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12/05/2026

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Vi spiego come l'AI legge le nostre paroleChatGPT, Claude, Gemini, tutti i modelli di Intelligenza Artificiale che usate ogni giorno non leggono parole. Legg...

11/05/2026
09/09/2025

La gente non ci credeva, che ce l’avrebbe fatta. Idriss, il bambino che ho salvato dalla strada. Idriss, il figlio che non ho mai avuto.

“Dobbiamo pensare a cosa sarà di lui,” ha detto un collega di grande esperienza e anzianità di servizio, “nel caso in cui dovessimo espellerlo.”

Due mesi dopo, l’ho espulso.

No, non Idriss. Il collega.

È passato più di un anno. Idriss, all’epoca, aveva problemi comportamentali. E come biasimarlo? Solo un anno prima lo avevo salvato da morte certa: un bambino di strada, tossicodipendente.

Era il giorno di Pasqua del 2023.

Stavo portando un altro bambino all’ospedale. Era scivolato in doccia, giocando. Aveva bisogno di qualche punto sul cranio. Nulla di inaudito in una scuola. Guidavo. Nel dirigerci all’ospedale, una collega ed io abbiamo attraversato una delle rotonde peggiori di Nairobi. Ricoperta di rifiuti brucianti e punteggiata di mendicanti, senzatetto e tossicodipendenti zombificati da una delle droghe più famigerate, la colla, pareva la bocca dell’inferno. Proprio qui, un bambino.

Nairobi pullula di bambini di strada, creature logore, imbiancate di polvere e pelle riarsa, invisibili agli occhi dei più. Tanti ne avevamo visti, prima di lui. Eppure c’era qualcosa nel suo sguardo, nella fierezza con cui se ne stava in piedi, ritto, nel mezzo di una fauna di creature accucciate, che attirò la nostra attenzione.

“Mi fermo?” chiesi.

Non era affatto usuale per noi, che iscriviamo gli studenti solo tramite segnalazioni di vulnerabilità da una rete di organizzazioni partner. Ma Idriss era irresistibile. Il suo futuro ci chiamava a sé.

“Sì,” disse la collega, e accostai la macchina.

“Vuoi andare a scuola?” chiesi.

E il resto è Storia.

Abbiamo portato Idriss a Scuola quella sera, e i nostri studenti lo hanno subito preso sotto la loro ala, prestandogli i vestiti e includendolo nelle attività ricreative. Abbiamo informato i servizi sociali, che lo hanno inserito in un orfanotrofio, dato che noi non disponevamo ancora di una struttura residenziale all’epoca. Ogni giorno lo scuolabus lo passava a prendere, e lui seguiva le lezioni in una delle Scuole migliori del mondo. Purtroppo, però, l’orfanotrofio si è rivelato un luogo di abusi e negletto, cosa che Idriss ha più volte denunciato. I servizi sociali non hanno alzato un dito. Gli abbiamo chiesto di portare pazienza e abbiamo iniziato la costruzione di una struttura residenziale per lui e gli altri bambini in condizioni di estremo bisogno. Ma i lavori procedevano lenti, troppo, e Idriss non ce la faceva più. E così, un giorno, Idriss è fuggito.

Non se ne sono neanche accorti, in orfanotrofio. Li abbiamo dovuti notificare noi quando, per il secondo giorno di fila, Idriss non si è presentato alla fermata dello scuolabus. E anche dopo aver lanciato l’allarme, nessuno ha fatto nulla. Oltre 8000 bambini spariscono ogni anno in Kenya. Questa è la realtà dei servizi sociali in questo Paese. E quindi abbiamo preso la situazione nelle nostre mani. Se non noi, chi altro?

Quella notte ho preso la macchina e mi sono messo a cercarlo. Sono tornato alla rotonda del nostro primo incontro, sapendo che sarebbe stato quasi impossibile ritrovarlo lì. Eppure qualcosa mi diceva di provare. Ho sempre avuto un sesto senso quando si trattava di lui: se stava male, io lo sapevo, e basta. È così ancora oggi.

Per questo l’ho trovato.

