29/03/2026
Molti sostengono che, sebbene il Regime sia nato per semplificare la vita alle piccole Partite , abbia finito per generare una serie di "effetti collaterali" che frenano lo sviluppo economico.
Non solo perché le persone non sono incentivate a crescere o a strutturarsi. Ecco i principali motivi:
1. La "Trappola della Soglia" (Glass Ceiling)
Il limite dei 85.000€ (aggiornato alle ultime riforme) crea un fortissimo disincentivo psicologico e finanziario.
Il paradosso del fatturato: Chi si avvicina alla soglia spesso smette di accettare nuovi lavori o rimanda le fatturazioni all'anno successivo.
Il salto nel vuoto: Passare dal 15% (o 5%) del forfettario al regime ordinario (IRPEF a scaglioni, IVA, contabilità semplificata) significa spesso guadagnare di meno netti pur fatturando di più. Questo fenomeno è noto come "povertà da successo".
2. Disincentivo agli investimenti
Poiché nel forfettario le spese non sono deducibili (i costi sono calcolati a tavolino con un coefficiente di redditività), il professionista non ha alcun vantaggio fiscale nel:
Acquistare nuovi software o macchinari.
Investire in formazione costosa.
Affittare un ufficio migliore o assumere collaboratori.
Questo porta a una stagnazione tecnologica e professionale: si preferisce restare "piccoli e semplici" piuttosto che "grandi e innovativi".
3. Distorsione del mercato e concorrenza sleale
Il regime crea una disparità evidente tra:
Freelance in forfettario: Può offrire prezzi più bassi perché non applica l'IVA (un risparmio immediato del 22% per il cliente finale privato).
Piccola impresa/Società: Deve applicare l'IVA e ha costi di gestione burocratica molto più alti.
Questo "dumping fiscale" impedisce alle piccole imprese strutturate di competere, favorendo un'economia basata su singoli individui piuttosto che su realtà che creano posti di lavoro.
Un confronto rapido
Quella che doveva essere una rampa di lancio è diventata per molti una "gabbia dorata". Il rischio è di avere un'economia di "nanismo imprenditoriale", dove nessuno vuole superare la soglia per non perdere i privilegi fiscali, limitando così il PIL e l'innovazione. Il calcolo simulato della la differenza di "guadagno netto reale" tra un fatturato di 80.000€ in forfettario e uno di 90.000€ in ordinario è questa e rende evidente "salto nel vuoto".
Per rendere il confronto equo, ipotizziamo un consulente professionista con un coefficiente di redditività del 67% (nel forfettario) e spese reali di gestione pari a 10.000 € (nel regime ordinario).
Il Paradosso della Crescita: 80000 contro 90000.
Nella tabella vediamo cosa succede quando un professionista decide di fatturare 10.000 € in più, superando la soglia degli 85.000 €.
Analisi del "Buco"
Come puoi notare, fatturando 10.000 € in più, il professionista si ritrova con circa 20.000 € in meno netti a disposizione. Questo accade per tre motivi principali:
L'effetto scaglioni: Nell'ordinario, la quota di reddito sopra i 50.000 € viene tassata al 43%, contro il 15% (o 5%) del forfettario.
I contributi: Nel forfettario i contributi si pagano solo su una percentuale del fatturato, nell'ordinario su tutto l'utile reale.
L'IVA: Chi è in ordinario deve aggiungere l'IVA in fattura. Se il cliente è un privato, il professionista risulta improvvisamente il 22% più caro rispetto a prima, o deve assorbire quel costo riducendo il proprio margine.
Perché questo deprime l'economia?
Nanismo Imprenditoriale: Come dimostra il calcolo, un freelance non ha alcun interesse economico a passare da 80.000 € a 110.000 € di fatturato. Per pareggiare il netto del forfettario, dovrebbe saltare direttamente a circa 130.000-140.000 €, un salto difficilissimo da fare in un solo anno senza investimenti (che però non sono deducibili nel forfettario).
Evasione e "Nero": La soglia degli 85.000 € diventa un muro che spinge alcuni a non fatturare le ultime prestazioni dell'anno o a sottodichiarare per non perdere il regime di vantaggio.
Mancanza di Struttura: Poiché assumere un dipendente o affittare un ufficio non riduce le tasse nel forfettario, il professionista resta "atomizzato", impedendo la creazione di piccole società o studi associati che darebbero più stabilità al mercato del lavoro.
In pratica, abbiamo creato un sistema che premia chi resta piccolo e punisce chi prova a diventare un'impresa. Esploriamo come cambierebbe questo scenario se considerassimo anche il recupero dell'IVA sugli acquisti, che è l'unico vero "bonus" del regime ordinario?
Il recupero dell'IVA è l'unico vero "polmone" del regime ordinario, ma è un’arma a doppio taglio che dipende moltissimo dal tipo di clienti che hai (aziende o privati).
Nel Regime Forfettario, l'IVA che paghi sugli acquisti (il computer, l'affitto, la cancelleria) è un costo puro: se compri un PC da 1.000 € + IVA (1.220 €), spendi 1.220 € e non recuperi nulla.
Nel Regime Ordinario, quell'IVA (i 220 €) ti viene restituita (o meglio, compensata con l'IVA che incassi), quindi il PC ti costa "davvero" solo 1.000 €.
Ecco come cambia il calcolo di prima inserendo questa variabile.
Confronto 80k (Forfettario) vs 90k (Ordinario) con IVA
Ipotizziamo sempre 10.000 € di spese vive (imponibile) necessarie per lavorare.
Perché il recupero IVA non basta a "salvare" l'ordinario?
Nonostante tu recuperi 2.200 € di IVA sulle spese, il "salasso" dell'IRPEF e dei contributi INPS (che in ordinario si calcolano sull'utile reale e non su quello abbattuto forfettariamente) mangia tutto il vantaggio.
Tuttavia, il recupero dell'IVA introduce due dinamiche economiche opposte:
1. Il disincentivo verso i consumatori finali (B2C)
Se i tuoi clienti sono privati (famiglie, persone fisiche), passare all'ordinario è un suicidio commerciale. Per mantenere lo stesso netto, dovresti aumentare i prezzi del 22%. Il cliente vedrebbe il tuo servizio passare da 100 € a 122 €. Molti smetterebbero di comprare da te, deprimendo la tua attività.
2. L'unico stimolo alla crescita: I grandi investimenti.
L'unico caso in cui l'ordinario inizia a "remare a favore" è quando decidi di fare grandi investimenti strutturali:
Se devi comprare un macchinario da 100.000 €, in ordinario recuperi 22.000 € di IVA e scarichi l'intero costo (ammortamento) dalle tasse.
In forfettario, pagheresti 122.000 € e non potresti scaricare un centesimo.
Questo deprime la tua e l’economia. Il regime forfettario crea una barriera all'investimento.
Poiché non puoi recuperare l'IVA né dedurre i costi, il sistema ti sta sussurrando: "Non comprare strumenti nuovi, non assumere, non affittare uffici grandi. Resta nel tuo guscio, fattura poco sotto la soglia e goditi la tassazione bassa".
Questo trasforma migliaia di potenziali imprenditori in "eterni freelance" che non creano indotto, non generano IVA per lo Stato e non scalano il proprio business. È un'economia di sussistenza, non di espansione.
In altri paesi, il regime semplificato è spesso solo temporaneo (ad esempio per i primi 3 anni), proprio per evitare che diventi una "palude" che blocca la crescita.