Studio Legale Avv. Giuseppe Cafagna

Studio Legale Avv. Giuseppe Cafagna LO STUDIO LEGALE DELL'AVV. GIUSEPPE CAFAGNA SI OCCUPA PRINCIPALMENTE DI DIRITTO CIVILE, DIRITTO PENALE, DIRITTO AMMINISTRATIVO E DIRITTO SPORTIVO.

La     ha abolito l'articolo della legge sulle   che impediva ai   di    .Cade un tabù che era veramente anacronistico.D...
22/03/2025

La ha abolito l'articolo della legge sulle che impediva ai di .

Cade un tabù che era veramente anacronistico.

D'ora in poi in Italia anche i single potranno adottare bambini dall'estero. Lo ha deciso la Corte costituzionale che con la sentenza numero 33, depositata oggi, ha dichiarato incostituzionale l’articolo 29-bis, comma 1, della legge numero 184 del 1983, nella parte in cui non include le persone singole fra coloro che possono adottare un minore straniero residente all’estero.

Significa che da adesso anche i single e le single potranno accedere alle procedure che permettono di adottare i minori stranieri e che - una volta conseguita l'idoneità ad adottare - potranno fare richiesta di adozione all'estero (come finora era concesso solo alle coppie sposate da almeno tre anni).

Sarà poi il Paese estero a valutare se esiste un bambino compatibile per l'adozione da parte di quell'aspirante genitore, anche in questo caso come avviene per le coppie di aspiranti genitori sposati.

Non tutti i Paesi stranieri permettono l'adozione ai single, ma in Italia ci sono già stati casi di adozione da parte di single fatte all'estero (in Paesi come l'Ucraina, gli Stati Uniti o il Regno Unito) e poi solo in un secondo momento riconosciute in Italia. Grazie alla sentenza della Corte costituzionale, adesso i single potranno richiedere l'adozione di bimbi stranieri dall'Italia, così come avviene già per le coppie sposate.

La sentenza della Consulta riguarda il caso di una donna di Firenze non sposata, che nel febbraio 2019 aveva presentato al Tribunale per i minorenni di Firenze la dichiarazione di disponibilità ad adottare un minore straniero e aveva chiesto l’emissione del decreto di idoneità ad adottare. Un anno dopo il Tribunale per i minorenni di Firenze aveva rilevato che la sua richiesta violava l’art. 29-bis della legge n. 184 del 1983, nella parte in cui non prevede che la persona non coniugata residente in Italia possa presentare domanda per la dichiarazione di idoneità all’adozione internazionale. E aveva chiesto alla Corte costituzionale di valutare se tale esclusione fosse incostituzionale. Ora la Corte ha concluso che il divieto di adozione internazionale per i single viola i loro diritti fondamentali.

Secondo i giudici, il divieto «non è più funzionale all’esigenza di assicurare al minore le più ampie tutele giuridiche associate allo status filiationis» visto che «a seguito della riforma della filiazione introdotta nel 2012-2013» che ha abolito la distinzione tra figli legittimi (nati all'interno del matrimonio) e figli naturali (tutti gli altri), c'è un «unico status filiationis», ovvero non ci sono più differenze tra i figli delle coppie sposate e tutti gli altri bambini. La Corte rivela inoltre che «l’aprioristica esclusione delle persone singole dalla genitorialità adottiva non è un mezzo idoneo a garantire al minore un ambiente stabile e armonioso» dato che «lo stesso legislatore ha riconosciuto che la persona singola è, in astratto, idonea ad assicurare un ambiente stabile e armonioso al minore, finanche in contesti non privi di criticità o rispetto a minori che richiedono un particolare impegno».

La Presidenza del Consiglio, tramite l'Avvocatura dello Stato, si era opposta alla richiesta di aprire l'adozione internazionale anche ai single, sottolineando anche che così potranno accedere all’adozione internazionale, ma non a quella interna (cioè di bambini italiani). La Corte costituzionale non ha giudicato giustificata l'opposizione del governo.