Lercio, esausto, fattissimo, alla stessa rotonda su cui l’avevo incontrato sei mesi prima. Non l’ho obbligato a salire in macchina. Gliel’ho chiesto. Lui ha esitato, e dopo un momento ha aperto la portiera. Siamo tornati all’orfanotrofio insieme. Era notte fonda. Ho preso a calci il cancello. Ma nessuno ci ha aperto. Quindi ho chiamato i servizi sociali. “Tenetelo a scuola,” hanno detto. “Per il momento.” Un momento che dura da due anni. Abbiamo adibito una stanza ad alloggio temporaneo. E poi, una volta completati i lavori di costruzione, si è trasferito nella sua prima, vera Casa. È sotto la nostra tutela da allora.

Non è stato facile. Idriss ha avuto problemi di vario tipo, dal bullismo all’insubordinazione, dai disturbi dell’apprendimento alle tendenza verso la dipendenza. No, non è stato facile per niente. Ma un fattore ha sempre fatto la differenza: lui si è sempre fidato di me infinitamente. È sempre stato onesto. E ha sempre desiderato imparare dai propri errori. Non si è mai, mai, mai arreso.

Sono più di due anni che costruiamo insieme. Ha fatto passi da gigante. È diventato un leader, un vero e proprio trascinatore, tanto che quando ho bisogno di gestire problematiche tra gli studenti, è lui che coinvolgo. Ha recuperato l’istruzione che di cui la strada lo aveva derubato e ora si distingue per meriti accademici. Soprattutto, si è scrollato di dosso le ombre del passato e ha trovato la serenità. La strada è ancora lunga, ma Idriss oggi è finalmente un adolescente normale.

E io sono sconfinatamente orgoglioso di lui.

Non posso neanche prendermi il merito di questo mezzo miracolo. È grazie a lui che è successo. A lui e a un ambiente sano, accogliente, stimolante e che vede nell’errore non il capolinea ma il punto di partenza.

Idriss è la dimostrazione che nessun bambino è perduto, finché ha un adulto che crede in lui. E se ce la fa lui, che ha visto l’inferno con i propri occhi, che scusa abbiamo noi per arrenderci?

Continua a brillare, Idriss, figlio mio.

01/08/2025

POST LUNGO ma che ho bisogno di scrivere, per mettere in ordine le emozioni

Sono a Roma.
Chiudo adesso una giornata di un'intensità pazzesca, la sera sono stato alla presentazione del libro di Oney, atleta paralimpico ed ho incontrato i camerieri della Locanda dei Girasoli che fa lavorare ragazzi disabili.

Ma è quello che è successo nel pomeriggio ad avermi sconvolto.

A Roma ci sono 200.000 ragazzi e ragazze, arrivano da tutto il Mondo per il Giubileo dei Giovani...la città è ancora più bella del solito.

La CEI mi ha invitato a portare una mia testimonianza, la parola chiave deve essere Abbraccio.
Parlo nella Chiesa di Ognisanti, è piena ci sono 500 giovani provenienti da tutta Italia.
Parlo di pomeriggio, fa caldo.
Parlo di disabilità e di autismo a 500 ragazzi e ragazze...fa ancora più caldo.

Prendo il microfono e comincio a camminare in Chiesa, nella navata centrale, passo fra i ragazzi e le ragazze...li guardo negli occhi, li tocco.
Non parlo con tutti loro, ma parlo con ciascuno di loro...Parlo di loro.
Mentre parlo dei ragazzi PizzAut e mentre parlo di mio figlio Leo, parlo di loro.

"Non mi interessa cosa può fare lo stato per le persone disabili, mi interessa quello che potete fare voi...anzi mi interessa quello che puoi fare TU, e poi tu, e poi tu, e poi tu."

Guardo i ragazzi negli occhi...mi ascoltano, mi seguono, anche quelli che all'inizio mi erano sembrati distratti... non fa più caldo.

Guardo le ragazze ed i ragazzi, alcuni di loro stanno per piangere ed altri già lo fanno.

Non parlo più solo io, stiamo dialogando, anche se loro sono silenti.

Ad un certo punto alzo la voce:
"Chi di voi conosce una persona disabile alzi la mano?

Si alzano 500 mani.

Poi alzo la voce di nuovo " Chi di voi esce abitualmente con una persona disabile?"

Si alzano meno di 10 mani.

Il silenzio diventa assordante, sento soltanto il rumore del loro cervello che si muove, il rumore dei lori cuori che battono più velocemente.

