08/06/2025
LA RIVOLUZIONE DELL'I.A. NELLA PROFESSIONE
La rivoluzione dell'intelligenza artificiale sta trasformando gli studi legali e l’intero settore giustizia: ecco come prepararsi al cambiamento che ridefinirà per sempre l'avvocatura italiana.
La professione legale italiana si trova oggi di fronte a uno snodo cruciale della sua storia millenaria. Quello che stiamo vivendo non è un semplice cambiamento tecnologico, ma una vera e propria rivoluzione sistemica, che sta ridefinendo i paradigmi tradizionali dell'avvocatura, almeno per come siamo stati abituati a conoscerla. Se osserviamo i dati, vediamo che per la prima volta dal 1985, nel 2023 si è verificata un'inversione di tendenza nel numero degli iscritti all'Albo, con una diminuzione da 4,1 a 4,0 avvocati ogni 1.000 abitanti. Questo dato, apparentemente tecnico, nasconde in realtà una trasformazione profonda in atto.
La professione legale sta vivendo uno di quei momenti che fanno la storia. Non si tratta della solita "innovazione" di cui si parla nei convegni da anni. Questa volta è diverso. Questa volta il cambiamento è davanti ai nostri occhi ed è un cambiamento dirompente per velocità e capacità trasformativa.
L’intelligenza Artificiale può essere una opportunità o un rischio
Da una recente ricerca emerge che circa il 76% dei professionisti che lavorano in azienda e il 68% di quelli che lavorano negli studi legali usano già l'AI generativa almeno una volta alla settimana.
Non stiamo parlando del solito ChatGPT che risponde alle domande. Parliamo di agenti di AI, veri e propri assistenti digitali che non si limitano a generare testi, ma interagiscono autonomamente con i nostri sistemi, raccolgono informazioni e portano a termine compiti complessi senza bisogno del nostro intervento continuo.
Alcuni studi, per esempio, hanno già implementato con strumenti di intelligenza artificiale la fase di e-discovery, tagliando i tempi di lavoro del 50%. Altri studi stanno testando le capacità di analisi predittiva dell’AI per mappare tribunali e giudici, in modo da poter decidere le strategie processuali alla luce di dati e trend.
La Generazione Z entra in studio e cambia tutto
Un altro fattore che unito alla rivoluzione tecnologica può determinare ulteriori cambiamenti repentini e che è ancora sottovalutato, sono i giovani che si affacciano alla professione legale, completamente diversi dalle precedenti generazioni. La Generazione Z non ha tempo da perdere con i percorsi di carriera lenti e le attività ripetitive. Vogliono crescere velocemente, lavorare con tecnologie all'avanguardia e vedere risultati concreti. Certo, inizialmente sembrano disorientati e fragili (lo eravamo anche noi all’epoca), ma velocemente decidono, cambiano e si posizionano laddove ritengono di avere spazio e futuro. Negli studi legali di oggi convivono quattro generazioni diverse: i Baby Boomers, che hanno fondato gli studi, la Generazione X che li guida, i Millennials che ne formano la spina dorsale e la Generazione Z, che sta arrivando con idee fresche, ma aspettative alte e poca pazienza.
Perché questa può essere una criticità per uno studio legale? Perchè molti studi tradizionali perdono i talenti migliori in quanto non riescono a offrire l'ambiente di lavoro che questi ragazzi cercano: flessibilità, innovazione, crescita rapida, work-life balance.
Lo studio professionale è diventato impresa
L'idea romantica dell'avvocato che aspetta i clienti grazie al passaparola, che si dedica solo ad attività intellettuali, che non ha bisogno del web per comunicare è oramai parte del passato professionale. Quel modello non funziona più, o quantomeno, è in dismissione, sostituito da altre dinamiche e un’altra mentalità. Gli studi legali oggi ragionano sempre più come vere aziende: business plan, strategie di marketing, diversificazione dei servizi, tariffe competitive. L'Osservatorio del Politecnico di Milano ci dice che il 65% delle PMI italiane sta digitalizzando i propri processi, ma gli studi legali fanno ancora resistenza. Quelli che hanno già fatto il salto stanno sperimentando nuovi modelli di pricing: abbonamenti legali, tariffe fisse per progetti specifici, commissioni legate ai risultati.
Non si tratta più solo di dare consulenza legale: gli studi più innovativi offrono consulenza strategica, legal design per rendere comprensibili concetti complessi, servizi tecnologici personalizzati e formazione specializzata. Le Multidisciplinary Practices, che integrano avvocati, commercialisti e notai, stanno crescendo rapidamente, soprattutto con i progetti PNRR che richiedono competenze a 360 gradi.