Ora la sentenza costituisce un precedente importante ed è probabile che venga usata per chiedere l'apertura ai single anche dell'adozione nazionale. Al momento rimangono escluse dall'adozione legittimante internazionale (quella di un bambino senza genitori) solo le coppie dello stesso sesso.

Che questo Santo Natale e che il Nuovo Anno possano portare a tutti voi Serenità, Felicità e nuove Opportunità Lavorativ...
24/12/2024

Che questo Santo Natale e che il Nuovo Anno possano portare a tutti voi Serenità, Felicità e nuove Opportunità Lavorative.
Auguro a tutti voi vera Pace e smisurata Gioia 🎄🎁🧑🏻‍🎄❄️☃️

Per chi vuole capire i motivi, di natura esclusivamente processuale, in tema di inutilizzabilità del narrato testimonial...
16/02/2023

Per chi vuole capire i motivi, di natura esclusivamente processuale, in tema di inutilizzabilità del narrato testimoniale nei confronti di colui per il quale sussistono già a monte indizi di reità per corruzione, e conseguente illegittima assunzione da parte sua dello status di testimone/pubblico ufficiale, sottesi alla assoluzione di Silvio Berlusconi.
Per far capire ai non giuristi una motivazione tecnicamente complessa, il Tribunale di Milano ha ritenuto illegittima la assunzione della qualità di testimone in capo a persona per la quale già sussistevano, dagli elementi raccolti dalla pubblica accusa, indizi del reato di corruzione.
La conseguenza indiretta di questa errata qualificazione soggettiva del dichiarante - che , al momento in cui veniva sentito dal PM, non poteva essere qualificato come testimone (e, quindi, pubblico ufficiale) - ha inevitabili conseguenze logico-giuridiche sulla inipotizzabilità del contestato delitto di corruzione in atti giudiziari anche in capo al presunto corruttore Silvio Berlusconi, perché mancherebbe la qualità di pubblico ufficiale in capo al dichiarante asseritamente falso, condizione essenziale per configurare il delitto di corruzione in atti giudiziari pur nel caso di prova, sul punto pacifica, della dazione di danaro.
La giurisprudenza della Cassazione penale non è stata sempre sufficientemente chiara sulla individuazione degli elementi idonei all’iscrizione doverosa della notitia criminis da parte del PM, e più a monte, sulla stessa possibilità di sindacato, ad opera del giudice, sulla ritardata iscrizione, da parte del PM, del soggetto sentito nella veste impropria di testimone “puro” invece che in quella di indagato di reato connesso . Sul punto occorre dire che la riforma Cartabia pare abbia fatto chiarezza.
La decisione è, a parer mio condivisibile, per cui non credo sarà impugnata dal PM, e comunque non credo sarà riformata dai magistrati della Corte di Appello di Milano.

Addebito. Irrilevante la posteriorità temporale delle violenze rispetto al manifestarsi della crisi coniugale - Cass. Ci...
31/10/2022

Addebito. Irrilevante la posteriorità temporale delle violenze rispetto al manifestarsi della crisi coniugale - Cass. Civ., Sez. I, ord. 24 ottobre 2022 n. 31351

L’accertamento delle reiterate violenze fisiche e morali esonera il giudice del merito dal dovere di procedere alla comparazione, ai fini dell'adozione delle relative pronunce, col comportamento del coniuge che sia vittima delle violenze, trattandosi di atti che, in ragione della loro estrema gravità, sono comparabili solo con comportamenti omogenei.
Le violenze fisiche costituiscono violazioni talmente gravi ed inaccettabili dei doveri nascenti dal matrimonio da fondare, di per sé sole - quand'anche concretantisi in un unico episodio di percosse -, non solo la pronuncia di separazione personale, in quanto cause determinanti l'intollerabilità della convivenza, ma anche la dichiarazione della sua addebitabilità all'autore, e da esonerare il giudice del merito dal dovere di comparare con esse, ai fini dell'adozione delle relative pronunce, il comportamento del coniuge che sia vittima delle violenze, restando altresì irrilevante la posteriorità temporale delle violenze rispetto al manifestarsi della crisi coniugale.
La Corte d'appello aveva respinto la richiesta di addebito argomentando la mancanza della prova certa di comportamenti di violenza reiterata posti in essere dal nei confronti della moglie.

