Avvocato Romina Centrone

Avvocato Romina Centrone ⚖️ Tutelo Persone, Famiglie e Patrimonio
👩‍⚖️ Presidente INDIFAPP
🎙️ Divulgatrice giuridica
📍 Bitonto (BA), Via F. Cavallotti,4 www.rominacentrone.it

AFFIDO ESCLUSIVO: QUANDO PROTEGGERE UN FIGLIO VIENE PRIMA DI TUTTOL’affidamento condiviso è la regola. Ma non può divent...
04/09/2026

AFFIDO ESCLUSIVO: QUANDO PROTEGGERE UN FIGLIO VIENE PRIMA DI TUTTO

L’affidamento condiviso è la regola. Ma non può diventare un automatismo quando è il benessere del minore ad essere in pericolo.

L’art. 337-quater c.c. consente l’affidamento a un solo genitore quando l’affidamento all’altro risulti contrario all’interesse del figlio.

Può accadere in presenza di situazioni gravi e concretamente accertate: violenza domestica o assistita, abusi, maltrattamenti, dipendenze attive, grave disinteresse verso il figlio, comportamenti pericolosi o altre condizioni capaci di compromettere seriamente la capacità genitoriale.

Possono assumere rilievo anche condotte sistematiche dirette a ostacolare ingiustificatamente il rapporto del bambino con l’altro genitore.

Ma attenzione: non bastano accuse, etichette o l’elevata conflittualità della coppia.

Servono fatti e prove.

L’affido esclusivo non dovrebbe mai essere utilizzato per punire l’ex partner o vincere una battaglia processuale.

Un figlio non è un premio.
L’affidamento non è una punizione.
È uno strumento di protezione.

La bigenitorialità resta un valore fondamentale. Ma quando esiste un concreto pregiudizio per il bambino, il suo superiore interesse viene prima di tutto.

Avv. Romina Centrone
Diritto di famiglia • Tutela della persona e del patrimonio

“NON TI IMPEDISCO DI VEDERE TUO FIGLIO. È LUI CHE NON VUOLE VENIRE.”È una frase che ricorre spesso nelle separazioni più...
03/09/2026

“NON TI IMPEDISCO DI VEDERE TUO FIGLIO. È LUI CHE NON VUOLE VENIRE.”

È una frase che ricorre spesso nelle separazioni più conflittuali.

Ma quando un figlio rifiuta improvvisamente di incontrare mamma o papà, la questione non può chiudersi con: “È una sua scelta”.

Il minore ha diritto ad essere ascoltato e la sua volontà deve essere considerata secondo età e capacità di discernimento.

Ma ascoltare non significa semplicemente assecondare.

Occorre comprendere perché quel bambino non vuole più vedere un genitore.

Può esserci un disagio autentico. Una paura. Un comportamento inadeguato dell’adulto. Una storia di violenza o situazioni realmente pregiudizievoli che impongono protezione e, se necessario, anche la limitazione dei rapporti.

Ma possono esserci anche conflitti di lealtà, tensioni familiari o comportamenti, più o meno consapevoli, dell’altro genitore che finiscono per compromettere la relazione.

Ed è proprio qui che il diritto deve fermarsi ad ascoltare prima di giudicare.

L’art. 337-ter c.c. tutela il diritto del figlio a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori.

E l’ascolto del minore, disciplinato oggi anche dall’art. 473-bis.4 c.p.c., è un suo diritto, non uno strumento da utilizzare nella battaglia tra gli adulti.

La Cassazione ribadisce inoltre che, quando emergono allegazioni di violenza domestica o assistita, la sicurezza del minore viene prima della frequentazione e possono essere disposti incontri protetti, limitazioni o sospensioni dei contatti.

Per questo davanti a un bambino che dice “non voglio andare” non bisogna né trascinarlo dall’altro genitore né utilizzare quella frase come una sentenza definitiva.

Bisogna comprenderne le ragioni.

Perché un figlio non deve essere costretto ad amare. Ma non deve neppure essere messo nella condizione di smettere di amare.

Salvo situazioni giuridicamente patologiche o pregiudizievoli, ciascun genitore ha anche la responsabilità di favorire il rapporto del figlio con l’altro.

La separazione riguarda gli adulti.

Il diritto di continuare ad essere figlio appartiene al bambino.

