Studio legale Avv. Luigi Di Biase

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“Le cose evidenti non hanno bisogno di alcuna prova.” , volge al termine un altra giornata infinita
01/04/2025

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🎁🎄⚖️lo Studio legale vi augura Buona Feste 💫💫🥂
25/12/2024

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✅🚗Nuovo codice della strada ⚖️
14/12/2024

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15/11/2024

Corte Costituzionale: il giudice dell’udienza predibattimentale è incompatibile a celebrare il giudizio dibattimentale.
La Corte costituzionale (sentenza n. 179) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 34, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che è incompatibile a celebrare il giudizio dibattimentale di primo grado il giudice dell’udienza di comparizione predibattimentale, introdotta recentemente nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica dall’art. 32 del d.lgs. n. 150 del 2022, sul modello dell’udienza preliminare.
Il Tribunale di Siena ha sollevato la questione di costituzionalità nell’ambito di un procedimento penale nel quale lo stesso giudice, che aveva tenuto l’udienza di comparizione predibattimentale, si trovava ad essere anche investito del giudizio dibattimentale.
Il predetto Tribunale ha rilevato che la censurata norma processuale (art. 554-ter, comma 3, cod. proc. pen.) si limitava a porre la regola secondo cui il giudice del dibattimento sarebbe dovuto essere «diverso» rispetto al giudice dell’udienza di comparizione predibattimentale; ma non prevedeva l’incompatibilità di cui all’art. 34 cod. proc. pen.
La Corte costituzionale ha ritenuto fondata la censura sotto il profilo della dedotta violazione degli artt. 24, secondo comma, e 111, secondo comma Cost., affermando che la mancata previsione, in tal caso, di una vera e propria incompatibilità viola i principi costituzionali di terzietà e imparzialità del giudice, quali presupposti dell’effettività della tutela giurisdizionale.
La Corte ha, infatti, sottolineato che nelle ipotesi di incompatibilità previste dall’art. 34 cod. proc. pen., l’imparzialità del giudice è compromessa ex sé, in generale e in astratto, diversamente da quanto si verifica nei casi di possibile astensione del giudice per gravi ragioni di convenienza, di cui all’art. 36 cod. proc. pen.; disposizione questa che, invece, si riferisce a situazioni, in cui la terzietà e l’imparzialità del giudice risultano compromesse in concreto, caso per caso.
La sola prescrizione della diversità del giudice del dibattimento rispetto a quello predibattimentale non è sufficiente ad assicurare la piena garanzia del giusto processo, trattandosi in una fattispecie in cui il pregiudizio all’imparzialità e terzietà del giudice del dibattimento è di gravità tale da dover essere necessariamente prevista in via generale e predeterminata come ipotesi di incompatibilità.
La Corte ha, poi, ritenuto violato anche l’art. 3 Cost., rilevando che il giudice dell’udienza preliminare e il giudice dell’udienza predibattimentale sono soggetti alla medesima regola di giudizio compendiata nel canone secondo cui «il giudice pronuncia sentenza di non luogo a procedere» quando «gli elementi acquisiti non consentono» di formulare «una ragionevole previsione di condanna».
Invece l’art. 34, comma 2, cod. proc. pen. detta una disciplina ingiustificatamente differenziata nella misura in cui prevede l’incompatibilità a partecipare al giudizio soltanto per «il giudice che ha emesso il provvedimento conclusivo dell’udienza preliminare» e non anche per il giudice dell’udienza predibattimentale.
Dall’ampliamento dei casi di incompatibilità per effetto della dichiarazione di illegittimità costituzionale è conseguita la necessità di assicurare il principio del giusto processo anche con riferimento al giudizio di impugnazione della sentenza di non luogo a procedere, sicché la Corte, in via consequenziale, ha altresì esteso la dichiarazione di illegittimità costituzionale anche a questa ulteriore ipotesi

27/05/2024

⚖ | Risarcimento danni da fauna selvatica: la Cassazione conferma la presunzione di responsabilità
🖋 La Corte Suprema di Cassazione, con l'ordinanza n. 14555 del 24 maggio 2024, ha confermato che la presunzione di responsabilità di cui all'articolo 2052 del codice civile trova applicazione anche nel caso di danni cagionati da fauna selvatica.

L'articolo 2052 c.c. stabilisce che il proprietario o il detentore di un animale è responsabile dei danni cagionati dal medesimo, salvo che provi il caso fortuito.

La Corte ha precisato che tale norma non si applica esclusivamente agli animali domestici, ma anche alle specie selvatiche protette ai sensi della Legge n. 157/1992.

Queste ultime, infatti, rientrano nel patrimonio indisponibile dello Stato e sono affidate alla Regione, quale ente competente a gestire la fauna selvatica in funzione della tutela generale dell'ambiente e dell'ecosistema.

La Corte ha rilevato che la Regione, in quanto ente gestore della fauna selvatica, è tenuta ad adottare le necessarie misure preventive per evitare o ridurre i danni che la fauna selvatica può cagionare ai fondi, alle colture e agli allevamenti.