"Chi di voi può fare la differenza nella vita di un'altra persona e non la fa... commette un Peccato"

Sono girato, mentre un ragazzo con una disabilità si alza dalla sua panca non lo vedo arrivare...e con una forza e una delicatezza pazzesca viene e mi abbraccia.

Rimango travolto dalla bellezza, dalla delicatezza e dalla forza di questo gesto.
Mi metto a piangere, sono sconvolto, frastornato e felice.
Seguono altri abbracci, tante domande, sento che qualcosa sta succedendo, che un incontro vero c'è stato.

Dovevo essere io a lasciare un segno ai giovani ed invece sono loro a lasciare un segno dentro di me.

13/06/2025

SIAMO SU REPUBBLICA! E oggi alle 18 esce il trailer ufficiale di “School of Life”, il film targato Groenlandia e Rai Cinema su Still I Rise e sulla mia vita, in anteprima mondiale al Festival del Cinema Biografilm sabato a Bologna. Ci siamo quasi!!!

Condividete e parlatene per favore.
05/10/2024

Condividete e parlatene per favore.

È FINITA! Abbiamo vinto in modo definitivo alla CEDU - la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Dopo cinque anni dalla nostra denuncia, la CEDU condanna il governo Greco per gli abusi ai danni non solo dei minori ma di tutti gli abitanti dell’hotspot di Samos, accordando un risarcimento economico a favore dei minori da noi rappresentati. È un trionfo storico che suggella la fine della Missione di difesa dei diritti umani di Still I Rise in Grecia. Ce l’abbiamo fatta!

E dobbiamo tutto a Giulia Cicoli, co-fondatrice di Still I Rise e nostra Chief Communications and Fundraising Officer, per aver capitanato la battaglia per i diritti umani in Grecia, senza mai mollare, anche quando chiunque altro avrebbe gettato la spugna e rivolto le proprie attenzioni altrove. Lei no. Giulia ha perseverato, anche quando nulla si muoveva, e alla fine ci è riuscita.

E ora, sulle ali di questo evento che sa di finale, ripercorriamo i momenti più importanti di questa storia incredibile, strabiliante ma vera: la nostra.

Nel 2018, dopo un anno di volontariato sull’isola di Samos, in Grecia, abbiamo fondato Still I Rise e inaugurato Mazì, la nostra prima Scuola di Emergenza. L’abbiamo fatto per dare riparo e istruzione di eccellenza ai minori imprigionati nel campo profughi cittadino, e l’abbiamo fatto anche per denunciare quella struttura, i suoi abusi e la sua gestione criminale. Ci hanno dato dei “bugiardi”. Dei “millantatori”. Degli “stronzi”, persino. Per screditarci. Ma noi, anche davanti all’astio dei detrattori e dei negazionisti, non ci siamo fatti intimidire. Abbiamo continuato.

Nel 2019, dopo mesi di indagine, abbiamo avviato la prima denuncia penale contro la gestione dell’hotspot e il governo greco per crimini contro l’umanità e abuso di minori. Le ripercussioni sono arrivate subito, con un tentativo di arresto nei miei confronti e una contro-denuncia per diffamazione. Anche a quel punto, non ci siamo arresi. Una volta partito per la Turchia, Giulia ha raccolto il mio testimone, diventando il nuovo volto per la battaglia per la giustizia su suolo europeo. A fine 2019, la CEDU ha indicato il trasferimento immediato dei minori non accompagnati da noi rappresentati nella denuncia, un primo raggiungimento storico verso la difesa dei diritti umani sulle isole greche.

Nel 2020, grazie alla nostra campagna legale, mediatica e politica di denuncia degli abusi, l’allora direttrice dell’hotspot di Samos, Maria-Dimitra Nioutsikou, da noi accusata nella denuncia, è stata trasferita da Samos, segnando la fine di un’era di abusi senza pari.

Nel 2021, sempre grazie ai nostri sforzi, uniti a quelli di altre organizzazioni, giornalisti e politici, l’hotspot originale di Samos è stato chiuso definitivamente, a favore dell’apertura di una nuova struttura, seppur anch’essa carente, in grado di assicurare condizioni di vita migliori ai profughi che vi risiedono. Non si tratta della soluzione ideale, ma di un altro raggiungimento storico nella caccia alla giustizia nell’UE.