Avv. Romina Centrone
Diritto di famiglia • Tutela della persona e del patrimonio

STAI PER SEPARARTI E IL CONTO È COINTESTATO?SVUOTARLO PRIMA DELL’ALTRO POTREBBE COSTARTI CARO.“Il conto è anche mio. Pos...
02/09/2026

STAI PER SEPARARTI E IL CONTO È COINTESTATO?
SVUOTARLO PRIMA DELL’ALTRO POTREBBE COSTARTI CARO.
“Il conto è anche mio. Posso prendere i soldi.”
È una delle convinzioni più pericolose quando una coppia entra in crisi.
Essere cointestatari significa poter operare sul conto secondo le modalità previste dal contratto bancario. Ma poter prelevare una somma non significa necessariamente aver diritto a trattenerla.
L’art. 1298 c.c. presume, nei rapporti interni, quote uguali, salvo che risulti diversamente.
Ed è qui che comincia la vera questione.
Chi ha versato quei soldi?
Erano stipendi di entrambi? Risparmi personali? Un’eredità? Una donazione? Denaro destinato alle esigenze della famiglia?
Se, alla vigilia della separazione, uno dei due svuota il conto, l’altro può contestare l’operazione e, quando ne ricorrono i presupposti, chiedere la restituzione delle somme di propria spettanza.
E in Tribunale parlano i documenti: estratti conto, bonifici, causali, provenienza e movimentazione del denaro.
Per questo, quando una relazione finisce, agire d’impulso può trasformare un problema sentimentale in un contenzioso patrimoniale.
Separarsi non significa arrivare per primi al bancomat.
Il conto può essere cointestato.
Ma la storia di quei soldi potrebbe non esserlo.
E tu lo sapevi?
Avv. Romina Centrone
Diritto di famiglia • Tutela della persona e del patrimonio

“LA CASA È TUA. MA IL MUTUO L’ABBIAMO PAGATO INSIEME.”Finché la coppia funziona, raramente ci si ferma a fare i conti.Un...
01/09/2026

“LA CASA È TUA. MA IL MUTUO L’ABBIAMO PAGATO INSIEME.”
Finché la coppia funziona, raramente ci si ferma a fare i conti.
Uno compra la casa. L’altro contribuisce al mutuo, paga una ristrutturazione, acquista mobili, sostiene spese importanti.
Poi arriva la separazione e nasce la domanda:
“Ho contribuito per anni a una casa intestata soltanto a te. Posso riavere quei soldi?”
La risposta non è automaticamente sì. Ma neppure automaticamente no.
La proprietà dell’immobile resta, in linea generale, di chi ne è titolare: aver contribuito alle spese non significa diventare comproprietario della casa.
Diversa è la questione economica.
Occorre capire perché quei versamenti sono stati effettuati, in quale misura e con quale finalità.
Durante il matrimonio molte attribuzioni economiche possono rientrare nei doveri di contribuzione ai bisogni della famiglia (artt. 143 e 316-bis c.c.) e non essere quindi automaticamente ripetibili.
In altri casi, però, soprattutto davanti a esborsi rilevanti e sproporzionati rispetto alle normali esigenze familiari, può aprirsi lo spazio per una pretesa restitutoria o per l’arricchimento senza causa, se ne ricorrono concretamente i presupposti.
E qui diventano fondamentali le prove.
Bonifici. Estratti conto. Fatture. Messaggi. Causali dei pagamenti. Documentazione dei lavori.
Perché dopo anni non basta ricordare di aver pagato.
Bisogna poterlo dimostrare e, soprattutto, ricostruire la ragione per cui si è pagato.
L’amore non nasce facendo contabilità.
Ma quando una relazione finisce, anche ciò che abbiamo fatto spontaneamente per costruire un futuro insieme può diventare una questione giuridica.
Ogni storia è diversa. E ogni pagamento ha una storia da ricostruire.
Avv. Romina Centrone
Diritto di famiglia • Tutela della persona e del patrimonio
Giustizia Emotiva

IERI “PER SEMPRE”. OGGI LA SEPARAZIONE GIUDIZIALE.Per mesi foto della famiglia perfetta. Vacanze, anniversari, sorrisi, ...
31/08/2026

IERI “PER SEMPRE”. OGGI LA SEPARAZIONE GIUDIZIALE.
Per mesi foto della famiglia perfetta. Vacanze, anniversari, sorrisi, abbracci. Dediche d’amore: “La mia famiglia”, “Noi per sempre”.
Poi arriva il ricorso per separazione giudiziale e si racconta una crisi coniugale che sarebbe iniziata molto tempo prima.
Quanto conta ciò che abbiamo pubblicato sui social?
Una fotografia sorridente non prova che un matrimonio fosse felice. Dietro un’immagine perfetta possono esserci sofferenze e conflitti che Instagram non racconta.
Ma vale anche il contrario.
Se in giudizio si sostiene che la comunione coniugale fosse compromessa da tempo, mentre proprio in quei mesi si pubblicavano sistematicamente foto, viaggi e dediche inequivocabilmente amorose, quel materiale può entrare nel quadro probatorio complessivo e contribuire a verificare la credibilità e, soprattutto, la cronologia della crisi raccontata.
Il tema diventa ancora più delicato quando viene chiesto l’addebito della separazione.
Ai sensi dell’art. 151 c.c., non basta infatti dimostrare la violazione di un dovere matrimoniale: occorre accertare se quella condotta abbia causato l’intollerabilità della convivenza oppure sia intervenuta quando la crisi era già in atto.
Post, fotografie, messaggi e dediche non costituiscono automaticamente una prova decisiva.
Sono tasselli. E talvolta i tasselli raccontano una storia diversa da quella portata in Tribunale.
Naturalmente, violenza, abuso e condotte gravemente lesive della dignità della persona richiedono valutazioni completamente diverse.
Per tutti gli altri casi, ricordiamolo:
i social sembrano effimeri.
In un processo possono diventare memoria.
Prima di pubblicare, riflettiamo.
Avv. Romina Centrone
Diritto di famiglia • Tutela della persona e del patrimonio
Giustizia Emotiva