Tuttavia, anche in presenza di tali misure preventive, la Regione può comunque essere chiamata a risarcire i danni cagionati dalla fauna selvatica, se il danneggiato dimostra che il danno è derivato da un fatto colposo della Regione stessa.

La presunzione di responsabilità di cui all'articolo 2052 c.c. opera a favore del danneggiato, il quale è esonerato dall'onere di provare la colpa della Regione.

La Regione, per liberarsi dalla responsabilità, può provare il caso fortuito, ossia un evento imprevedibile e inevitabile.

11/05/2024

⚖ | Il principio della buona fede oggettiva nei contratti (Corte Suprema di Cassazione - Sezione Seconda Civile - Ordinanza n. 12842 del 10 maggio 2024)

🖋 Il principio della buona fede oggettiva rappresenta un elemento fondamentale nell'ambito dei contratti. Esso impone alle parti di comportarsi con lealtà e correttezza in ogni fase del rapporto contrattuale, dalla sua formazione all'esecuzione, all'interpretazione e, infine, alla sua estinzione.

✳ La buona fede oggettiva nell'esecuzione del contratto

In particolare, nell'esecuzione del contratto, la buona fede impone alle parti di:

▪️Agire con diligenza e professionalità: ciascuna parte deve adempiere le proprie obbligazioni in modo scrupoloso e attento, utilizzando la diligenza media richiesta dalla natura del contratto e dalle specifiche circostanze.
▪️Cooperare con l'altra parte: le parti devono collaborare attivamente per il buon andamento del contratto, fornendosi reciprocamente tutte le informazioni e l'assistenza necessarie.
▪️Evitare comportamenti dannosi o pregiudizievoli: le parti devono astenersi da qualsiasi comportamento che possa arrecare danno o pregiudizio all'altra parte.

✳ La buona fede oggettiva nella risoluzione del contratto

Il principio della buona fede oggettiva assume particolare rilevanza nella valutazione della risoluzione del contratto per inadempimento. La gravità dell'inadempimento, ai fini della risoluzione, non deve essere commisurata esclusivamente all'entità del danno subito dalla parte non adempiente, ma deve essere valutata anche alla luce del comportamento complessivo della parte inadempiente.

👉 In altre parole, se la parte inadempiente ha agito con slealtà o mala fede, anche un inadempimento di modesta entità potrebbe giustificare la risoluzione del contratto. Al contrario, se la parte inadempiente ha agito in buona fede, pur commettendo un inadempimento, la risoluzione potrebbe non essere ammissibile, soprattutto se la parte non adempiente è disposta a sanare l'inadempimento e a ripristinare il corretto equilibrio del rapporto contrattuale.

✳ Esempio:

Tizio e Caio stipulano un contratto di appalto per la costruzione di una casa. Tizio, appaltatore, consegna la casa con alcuni difetti non gravi, che però Caio ritiene molto fastidiosi. Caio vorrebbe risolvere il contratto, ma il giudice potrebbe ritenere che la risoluzione non sia giustificata, in quanto i difetti sono di modesta entità e Tizio si è dimostrato disponibile a ripararli.

🔹️ Il principio della buona fede oggettiva permea l'intero rapporto contrattuale, imponendo alle parti un comportamento leale e corretto in ogni fase del rapporto. La valutazione della gravità dell'inadempimento, ai fini della risoluzione del contratto, deve tenere conto anche del comportamento complessivo della parte inadempiente e della sua disponibilità a sanare

10/04/2024

⚖️ | Danno morale da inadempimento contrattuale con reato

🖊 La Corte di Cassazione stabilisce che l'inadempimento contrattuale può causare un danno morale, soprattutto se associato a un reato.
La novità della sentenza risiede nel fatto che essa riconosce il diritto al risarcimento del danno morale anche in caso di reato. In altre parole, se l'inadempimento contrattuale è commesso con dolo o colpa grave, e configura un reato, la parte lesa ha diritto non solo al risarcimento del danno patrimoniale subito, ma anche al risarcimento del danno morale.

🔎 Corte Suprema di Cassazione - Sezione Sesta Penale - Sentenza n. 14028 del 5 aprile 2024

Come difendersi dalle recensioni false e diffamatorie online 🔴🔴Come segnalare una recensione falsa e quando questa è dif...
27/03/2024

Come difendersi dalle recensioni false e diffamatorie online
🔴🔴Come segnalare una recensione falsa e quando questa è diffamazione?
Il fenomeno delle recensioni ...🔴🔴

Come segnalare una recensione falsa e quando questa è diffamazione?

19/03/2024

💙 | Auguri a tutti i papà avvocati!
💼In occasione della Festa del Papà, un pensiero speciale va a tutti gli avvocati che, oltre a essere professionisti tenaci e competenti, sono anche (o comunque lavorano s**o per esserlo) papà amorevoli e presenti.

👞Ogni giorno, conciliano il loro impegno lavorativo con la vita familiare, con dedizione e sacrificio: cosa non semplice viste le condizioni in cui spesso ci si ritrova a operare.

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