Cassa con rinvio Corte d’Appello di Catania. (VC)


Separazione personale dei coniugi – Addebito - Violenza fisica - Sufficienza - Esonero dal dovere di comparazione con le condotte del coniuge che ha subito violenza - Rif. Leg. art. 151, comma 2, e 2727 cod. civ.

Violazione degli obblighi di assistenza familiare e prova dell'incapacità economica dell’obbligato - Cass. Pen., Sez. VI...
31/10/2022

Violazione degli obblighi di assistenza familiare e prova dell'incapacità economica dell’obbligato - Cass. Pen., Sez. VI, Sent., 26 ottobre 2022, n. 40553

L'incapacità economica dell'obbligato, intesa come impossibilità di far fronte agli adempimenti sanzionati dell’art. 570 c.p., deve essere assoluta e deve altresì integrare una situazione di persistente, oggettiva ed incolpevole indisponibilità di introiti. Inoltre, incombe sull'interessato l'onere di allegare gli elementi dai quali possa desumersi l'impossibilità di adempiere alla relativa obbligazione, di talchè la sua responsabilità non può essere esclusa in base alla mera documentazione formale dello stato di disoccupazione; del tutto inidonea, poi, deve ritenersi a tal fine la dimostrazione di una mera flessione degli introiti economici o la generica allegazione di difficoltà.

Diritto penale della famiglia - Violazione degli obblighi di assistenza familiare; Rif. Leg. Art. 570 c.p.

𝗦𝗼𝘀𝗽𝗲𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗳𝗲𝗿𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗮 𝗼𝗴𝗴𝗶 𝟭 𝗮𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗮𝗹 𝟯𝟭 𝗮𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟮 ⛵️⛱⛺️👨‍⚖️🎓⚖️
01/08/2022

𝗦𝗼𝘀𝗽𝗲𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗳𝗲𝗿𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗮 𝗼𝗴𝗴𝗶 𝟭 𝗮𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗮𝗹 𝟯𝟭 𝗮𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟮 ⛵️⛱⛺️👨‍⚖️🎓⚖️

“La paura è umana, ma combattetela con il coraggio”.“Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e mister...
19/07/2022

“La paura è umana, ma combattetela con il coraggio”.
“Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”.
“È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”.
"Siamo dei cadaveri che camminano".
Usa queste parole il Giudice Paolo nell'intervista rilasciata per commentare l'omicidio del Giudice Amico e Collega Giovanni barbaramente ucciso nella strage di Capaci.
Il giudice siciliano, membro del pool antimafia, venne assassinato in via D’Amelio a Palermo il 19 luglio 1992, insieme a cinque agenti della scorta. Sono passati 30 anni tra processi, depistaggi, inchieste che non hanno fatto piena luce su tutti i livelli di coinvolgimento nella strage. Insieme all’amico e collega Giovanni Falcone, anch’egli ucciso da Cosa Nostra pochi mesi prima, è considerato una delle figure di spicco della guerra alla criminalità organizzata in Sicilia ed in tutta Italia.

" Giudice ideale:Ci conoscemmo per caso, lui uditore io appena avvocato.Andò in Basilicata al suo primo incarico.Tornò a...
03/07/2022

" Giudice ideale:
Ci conoscemmo per caso, lui uditore io appena avvocato.
Andò in Basilicata al suo primo incarico.
Tornò a Roma dopo svariati anni.
Viene in tribunale in bicicletta e va via sempre all’imbrunire.
Non è mai apparso sul giornale.
Non si intrattiene mai con gli avvocati ma in aula li ascolta con attenzione.
Non frequenta circoli, stadi e cene eleganti.
Ogni processo lo approfondisce e non trascura mai alcuna possibilità, le decisioni sono per lui un tormento.
Rispecchia l’Elogio che ne fece un grande:
“Il buon Giudice mette lo stesso scrupolo nel giudicar tutte le cause, anche le più umili; egli sa che non esistono grandi cause e piccole cause, perché l’ingiustizia non è come quei veleni di cui certa medicina afferma che presi in grandi dosi uccidono, ma presi in dosi piccole risanano. La ingiustizia avvelena anche in dosi omeopatiche”. "