QUANDO DUE GENITORI SI SEPARANO, UN FIGLIO NON DEVE SCEGLIERE.Non deve scegliere chi amare.Non deve diventare il messagg...
30/08/2026

QUANDO DUE GENITORI SI SEPARANO, UN FIGLIO NON DEVE SCEGLIERE.
Non deve scegliere chi amare.
Non deve diventare il messaggero tra mamma e papà.
Non deve conoscere i dettagli del loro conflitto.
E non dovrebbe mai sentire di tradire un genitore perché è felice con l’altro.
Naturalmente, tutto questo vale ad eccezione dei casi giuridico-patologici, nei quali situazioni di violenza, abuso, grave pregiudizio, incapacità genitoriale o altre condizioni accertate rendano necessarie specifiche misure di protezione nell’interesse del minore.
Fuori da queste situazioni, la separazione appartiene agli adulti.
Il diritto di continuare ad essere figlio appartiene al bambino.
Ha diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, a ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da ciascuno di loro.
Ha diritto ad essere ascoltato, quando età e capacità di discernimento lo consentono.
Ha diritto a conservare i propri affetti, le proprie abitudini e i rapporti significativi con i nonni e con le famiglie di entrambi i genitori.
Ma c’è un diritto che non troviamo scritto con queste esatte parole in un codice e che, nella pratica, considero essenziale:
il diritto di non essere trascinato nella guerra degli adulti.
Un figlio non è un alleato da conquistare.
Non è uno strumento per ferire l’altro.
Non è il giudice della separazione dei suoi genitori.
È semplicemente un figlio.
E dovrebbe poter continuare ad amare mamma e papà senza paura, senza sensi di colpa e senza dover prendere posizione.
Perché una coppia può finire.
La responsabilità di essere genitori, invece, continua.
📌 Artt. 315-bis e 337-ter c.c.
📌 Art. 12 Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia
📌 Art. 24 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
Avv. Romina Centrone
Diritto di famiglia • Tutela della persona e del patrimonio

NON ESISTONO GENITORI DI SERIE BEssere il genitore non collocatario non significa essere meno genitore.Non significa ave...
29/08/2026

NON ESISTONO GENITORI DI SERIE B
Essere il genitore non collocatario non significa essere meno genitore.
Non significa avere un ruolo marginale nella vita di un figlio.
Non significa dover chiedere il permesso per esserci.
E, soprattutto, non significa ridurre la genitorialità a qualche ora trascorsa insieme secondo un calendario.
Le parole, nel diritto di famiglia, hanno un peso. Per questo ho sempre trovato riduttiva l’espressione “diritto di visita”.
Un genitore non visita suo figlio.
Lo accompagna. Lo ascolta. Lo educa. Condivide con lui giornate normali, compiti, risate, capricci, vacanze, preoccupazioni e quella quotidianità apparentemente banale nella quale, in realtà, si costruiscono i legami più profondi.
Nell’affidamento condiviso, salvo situazioni particolari che richiedano una diversa tutela del minore, la collocazione prevalente presso uno dei genitori non cancella né ridimensiona il ruolo dell’altro.
La legge tutela il diritto del figlio a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori e a ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da ciascuno di essi.
Perché dopo una separazione finisce la coppia.
Non finisce la famiglia.
E, soprattutto, non finisce il compito di essere madre o padre.
La vera sfida è riuscire a separare il dolore degli adulti dai diritti dei figli.
📌 Art. 337-ter c.c.
Avv. Romina Centrone
Diritto di famiglia • Tutela della persona e del patrimonio

Quando una coppia si separa, un figlio non dovrebbe mai sentirsi costretto a scegliere (tranne nei casi patologici).I “t...
25/08/2026

Quando una coppia si separa, un figlio non dovrebbe mai sentirsi costretto a scegliere (tranne nei casi patologici).