Nel 2022, dopo anni di stress e intimidazioni, il tribunale di Samos mi ha assolto dai capi d’accusa della denuncia sporta ai miei danni nel 2019, pronunciandomi innocente davanti alle falsità accampate dai corrotti dell’isola.

Sempre nel 2022, dopo aver portato in salvo migliaia di minori, ottenuto vittorie importanti a livello europeo, costretto alla rimozione della direttrice del campo, portato alla chiusura del campo stesso e, soprattutto, all’integrazione di tutti i nostri studenti dell’epoca all’interno del sistema scolastico pubblico, abbiamo dichiarato completata la nostra Missione educativa a Samos e, felicemente, chiuso Mazì, la nostra prima Scuola, il nostro primo, grande amore.

E oggi culmina anche la nostra Missione legale, di advocacy e di difesa dei diritti umani, chiudendo il cerchio di un incubo iniziato ormai sette anni fa e trasformatosi, attraverso la forza di volontà di tutti quelli coinvolti e una tenacia incontenibile, in uno dei successi più grandi per i diritti umani degli ultimi dieci anni in Europa.

E sebbene nessuna sentenza o risarcimento sarà mai sufficiente per compensare le ferite fisiche, psicologiche ed emotive che i nostri studenti hanno subito, questo può diventare l’inizio di una nuova Europa. Un’Europa più civile, un’Europa più umana, un’Europa più giusta.

È UFFICIALE! La CEDU ha trovato il governo greco colpevole di trattamento inumano e degradante e di violazione dei diritti umani, obbligando le autorità a risarcire i minori. Dopo cinque anni dalla nostra storica denuncia, condannando la Grecia, la CEDU riconosce incontrovertibilmente anche ciò che per anni abbiamo sottolineato: le condizioni di vita all’interno dell’hotspot di Samos erano inumane, e non solo per i minori, ma per tutti.

Ed è tutto grazie a Giulia, che non hai mai smesso di crederci; a Dimitris, il nostro primo avvocato, che dopo la nostra denuncia ha deciso di dedicare la vita ai diritti dei profughi; soprattutto, è grazie ai nostri studenti, che due anni fa hanno rifiutato di patteggiare, rifiutato un compenso economico immediato, rifiutato di chiudere il caso. L’hanno fatto sperando che un’eventuale condanna avrebbe cambiato il sistema dell’accoglienza in Europa, proteggendo così tutti i futuri minori non accompagnati, affinché nessuno debba più soffrire come loro.

E ce l’hanno fatta. Hai capito? Ce l’hanno fatta.

Ce l’abbiamo fatta.

Dio mio, alla fine ce l’abbiamo fatta…

Ci hanno dato dei pazzi, dei bugiardi, degli infami, addirittura. Non li abbiamo ascoltati. E così abbiamo cambiato l’Europa. Per sempre.

03/10/2024

d

PNRR, si riduce la durata dei processi.Ma, nonostante il dato del ministero della Giustizia,ecco la verità dei fatti:Uff...
08/11/2023

PNRR, si riduce la durata dei processi.
Ma, nonostante il dato del ministero della Giustizia,
ecco la verità dei fatti:
Ufficio del Giudice di Pace di Bari:
-ricorso depositato in data 10/10/2023;
-udienza di comparizione delle parti fissata il 21/03/2024
Tra la data di deposito e l'udienza di comparizione c'è un intervallo temporale di 163 giorni!
Prima della riforma Cartabia, per le cause dinanzi al Giudice di Pace, il termine a comparire era di almeno 45 giorni!
Presso l'Ufficio del Giudice di Pace di Bari la prima udienza di comparisione si svolgeva, in linea di massima, a 30-60 giorni dall'udienza edittale in atto di citazione.

Con la riforma Cartabia i tempi dei processi civili non si stanno riducendo!

I dati di monitoraggio del primo semestre 2023, il primo dopo l’entrata in vigore delle riforme del processo civile e penale

25/06/2023

Indirizzo

Via G. Zanardelli, 37
Bari
70125

Orario di apertura

Mercoledì 15:00 - 18:00
Sabato 09:30 - 12:30

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