Referendum 12 giugno 2022: ecco spiegato in breve su cosa si vota scegliendo il sì o il noDomenica 12 giugno, dalle 7 al...
06/06/2022

Referendum 12 giugno 2022: ecco spiegato in breve su cosa si vota scegliendo il sì o il no

Domenica 12 giugno, dalle 7 alle 23, gli italiani sono chiamati alle urne per cinque quesiti referendari che riguardano il tema della giustizia: si va dalla legge Severino alle misure cautelari, dalla separazione delle carriere alla valutazione sui magistrati e alle elezioni per il Csm.
I cinque referendum popolari abrogativi chiedono di abrogare, cioè di eliminare, alcune leggi. I quesiti riguardano il tema della giustizia: si va dalla legge Severino alle misure cautelari, dalla separazione delle carriere alla valutazione sui magistrati e alle elezioni per il Csm.
In estrema sintesi, deve votare “sì” chi è d’accordo a cambiare l’attuale legge e deve votare “no” chi invece vuole mantenere le cose così come sono ora. Ogni quesito, per essere valido, deve raggiungere il quorum: vuol dire che deve votare la metà più uno degli aventi diritto (50%+1).

Per il referendum numero 1 si vota sulla scheda di colore rosso. Riguarda l’abrogazione del Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi.
Il quesito, in pratica, chiede se si è d’accordo o meno alla cancellazione della Legge Severino (decreto legislativo 235 del 2012): in automatico esclude dalle elezioni e dagli incarichi in politica le persone condannate. In Italia, in caso di condanna definitiva per alcuni reati, è ora prevista l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza automatica per parlamentari, rappresentanti di governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali (in alcuni casi per questi ultimi si prevede la decadenza o la sospensione anche con sentenza non definitiva).
Se vince il “sì”, il decreto vene abrogato e cade l’automatismo: vuol dire che in caso di condanna spetterà al giudice decidere di volta in volta se applicare o meno anche l’interdizione dai pubblici uffici. Se vince il “no”, rimane l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza automatica per i politici condannati.
Chi sostiene il “sì” ritiene che vada eliminato l’automatismo per i casi di incandidabilità e ineleggibilità e che, come succedeva prima della Legge Severino, spetti al giudice decidere se applicare o meno la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici. Inoltre, i promotori di questo referendum ritengono incostituzionale che la sospensione degli amministratori locali avvenga già in caso di condanna con sentenza non definitiva.
Chi sostiene il “no”, invece, ritiene che la Legge Severino debba essere sì modificata - soprattutto nella parte in cui è prevista la sospensione in automatico in caso di sentenza non definitiva - ma non abrogata del tutto. Ritengono, infatti, che la parte in cui è prevista l’incandidabilità e l’ineleggibilità per i reati di mafia, terrorismo e reati contro la pubblica amministrazione debba essere mantenuta.

