche Methnani Bilel, e un certo Hedidi, forse Ghazi Hadidi. “Hedidi ha detto alle guardie che non stava tanto bene. Loro lo hanno preso per i capelli e picchiando lo spostarono in una altra cella. Dopo ho sentito che il ragazzo è morto di overdose, ma non sappiamo se è vero ciò che hanno detto”.
Una ex detenuta trasferita assieme a Ghazi Adidi ricorda che a Verona “continuavano ad intimare di scendere. Qualcuno credo che l’abbia preso per mano, per dire “adesso vieni giù”. Questa persona non era in vita, perché è rotolata giù, si è accasciato su se stesso. L’hanno sdraiato usando i piedi e non le mani.
Si vedeva chiaramente che era già morto, o comunque era livido”.
Il 26 marzo 2020 un medico legale nominato dalla Procura di Verona ha visitato il ca****re. Gli esami tossicologici sono risultati positivi a metadone e altri farmaci, in concentrazioni idonee a cagionare il decesso. Tuttavia, in bocca è stato trovato del sangue e mancavano due denti.
Nonostante l’evidenza delle lesioni, all’obitorio non è stata fatta alcuna autopsia. La procura di Verona ha deciso di non disporla, e di limitare gli esami peritali a una ricognizione esterna della salma ed alle analisi tossicologiche.
L’anatomopatologa Cristina Cattaneo, consulente dell’avvocato del Garante dei detenuti, è convinta che l’esame autoptico fosse necessario: “E’ dunque palese che Hadidi poco prima di morire aveva subito un trauma contusivo al volto di non scarsa entità vista l’avulsione di ben due elementi dentari. Risulta fondamentale chiedersi se non vi fosse stato anche un trauma encefalico. Un trauma al volto – è la motivazione addotta dalla specialista – può condurre ad una commozione cerebrale o peggio ad un’emorragia cerebrale, che a sua volta può portare al decesso in un arco di tempo anche di ore, con sintomi e segni confondibili, ad occhi non esperti, con quelli dell’intossicazione”.
L’autopsia è stata effettuata due mesi più tardi in Tunisia. Lì sono stati rilevati anche due ematomi nello strato profondo del cuoio capelluto, che comunque “non possono aver provocato il decesso”. Ma – dice il fratello di Ghazi –“se non l’hai ammazzato con le botte, l’hai ammazzato con la mancanza di soccorso”.