Movimento Legalità

Movimento Legalità Persone libere che decidono di opporsi alle ingiustizie. Nel rispetto di quelle leggi che rispetta gli uomini

17/08/2026

Ho letto oggi sul Fatto Quotidiano, nella rubrica di Marco Travaglio "Ma mi faccia il piacere", un passaggio dedicato a mio fratello Giovanni che mi ha profondamente amareggiata.

Commentando l’articolo del Foglio del 14 agosto, nel quale Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala affermano che «Falcone non avrebbe cenato con Lavitola», Travaglio liquida la questione con una battuta: «Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti».

È una frase che trovo indegna, un esempio di cattivo giornalismo, costruito sulla battuta anziché sulla verità dei fatti. Mio fratello non lavorava per il governo di Giulio Andreotti. Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano.

Quando, nel 1991, Giovanni accettò l’incarico di Direttore generale degli Affari penali al Ministero della Giustizia, non lasciò Palermo per avvicinarsi alla politica: fu Palermo, in qualche modo, a costringerlo ad andare via.

Era stato progressivamente isolato, delegittimato e ostacolato oltreché per timori delle loro connivenze anche per una certa ampia invidia, proprio mentre conduceva la battaglia più difficile contro Cosa nostra.

A delegittimarlo contribuirono una certa politica, un cattivo giornalismo che anche allora come ora preferiva il sospetto alla verità dei fatti e, dolorosamente, anche una parte della stessa magistratura e diversi suoi colleghi.

Giovanni non abbandonò la lotta alla mafia: la portò nel cuore dello Stato.

Portò con sé l’esperienza enorme e la consapevolezza che, per sconfiggere Cosa nostra, non bastavano il coraggio e la capacità dei singoli magistrati: bisognava cambiare gli strumenti, le strutture e il modo stesso con cui lo Stato organizzava la propria risposta alla criminalità mafiosa.

E i risultati di quei quindici mesi parlano più di qualsiasi polemica.

Giovanni realizzò in maniera determinante la costruzione di una nuova architettura dell’antimafia italiana: la Direzione nazionale antimafia, le Direzioni distrettuali antimafia, la Direzione investigativa antimafia, un più efficace coordinamento delle indagini e il rafforzamento degli strumenti legislativi contro la criminalità organizzata e della collaborazione con la giustizia.

Quello che qualcuno oggi maldestramente tenta di rappresentare con una battuta come una vicinanza a un Governo fu, in realtà, uno dei periodi più importanti della sua vita istituzionale, un anno e mezzo o poco meno nel quale riuscì a trasformare anni di esperienza nella lotta alla mafia in strumenti concreti dello Stato contro Cosa nostra.

Giovanni non apparteneva a un Governo.
Non apparteneva a un partito, mentre oggi molti rincorrono seggi e poltrone.
Non apparteneva a una parte politica.
Giovanni Falcone apparteneva e appartiene allo Stato, alla Repubblica e a tutti gli italiani.

Ed è proprio per questo che considero ancora più doloroso vedere il suo nome utilizzato, trentaquattro anni dopo la strage di Capaci, come argomento di una polemica politica.

Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte sono tra i morti che più onorano l’Italia e se non si riesce ad avere rispetto della loro storia, qualche volta il silenzio è la scelta più dignitosa.

✍🏼 𝑴𝒂𝒓𝒊𝒂 𝑭𝒂𝒍𝒄𝒐𝒏𝒆

30/07/2026
Già
19/07/2026

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"19 luglio 1992"
Oggi è la giornata in cui una moltitudine di "delinquenti" finge di ricordare "la sana" strada della vita.

Green Eyed Vincent

10/02/2026

No, all'ambiquita'e alla poca chiarezza, diventa terreno fertile per la disonestà e l'inganno.

Oggi SIT-IN per sgombero di immobili venduti 7 anni con procedura G.E, al fine di sostenere le legittime ragioni dei malcapitati, nel rispetto della legge, della legalità e dell'ordine pubblico.

Grazie al nostro avvocato del movimento, difensore di fiducia della famiglia, con fermezza ha cercato di far comprendere aspetti ombrosi della triste vicenda, nonostante le resistenze dalla parte opposta.

Grazie a tutti i CARABINIERI Presenti per l'elevata professionalità, Grazie alla DIGOS della questura di Taranto.
Con il tempo e il buon dialogo sono maturate le condizioni con la controparte per un rinvio di mesi tre, per rivedere tutta la procedura con la possibilità di un nuovo accordo tra le parti.

11 dicembre 2025Inaugurazione dello sportello nella Bat.   🇮🇹
11/12/2025

11 dicembre 2025
Inaugurazione dello sportello nella Bat.

🇮🇹

27/11/2025

Questa vignetta non è nuova: è del 2017, realizzata durante la raccolta firme per la separazione delle carriere.
Racconta con semplicità ciò che oggi discutiamo con toni istituzionali e riferimenti normativi: accusa e giudizio non possono stare dalla stessa parte.

Un giudice-gatto e un PM-gatto, identici, vicini, parte dello stesso mondo.
Dall’altra parte l’avvocato-topo, più piccolo, solitario, sotto uno sguardo che sa di superiorità più che di terzietà.

È la fotografia di un sistema che chiede equilibrio.
La battaglia dell’UCPI parte da lontano, e oggi arriva al referendum.

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Bari
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