Per il referendum numero 2 si vota sulla scheda di colore arancione. Il tema è la limitazione delle misure cautelari: riguarda l’abrogazione dell'ultimo inciso dell'art. 274, comma 1, lettera c), codice di procedura penale, in materia di misure cautelari e, segnatamente, di esigenze cautelari, nel processo penale.
Il quesito, in pratica, chiede se si è d’accordo o meno - quando non si tratti di reati gravi - all’eliminazione della norma sulla “reiterazione dello stesso reato” dall’insieme delle motivazioni per cui i giudici, durante le indagini e quindi prima del processo, possono decidere la custodia cautelare in carcere o i domiciliari per una persona. Oggi il gip, se ci sono gravi indizi di colpevolezza, può decidere le misure cautelari in tre casi e cioè se c'è pericolo di fuga, di alterazione di prove o di ripetizione del reato.
Se vince il “sì”, in alcuni casi e per reati considerati meno gravi, il pericolo della reiterazione del reato viene eliminato dai motivi per cui può essere richiesta una misura cautelare. L’arresto preventivo rimarrebbe – oltre che per i casi di pericolo di fuga e inquinamento delle prove – anche se c’è il rischio di commettere reati di particolare gravità, come quelli commessi con armi o altri mezzi violenti o di criminalità organizzata. Se vince il “no”, il pericolo della reiterazione del reato rimane tra i casi per cui è possibile chiedere una misura cautelare.
Chi sostiene il “sì” ritiene che oggi in Italia ci sia un uso eccessivo delle custodie cautelari e che mettere in carcere persone non condannate violi spesso il principio della presunzione di innocenza. I promotori del “sì” sottolineano che la reiterazione del reato è la motivazione più frequente per disporre una custodia cautelare e forniscono alcuni dati: si stima che in 30 anni siano state quasi 100mila le persone finite in carcere ingiustamente, 30mila delle quali sono state indennizzate per ingiusta detenzione (per un totale di quasi 900 milioni di euro).
Chi sostiene il “no” ritiene che con un cambiamento di questa legge diventerà molto difficile applicare misure cautelari a persone indagate per alcuni reati gravi, come stalking, corruzione, estorsioni, rapine e furti. Ritiene, inoltre, che il rischio di mettere in carcere persone innocenti rimanga perché le misure cautelari resterebbero in vigore per le altre motivazioni. Mette in guardia anche per un eventuale aumento dei rischi per la sicurezza pubblica.

Per il referendum numero 3 si vota sulla scheda di colore giallo. Riguarda la separazione delle funzioni dei magistrati e, in particolare, l’abrogazione delle norme in materia di ordinamento giudiziario che consentono il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa nella carriera dei magistrati.
Il quesito, in pratica, chiede se si è d’accordo o meno nell’introdurre nel sistema giudiziario italiano la separazione delle carriere. Al momento i magistrati possono passare fino a quattro volte dal ruolo di pubblici ministeri (che sono delle figure che svolgono la parte dell’accusa e coordinano le indagini svolte dalle forze dell’ordine) al ruolo di giudici (le figure che emettono le sentenze sulla base delle prove raccolte e del contradditorio tra l’accusa e la difesa).
Se vince il “sì”, viene introdotta la separazione delle carriere e i magistrati dovranno scegliere all’inizio del loro percorso lavorativo se assumere nel processo il ruolo di giudice (funzione giudicante) o quello di pubblico ministero (funzione requirente): poi dovranno mantenere quel ruolo per tutta la loro vita professionale. L’unica possibilità di cambio rimarrebbe per i giudici, che potrebbero passare dai tribunali penali a quelli civili. Se vince il “no”, i magistrati potranno continuare a cambiare ruolo nel corso della loro carriera.
Chi sostiene il “sì” ritiene che separare le carriere possa essere garanzia di una maggiore imparzialità dei giudici: i promotori del “sì”, infatti, ritengono che i magistrati per tutta la loro vita professionale dovrebbero solo o “accusare” o “giudicare”, mentre passare da un ruolo all’altro - ruoli che nel processo devono essere distanti - potrebbe confondere e rappresentare un rischio per il sistema democratico.
Chi sostiene il “no”, invece, ritiene che separare le carriere non sarebbe comunque una mossa efficace visto che altri aspetti - come la formazione, il concorso per accedere alla magistratura e gli organi di autogoverno dei magistrati - resterebbero in comune. Inoltre, i promotori del “no”, temono che i pm potrebbero essere sottoposti a un maggiore controllo da parte del governo e isolati, senza possibilità di ampliare il proprio bagaglio professionale svolgendo altre funzioni.

