Città di Arpino "Patria di Cicerone"

Città di Arpino "Patria di Cicerone" Arpino è uno di questi punti..." (F.GREGOROVIUS, Passeggiate per l'Italia, 1859)

"Nello stesso modo che esistono punti elevati dai quali si scopre tutta la vista di una campagna, vi sono punti dai quali appare tutto il panorama della storia.

Indirizzo

PIAZZA MUNICIPIO
Arpino
03033

Sito Web

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Città di Arpino

"Nello stesso modo che esistono punti elevati dai quali si scopre tutta la vista di una campagna, vi sono punti dai quali appare tutto il panorama della storia. Arpino è uno di questi punti..." (F.GREGOROVIUS, Passeggiate per l'Italia, 1859)

La città di Arpino si sviluppa sul versante sinistro della media valle del fiume Liri, su di un sistema collinare ad un'altitudine di circa 450 m s.l.m. Il centro è dominato dall'acropoli, detta Civitavecchia (650 m). Nel territorio comunale si raggiunge un'altitudine massima di 837 m (località Montecoccioli) mentre l'altitudine minima è di 192 m s.l.m. Il territorio, per lo più votato all'agricoltura (numerosi gli oliveti secolari) e tuttora scarsamente urbanizzato, è ricco di boschi. Il toponimo Arpino (ovvero Arpinum nei tempi classici) si pensa derivi dal fatto che il paese visto dall'alto presenta una forma che ricorderebbe quella di un'arpa. Non si conosce l'esatta data della fondazione di Arpino, anche se ritrovamenti archeologici ne dimostrano le origini volsche, a cui sono connesse le vicende dei rostri del foro (preda romana dopo la battaglia navale al largo di Anzio) e di Coriolano. Le tradizioni locali, e una serie di iscrizioni ancora visibili, fanno risalire la fondazione della città al dio Saturno o ai Pelasgi, analogamente alle altre città del Lazio meridionale cinte da possenti mura megalitiche e dette città saturnie. Tale tradizione di fondazione, unitamente alla fierezza per i tanti figli illustri che hanno contribuito alla crescita e alla grandezza di Roma antica, è scolpita in una orgogliosa lapide in lingua latina posta sulla porta medievale di ingresso da est ad Arpino, detta Porta Napoli; la traduzione italiana suona così: O VIANDANTE, STAI ENTRANDO IN ARPINO, FONDATA DA SATURNO, CITTÀ DEI VOLSCI, MUNICIPIO DEI ROMANI, PATRIA DI MARCO TULLIO CICERONE PRINCIPE DELL'ELOQUENZA E DI CAIO MARIO SETTE VOLTE CONSOLE. L'AQUILA TRIONFALE, PRESO IL VOLO DA QUI ALL'IMPERO, SOTTOMISE A ROMA TUTTO IL MONDO. RICONOSCI IL SUO PRESTIGIO, E VIVI IN SALUTE.

L'aquila trionfale di cui parla l'iscrizione, la quale spicca il volo "hinc ad imperium", è celebrata in una grande fontana monumentale in pietra calcarea, situata nel cuore della città in largo Angelo Conti, all'incrocio tra via del Liceo, via Caio Mario e via Civita Falconara (e a pochi metri dalla perduta porta di Civita delle mura megalitiche, oggi inglobate nei palazzi adiacenti), risalente probabilmente alla seconda metà del XVII secolo. Fu teatro e obiettivo di scontri tra Romani e Sanniti, fino ad essere conquistata dai primi nel 305 a.C. Due anni dopo ottenne la cittadinanza romana sine suffragio[6]. e divenne prefettura. Nel 188 a.C. ottenne definitivamente la cittadinanza romana. La sua importanza crebbe fino ad ampliare il suo territorio che raggiungeva a nord-ovest l'attuale Casamari (anticamente Cereatae) e a sud Arce. Gaio Mario ne fu illustre cittadino, e il suo nome è ancor oggi ricordato non solo nell'etimologia della località, allora arpinate, di nascita, Casamari (Casa Marii, per l'appunto), ma persino nell'etimologia della regione francese della Camargue (Caii Marii Ager), come sostenuto dallo storico francese Louis-Pierre Anquetil nella sua opera "Histoire de France" (ed. postuma 1833, tomo 1, pagg. 52 ss., ed. 1851-1853, tomo 1, pag. 40). La tradizione orale della città di Arpino sostiene che Mario, dopo aver sconfitto i Germani ad Aquae Sextiae (Aix-en-Provence) e nella battaglia dei Campi Raudii, all'apogeo della sua gloria, non dimenticasse la sua patria d'origine e, disponendo della Gallia transalpina come terra di conquista, donasse ad Arpino quei territori, le cui rendite servirono a mantenere i templi e gli edifici pubblici della città. Con Silla iniziò la lenta decadenza della città, che si protrasse durante l'epoca imperiale.