09/06/2026
Di fronte al nuovo Pacchetto per la Sovranità Tecnologica dell’UE, emerge con forza un messaggio che riguarda da vicino imprese, professionisti e cittadinil’Europa ha deciso di non limitarsi più a “gestire” la trasformazione digitale, ma di governarla, costruendo capacità autonome nei settori più strategici — semiconduttori, cloud, intelligenza artificiale, infrastrutture critiche, open source.
Di fronte al nuovo Pacchetto per la Sovranità Tecnologica dell’UE, emerge con forza un messaggio che riguarda da vicino imprese, professionisti e cittadinil’Europa ha deciso di non limitarsi più a “gestire” la trasformazione digitale, ma di governarla, costruendo capacità autonome nei settori più strategici — semiconduttori, cloud, intelligenza artificiale, infrastrutture critiche, open source.
È un cambio di paradigma che nasce da un dato ormai incontestabile: oltre l’80% dei prodotti e delle infrastrutture digitali europee dipende da fornitori extra UE.
Una vulnerabilità che non è più solo economica, ma geopolitica, come dimostrano le recenti tensioni internazionali e gli episodi di interruzione di servizi essenziali.
La Commissione risponde con un pacchetto articolato che combina nuove norme, investimenti e strategie industriali, con l’obiettivo di rafforzare la capacità europea di progettare, produrre e controllare tecnologie critiche.
Il cuore dell’iniziativa è rappresentato dal Chips Act 2.0 e dal Cloud and AI Development Act, che puntano a creare un ecosistema europeo dei semiconduttori e a triplicare la capacità dei data center nei prossimi anni, garantendo criteri comuni di sicurezza e autonomia per i servizi cloud e AI.
Accanto a questi interventi, l’UE introduce una Open Source Strategy senza precedenti, riconoscendo che il software libero non è solo un’opzione tecnica, ma un’infrastruttura strategica per ridurre dipendenze, aumentare trasparenza e rafforzare la resilienza del mercato digitale.
Il tema della sovranità tecnologica, però, non si esaurisce nella dimensione interna. Le analisi più recenti mostrano come l’UE stia cercando di tradurre questo approccio anche nella propria politica digitale internazionale, promuovendo “trusted connectivity”, diversificazione delle catene di fornitura e cooperazione con partner globali.
Una strategia che richiede equilibrio: proteggere l’autonomia europea senza scivolare in forme di chiusura o protezionismo che rischierebbero di indebolire la competitività.
Per le imprese italiane ed europee, tutto questo significa confrontarsi con un quadro normativo e industriale in rapida evoluzione, che influenzerà scelte tecnologiche, investimenti, contratti e responsabilità.
Significa anche cogliere nuove opportunità: accesso a infrastrutture più sicure, incentivi per l’adozione dell’AI, ecosistemi open source più maturi, strumenti per ridurre il rischio di vendor lock in.
La domanda che ogni organizzazione dovrebbe porsi oggi è semplice ma cruciale come si inserisce la nostra strategia digitale in questo nuovo scenario europeo?
Comprendere il contenuto del pacchetto, le sue implicazioni giuridiche e operative, e le ricadute sui rapporti contrattuali con fornitori tecnologici sarà fondamentale per non subire il cambiamento, ma guidarlo.
Se desideri approfondire gli aspetti legali, regolatori o strategici legati alla sovranità tecnologica europea e al suo impatto sulla tua realtà, lo Studio Legale Scafuro è a disposizione per analizzare insieme rischi, opportunità e percorsi di adeguamento.