Per il referendum numero 4 si vota sulla scheda di colore grigio. Riguarda la partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari. In particolare, il tema è l’abrogazione di norme in materia di composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari e delle competenze dei membri laici che ne fanno parte.
Il quesito, in pratica, chiede se si è d’accordo o meno a permettere di partecipare alla valutazione sui magistrati - oltre che alle toghe - anche ad altre figure di esperti nella materia giuridica. Al momento, in Italia i magistrati vengono valutati ogni 4 anni dal Cms, che decide sulla base delle valutazioni fatte anche dai Consigli giudiziari: in questi organi territoriali, oltre che magistrati, ci sono anche avvocati e professori universitari di diritto ma solo i magistrati possono votare nelle valutazioni professionali dei loro colleghi.
Se vince il “sì”, viene quindi abrogato il divieto di voto dei membri laici nei Consigli giudiziari: anche altre figure diverse dalle toghe - come avvocati e professori universitari che fanno parte di questi Consigli - potranno votare riguardo all’operato, alla competenza e alla professionalità dei magistrati. Si estenderebbe anche ai rappresentanti dell’Università e dell’Avvocatura, quindi, la possibilità di esprimere valutazioni. Se vince il “no”, le cose restano come sono e le valutazioni rimangono a carico dei magistrati.
Chi sostiene il “sì” ritiene che la magistratura, con questa modifica, sarebbe meno autoreferenziale e che la valutazione dei magistrati diventerebbe più oggettiva ed equilibrata.
Chi sostiene il “no”, invece, ritiene che non sia giusto permettere a soggetti esterni di valutare i magistrati. In particolare, i sostenitori del “no” ritengono improprio permettere agli avvocati di giudicare i magistrati, dato che nei processi i pm rappresentano la loro controparte e le valutazioni potrebbero essere ostili o viziate da contrasti professionali. Inoltre, un magistrato, aggiungono, potrebbe essere in soggezione nei confronti di un avvocato durante un processo.

Per il referendum numero 5 si vota sulla scheda di colore verde. Il tema è l’abrogazione di norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura. In particolare, si chiede l’abrogazione della legge 24 marzo 1958, n. 195 (“Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura”) nella parte che prevede l’obbligo di raccogliere da 25 a 50 firme per potersi candidare come membri dell’Organo di autogoverno della magistratura.
Il quesito, in pratica, chiede se si è d’accordo o meno all’abrogazione della norma che prevede l’obbligo di raccogliere da 25 a 50 firme per potersi candidare come membri dell’Organo di autogoverno della magistratura. Oggi per il magistrato che vuole candidarsi al Csm è necessario presentare a proprio sostegno almeno 25 firme di altri magistrati. Il Csm - che, tra l’altro, ha lo scopo di mantenere la magistratura indipendente rispetto agli altri poteri dello Stato - è composto da 24 membri, eletti per un terzo dal Parlamento e per due terzi dai magistrati stessi.
Se vince il “sì” si potrà presentare la propria candidatura senza l’obbligo di trovare almeno 25 firme. Si tornerebbe, quindi, alla legge originale del 1958: prevedeva che tutti i magistrati in servizio potessero proporsi come membri del Csm presentando semplicemente la propria candidatura. Se vince il “no”, l’obbligo delle firme rimane.
Chi sostiene il “sì” ritiene che, togliendo l’obbligo delle firme, i magistrati possano sganciarsi anche dall’obbligo di trovare accordi politici dato che queste firme sono spesso frutto dell’adesione alle varie correnti interne alla magistratura: per l’elezione, poi, verrebbe considerato il merito e non l’appartenenza politica. Inoltre, sottolineano i promotori del “sì”, in questo modo si limiterebbe la spartizione delle cariche tra i diversi orientamenti politici.
Chi sostiene il “no”, invece, ritiene che eliminando le firme si elimini anche una prima - minima ma importante - scrematura alle candidature. Inoltre, i sostenitori del “no” ritengono che la modifica sarebbe poco rilevante e non eliminerebbe il potere delle correnti. C’è, poi, chi non ritiene quello delle correnti un sistema negativo ma solo un’aggregazione di persone che condividono ideali e principi comuni.

In studio - in ordine di intervento - Sergio Paparo, coordinatore OCF, Carlo Nordio, presidente del Comitato «Sì per la libertà, sì per la giustizia», Maria ...

