Avvocato Giuseppe De Luca

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Avvocato Giuseppe De Luca Penalista, co-fondatore di De Luca · Siciliani - Studio Legale e Commerciale. Assiste imputati e persone offese da reato in tutta Italia.

Ha conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza, a pieni voti, presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro nel 2020, discutendo una tesi sperimentale in diritto dell’esecuzione penale intitolata «Il divieto di concessione dei benefici penitenziari e la crisi delle presunzioni assolute di pericolosità», relatore Prof. Enzo Maria Dell’Andro. Nel 2022 ha conseguito, presso la medesima Università, la qualifica di Specialista in Professioni Legali con una tesi in diritto processuale penale dal titolo «Aspetti pratici del ricorso per cassazione penale: redazione dell’atto e motivi di inammissibilità», relatore Prof. Sergio Lorusso. Presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali ha maturato competenze specifiche in tema di reati tributari e contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di responsabilità penale degli enti ex D. Lgs. 231/2001. Ha acquisito una significativa esperienza nello studio del diritto penale e processuale penale, nella individuazione delle migliori strategie difensive e nella consulenza legale stragiudiziale. Ha preso parte a numerosi processi assistendo imputati e persone offese dal reato in tutta Italia, ed è abilitato al patrocinio a spese dello Stato. Parla fluentemente la lingua inglese.

14/10/2026

Rapina aggravata riqualificata in furto e lesioni: accolta la tesi difensiva sul movente dell’aggressione.

Il GUP del Tribunale di Bari esclude la rapina: la violenza non era finalizzata all’impossessamento dei beni.

Con sentenza del 14 settembre 2026, pronunciata all’esito di giudizio abbreviato, il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Bari ha escluso la rapina aggravata contestata a un imputato assistito dagli Avv. Giuseppe De Luca e Ramadan Tahiri.

La condotta è stata riqualificata nel delitto di furto in abitazione, in continuazione con le lesioni.

La vicenda

Secondo l’accusa, nel febbraio 2026, a Gravina in Puglia, l’imputato si era introdotto con altre persone nell’abitazione di due connazionali.
Aveva ferito uno di loro con un taglierino e, al termine dell’aggressione, si era impossessato di telefoni cellulari, documenti e altri oggetti. Gli venivano contestati la rapina aggravata dall’uso dell’arma e dall’azione in più persone riunite, le lesioni personali aggravate e il porto ingiustificato di un’arma da taglio.
L’imputato aveva ammesso la propria responsabilità per l’aggressione, che non era quindi in discussione. La questione verteva quindi sulla qualificazione giuridica del fatto.

La tesi difensiva: violenza e sottrazione sono condotte distinte

La difesa ha sostenuto che l’aggressione non era finalizzata alla sottrazione dei beni della persona offesa. Si trattava di una "spedizione punitiva" (definita in questo senso anche dal G.I.P. nell'ordinanza di custodia cautelare) legata a contrasti personali.

L’impossessamento era avvenuto solo dopo che l’azione violenta si era esaurita, e riguardava beni che non erano mai stati l’obiettivo dell’irruzione.

Mancava quindi il nesso di strumentalità tra violenza e sottrazione, che è l’elemento caratterizzante della rapina. Né si poteva parlare di rapina impropria, perché la violenza non era stata usata per assicurarsi il possesso dei beni o l’impunità.

La decisione
Il Giudice ha accolto questa impostazione. Per configurare la rapina non basta che violenza e sottrazione avvengano nello stesso contesto di tempo e di luogo. Occorre che la violenza sia diretta a conseguire l’impossessamento. Nel caso concreto, il movente dell’aggressione, le frasi rivolte alla vittima durante l’azione e l’assenza di qualsiasi richiesta di denaro o di beni hanno portato il Giudice a escludere questo legame. La sentenza richiama sul punto il recente intervento delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, che hanno valorizzato la finalità della condotta violenta ai fini della qualificazione del fatto.

Per la stessa ragione è stata esclusa anche l’aggravante del nesso teleologico (art. 61 n. 2 c.p.). Le attenuanti generiche sono state ritenute equivalenti alle aggravanti residue.

L’imputato è stato condannato alla pena di tre anni di reclusione e 1.000 euro di multa. La Procura aveva chiesto quattro anni di reclusione e 3.000 euro di multa per la rapina aggravata, reato ostativo che prevede di per sé un minimo edittale di sei anni.

