26/04/2019
QUAL È IL FUTURO DELLA GIUSTIZIA?
Ho postato in calce due articoli pubblicati oggi su due diversi quotidiani, e diversi sono gli argomenti.
Uguale, invece, è la matrice: si parla della Giustizia italiana, malata ormai terminale che sta esalando gli ultimi aneliti di vita.
Non è mia abitudine usare toni da tregenda, eppure nemmeno io riesco a intravvedere soluzioni di breve o di medio periodo.
Nonostante riforme proposte a cadenza pressoché biennale, il processo civile langue, soprattutto al Sud.
Semplicemente perché non basta modificare il rito se non si introducono forze fresche.
L'edilizia giudiziaria è ferma a venti anni fa, se è vero che oggi si torna a parlare del progetto di accentramento degli Uffici Giudiziari (dei quali si ripropone l'accorpamento alle Casermette).
Cent'anni fa Matteo Imbriani esordiva, nei suoi interventi alla Camera, con una frase rimasta proverbiale: "Onorevoli colleghi, vengo dalla Puglia, sitibonda di acqua e di giustizia...".
Quanto all'acqua, la situazione è migliorata.
QUANDO POTREMO DIRE LO STESSO DELLA GIUSTIZIA?
https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1135238/bari-il-tour-di-un-avvocato-tra-gli-uffici-giudiziari-spezzatino-45-km-in-un-giorno.html
https://www.lastampa.it/2019/04/26/italia/la-giustizia-italiana-la-peggiore-deuropa-sempre-pi-lenta-e-inefficiente-DoiGURP1mZQ8Za09Wo9SYI/pagina.html
Il giudizio della Commissione europea: il nostro Paese è maglia nera non solo per le sentenze di primo grado, ma anche per quelle di secondo e terzo