La Pace è la speranza degli Onesti. La Mafia è la realtà della politica.Nessuna guerra è distante quando è combattuta de...
23/05/2022

La Pace è la speranza degli Onesti. La Mafia è la realtà della politica.
Nessuna guerra è distante quando è combattuta dentro le coscienze di ogni essere umano.
La Guerra è “male” ed è “inaccettabile”, e pertanto pretende e chiede Giustizia!

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono due eroi italiani, caduti nella lotta contro la mafia, con i quali tutti noi siamo in debito. A trent’anni dalla morte rappresentano un modello di interpreti della giustizia e servitori dello Stato che racchiude i valori fondamentali della Costituzione repubblicana: impegno per la difesa dello Stato di Diritto, fedeltà ai diritti fondamentali di ogni cittadino, volontà di proteggere e migliorare la qualità della vita della nostra comunità nazionale.
La loro capacità di sfidare la criminalità organizzata nasceva dalla profonda conoscenza dell’avversario, l’umiltà di non sottovalutarlo e la determinazione a non arretrare mai nella difesa delle nostre libertà.
Purtroppo si assume che a poco o a nulla serva il trascorrere del tempo se non a farne memoria.
Ebbene, mi chiedo quale memoria di quel passato abbia permesso di costruire un futuro migliore.
Mi domando se la speranza di Paolo Borsellino – secondo cui l’idea di Giustizia si muoverà grazie all’azione della nuove generazioni – abbia avuto esito di Verità.
Vedo attorno a me – viceversa – ancora tanta ignoranza di quel passato che, per alcuni, è più lontano di una terra straniera.
E se il futuro può pure essere radioso, è il passato che manifesta la sua imprevedibilità.
Dopo trenta lunghi anni da quei tragici fatti nessuna delle apparenti verità storiche o processuali mi si manifesta come tale. Né penso che la versione ufficiale, secondo cui “Cosa Nostra” sarebbe stata l’unica interessata alle stragi, possa rendere giustizia dei sanguinosi crimini.
Troppe le coincidenze e le convergenti “casualità” che hanno costellato il percorso devastante di quelle storie. Sono certo che nella meravigliosa Sicilia la casualità semplicemente non esista. La Sicilia è una immensa metafora del mondo e in essa esplodono (letteralmente) tutte le contraddizioni della Storia.
La cronaca della morte annunciata di Giovanni Falcone è la metafora assoluta del male e dei suoi infiniti strumenti di manifestazione. Si è sprecato tanto tempo per dare Verità e Giustizia di quella strage (e delle altre che ne sono seguite). Tutto questo per la semplice ragione che quella verità troppo racconterebbe di un tempo in cui il bene si era allontanato dalle coscienze.
Nell’atrio del Tribunale di Palermo sulla croce della bara di Giovanni Falcone fu deposto un biglietto da una ragazza. Vi era scritto: “La Pace è la speranza degli Onesti. La Mafia è la realtà della politica”.
Ora come allora questo pensiero si manifesta profondamente vivo.
Ascolto le notizie da un fronte che solo in apparenza è lontano, ma assai vicino nei pensieri.
Nessuna guerra è distante quando è combattuta dentro le coscienze di ogni essere umano.
L’invasione militare e lo sterminio dei civili si amplificano nell’impotenza di chi vi assiste.
Ora come allora, ancora stragi.
L’Ucraina non è una terra straniera, ma teatro di guerra della nostra stessa anima.
La Guerra è “male” ed è “inaccettabile”, e pertanto pretende e chiede Giustizia!
Non possiamo, non dobbiamo sprecare il tempo della Giustizia.
Dopo ne rimarrebbe solo dolore.

Referendum Giustizia: tutto quello che è utile sapere sul voto del 12 giugno 2022
16/05/2022

Referendum Giustizia: tutto quello che è utile sapere sul voto del 12 giugno 2022

Una guida puntuale e due pareri: Caiazza (UCPI): “Temi importanti. Da approvare”. Santalucia (ANM): “Non aiutano le riforme”

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