Nuove competenze per una nuova epoca
Da tempo le soft skills sono entrate negli studi legali come competenze centrali per diventare un professionista moderno completo. L’ultima delle soft skills è di questi ultimi due anni: parliamo del prompt engineering, cioè la capacità di interagire efficacemente con l'intelligenza Artificiale, che sta diventando importante quanto conoscere i codici. Saper progettare servizi centrati sul cliente, sviluppare il business, gestire il marketing digitale: sono tutte competenze che fino a ieri erano se non ignorate, quantomeno messe in secondo piano. Di colpo, dopo la pandemia e con l’ingresso dell’AI sulla scena mondiale, ecco che avere conoscenze di base di strumenti tecnologici dotati di intelligenza artificiale, che possono potenziare enormemente le capacità del professionista ed efficientare le sue attività è diventata una priorità.
Qui, però, non si tratta solo di competenze tecnologiche: si tratta di acquisire una nuova mentalità e cultura del lavoro. Sta cambiando il modo di fare le ricerche, di organizzare le attività, di gestire il cliente, di formare i collaboratori. Leadership, intelligenza emotiva, capacità organizzative, visione, problem solving strategico: sono tutte competenze che si intrecciano con la tecnologia.
Il compito del professionista è saper unire il passato con il futuro, legare insieme l’umano con l’artificiale, verso un modo di lavorare che sarà necessariamente ibrido. L'apprendimento continuo sarà un asset fondamentale, una necessità. Gli studi più avanzati investono già molto in formazione interna, collaborazioni con università, programmi di mentoring per far dialogare le diverse generazioni di professionisti e inserire gradualmente la tecnologia nei flussi di lavoro.
Anche i clienti sono cambiati
Se poi usciamo dallo studio e cominciamo ad allargare la visuale sul mercato e i clienti, allora le cose si fanno ulteriormente complicate. I clienti non sono più quelli di una volta: vogliono trasparenza, tariffe chiare, servizi rapidi e soprattutto valore aggiunto che vada oltre la consulenza legale tradizionale. Pretendono di poter interagire con i professionisti attraverso piattaforme digitali, di ricevere aggiornamenti in tempo reale, di essere coinvolti nel processo decisionale. Si chiama “customer experience”.
Qui entra in gioco di nuovo l’intelligenza artificiale. Chatbot legali basati sull'AI possono gestire le richieste più comuni, migliorando l'accesso alle informazioni, dare risposte interlocutorie h24, interagire telefonicamente, sul web, su WhatsApp personalizzando la relazione e garantendo continuità e tempestività. Non si tratta di farsi sostituire, affatto: si tratta di delegare tutte quelle attività ripetitive e di dettaglio, a basso valore aggiunto, che nell’insieme tolgono tempo ed energie al professionista: piattaforme digitali permettono la gestione documentale in tempo reale e i sistemi di videoconferenza rendono le consulenze remote efficaci quanto quelle in presenza. Non parlo (per ora) di arrivare agli avatar, nostri cloni, che fanno al posto nostro, ma di servizi dichiaratamente affidati a sistemi di Ai, che posso alleggerire il carico del professionista e far vivere una esperienza più gratificante al cliente nelle richieste più semplici (appuntamenti, copie di documenti, risposte immediate interlocutorie etc.).
Le sfide etiche non vanno sottovalutate
L'adozione dell'intelligenza artificiale sappiamo che solleva questioni etiche importanti. Il 25% degli avvocati considera l'AI generativa una minaccia, preoccupato per l'accuratezza, i bias algoritmici e le questioni di responsabilità professionale.
Le piattaforme di governance dell'AI stanno quindi diventando essenziali. Gartner prevede che entro il 2028 queste tecnologie potrebbero ridurre del 40% gli incidenti etici legati all'IA negli studi legali. La protezione dei dati e la privacy richiedono competenze specifiche, così come l’adeguamento all'AI Act europeo e i continui aggiornamenti del GDPR, che obbligano a sviluppare una compliance tecnologica che molti studi ancora non possiedono.
Non si tratta qui di scegliere tra tradizione e innovazione, ma di trovare il giusto equilibrio. La mentalità vincente è quella che sa trasformare l'AI da minaccia in alleato strategico, che sa attirare i talenti delle nuove generazioni con culture organizzative inclusive e innovative, che sa sviluppare servizi centrati sul valore per il cliente, piuttosto che sul tempo fatturato.
La professione legale non scomparirà, ma si trasformerà radicalmente. Come diceva Henry Ford: «Se avessi dato retta ai miei concittadini, avrei solo fatto carrozze che andavano più veloci». La rivoluzione è già iniziata, e la domanda non è se ci sarà questo cambiamento, ma dove ci porterà.
DI di Mario Alberto Catarozzo su DIRITTO E GIUSTIZIA