Nessuna misura cautelare per i due imputati, uno dei quali da me assistito, accusati di tentata truffa aggravata ai dann...
09/10/2026

Nessuna misura cautelare per i due imputati, uno dei quali da me assistito, accusati di tentata truffa aggravata ai danni di due anziane.

Nessuna misura cautelare per i due imputati, uno dei quali assistito dall'Avv. Giuseppe De Luca, accusati di tentata truffa aggravata ai danni di due anziane.

"La richiesta cautelare era rimasta in piedi solo per Giampiero Di Lella, dirigente del servizio Tutela dell’ambiente de...
08/06/2026

"La richiesta cautelare era rimasta in piedi solo per Giampiero Di Lella, dirigente del servizio Tutela dell’ambiente della Città metropolitana (difeso da Giuseppe De Luca e Felice Indiveri), ma la gip Lucia Altamura l’ha respinta per mancanza di esigenze cautelari, perché nel frattempo è stato trasferito ad un diverso ufficio."

Dopo le dimissioni dei vertici, la Procura di Trani revoca le richieste di misure cautelari. Restano sotto sequestro pozzi e aziende che avrebbero scaricato so…

Oggi a Bari ho avuto il privilegio di conoscere il Prof. Giorgio Spangher. Tra le tante opere che ha pubblicato, il suo ...
03/03/2026

Oggi a Bari ho avuto il privilegio di conoscere il Prof. Giorgio Spangher.
Tra le tante opere che ha pubblicato, il suo manuale di diritto penitenziario - da sempre sulla mia scrivania - è la bibbia dell’esecuzione penale.

In un procedimento per ipotesi di induzione e sfruttamento della prostituzione, un mio assistito infraventunenne veniva ...
24/02/2026

In un procedimento per ipotesi di induzione e sfruttamento della prostituzione, un mio assistito infraventunenne veniva attinto da richiesta di custodia cautelare in carcere da parte del Pubblico Ministero procedente.

Secondo l’impostazione accusatoria, l’indagato avrebbe costretto la persona offesa, mediante minaccia di diffusione di materiale intimo, a compiere atti a contenuto sessuale nel contesto di videochiamate, con aggravante della minaccia.

Nel corso delle indagini venivano sottoposti a sequestro telefono cellulare, computer e carte di pagamento in uso all’indagato. In sede di interrogatorio preventivo, lo stesso si avvaleva della facoltà di non rispondere, rendendo tuttavia spontanee dichiarazioni e ammettendo gli addebiti, collocando i fatti in un contesto relazionale fortemente conflittuale e patologico.

La difesa evidenziava l’insussistenza di concrete esigenze cautelari, in particolare sotto il profilo del pericolo di reiterazione del reato, chiedendo il rigetto della richiesta del P.M.

Il Giudice per le Indagini Preliminari, condividendo le argomentazioni difensive, rigettava la richiesta di applicazione della misura custodiale, escludendo la sussistenza dei presupposti per la custodia in carcere.

«La famiglia - dicono gli avvocati Marco Volpe e Giuseppe De Luca (studio Spadaro) - chiede espressamente che non vengan...
05/01/2026

«La famiglia - dicono gli avvocati Marco Volpe e Giuseppe De Luca (studio Spadaro) - chiede espressamente che non vengano diffuse informazioni, ricostruzioni o dettagli relativi alla vita personale e privata di Andrea e di tutta la sua famiglia». «Tutti gli atti relativi al procedimento in corso, a carico di ignoti, sono coperti da segreto istruttorio» precisano ancora i legali, confidando «nella sensibilità e nel senso di responsabilità dei media e degli organi d’informazione, affinché il loro lavoro avvenga nel rispetto di Andrea e di chi gli voleva bene, evitando ogni forma di speculazione».

La Procura indaga per omicidio stradale. Secondo quanto appreso le due ruote poste sotto sequestro erano un dono per i 18 anni di Andrea Liddi

Un 34enne barese, inizialmente raggiunto da decreto penale di condanna, ha però scelto di andare a processo ed è stato a...
02/12/2025

Un 34enne barese, inizialmente raggiunto da decreto penale di condanna, ha però scelto di andare a processo ed è stato assolto dall'accusa di lesioni personali «per non aver commesso il fatto». Nella vicenda è stato assistito dall'avvocato Giuseppe De Luca, dello studio Spadaro di Bari.

I fatti nel 2019 in piazza Moro a Bari, l'imputato si era opposto al decreto penale di condanna ed è stato assolto «per non aver commesso il fatto»

Indirizzo

Via Abate Gimma 148
Bari
70122

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