I “tempi di visita” non sono semplicemente giorni e orari da dividere sul calendario. Sono tempo di vita, affetto e presenza.

Ogni famiglia è diversa. Per questo occorre trovare un equilibrio che tenga conto dell’età dei figli, delle loro esigenze e della quotidianità di entrambi i genitori.

Perché mamma e papà possono smettere di essere una coppia, ma continuano ad essere genitori.

E un figlio deve sentirsi libero di amarli entrambi.

La separazione cambia la famiglia. Non deve spezzarne i legami.

Avv. Romina Centrone
Diritto di famiglia · Tutela della persona e del patrimonio
www.rominacentrone.it

PARIGI CI INSEGNA A CREDERE NEI SOGNI ✨A te, figlia mia.Vorrei che conservassi questa immagine. Non soltanto la Torre Ei...
18/08/2026

PARIGI CI INSEGNA A CREDERE NEI SOGNI ✨

A te, figlia mia.

Vorrei che conservassi questa immagine. Non soltanto la Torre Eiffel illuminata davanti ai nostri occhi, ma quello che abbiamo provato guardandola insieme.

Vorrei che un giorno, quando sarai grande, ricordassi che tua madre ti ha insegnato soprattutto questo: a credere nei sogni. Anche quando sembrano troppo grandi. Anche quando la vita prova a convincerti del contrario.

Parigi, in fondo, è una città costruita anche sui sogni.
Ci ricorda che ciò che oggi appare lontanissimo, domani può diventare il luogo esatto in cui ti trovi.

E allora sogna, Chiara. Sogna senza chiedere permesso.

Ama la vita con coraggio. Innamorati delle persone, dei luoghi, delle idee. Cambia idea e non fossilizzarti dove non ti senti più al sicuro. Ricomincia. E soprattutto non lasciare mai che una delusione ti convinca che non esista più qualcosa di bello ad aspettarti.

Perché una tempesta non è tutta la vita. È soltanto un tratto del viaggio e ciò che resta è sempre e solo il tuo sogno da inseguire.

A te, figlia mia, auguro di averne sempre uno o più di uno.
Io sarò lì a ricordarti di non smettere mai di crederci❤️

Avv. Romina Centrone
Anche di questo, tratta il mio libro “Giustizia Emotiva”

UNA SERATA ALL’OPERA DI PARIGI ✨Anche la vita, in fondo, è un grande teatro.Entriamo in scena senza aver letto fino in f...
17/08/2026

UNA SERATA ALL’OPERA DI PARIGI ✨

Anche la vita, in fondo, è un grande teatro.

Entriamo in scena senza aver letto fino in fondo il copione.

C’è chi interpreta il proprio ruolo con coraggio, chi con leggerezza. Chi improvvisa. Chi sbaglia una battuta e riesce a ricominciare. Chi, invece, dimentica che sul palcoscenico non è solo e che ogni gesto, inevitabilmente, tocca la vita di qualcun altro.

Siamo figli, genitori, compagni, professionisti.
Siamo protagonisti di alcune storie e semplici comparse in altre.

E non sempre la trama prende la direzione che avevamo immaginato.

Ci sono amori che sembravano destinati all’ultimo atto e finiscono troppo presto. Famiglie che cambiano forma. Promesse che non vengono mantenute. Diritti che qualcuno dimentica di rispettare. Patrimoni costruiti insieme che diventano terreno di conflitto. Ferite che nessun applauso riesce a coprire.

È spesso proprio lì che entra in scena la Giustizia.

Non per riscrivere ciò che è accaduto.
Non può farlo.

Ma per ristabilire un equilibrio, riconoscere un diritto, tracciare un confine dove tutto sembra essersi confuso. Può, qualche volta, restituire dignità a chi pensava di averla perduta.

E forse è anche per questo che essere avvocato significa occuparsi di qualcosa di molto più profondo delle norme: significa entrare, con discrezione, nelle storie degli altri proprio quando la trama si complica.

Nel teatro aspettiamo che si apra il sipario sull’ultimo atto.

Nella vita facciamo qualcosa di ancora più difficile: continuiamo a sperare che, dopo il dolore, possa esserci un finale diverso.

Non necessariamente quello che avevamo immaginato.

Magari uno nuovo.
Più consapevole. Più giusto. Più nostro.

Perché il lieto fine, a volte, non è tornare a ciò che eravamo.
È riuscire finalmente a diventare ciò che siamo e che magari non avevamo nemmeno immaginato di poter diventare.

Ed è proprio da questa idea, da una Giustizia capace di incontrare la persona prima ancora del processo, che nasce il mio libro, “Giustizia Emotiva”.

Perché dietro ogni persona, quasi sempre, c’è ancora un finale tutto da scrivere.

Avv. Romina Centrone

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Bitonto
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