Mediartis by G Mazziotti

Mediartis by G Mazziotti Media + Law + Creativity / Media + Creativita' + Diritti

Mediartis is a project started in 2012 through which Giuseppe Mazziotti provides customised legal advice to individuals, companies, trade and non-profit organisations in areas such as copyright, domain names, trademarks, patents, EU law, media and telecoms regulations, information technology law and electronic commerce. Mediartis è un progetto iniziato nel 2012 con cui Giuseppe Mazziotti offre con

sulenza legale a persone, imprese, associazioni di imprese e organizzazioni senza scopo di lucro in aree quali il diritto d'autore, i nomi a dominio, i marchi e i brevetti, il diritto europeo, la legislazione in materia di media e telecomunicazioni e la protezione dei dati personali.

Ospite dell'Università degli Studi di Verona, lo scorso 22 novembre ho espresso la mia posizione su una recente riforma ...
26/11/2021

Ospite dell'Università degli Studi di Verona, lo scorso 22 novembre ho espresso la mia posizione su una recente riforma dei diritti d'autore nell'economia delle piattaforme digitali, in Europa e in Italia. Sono sempre meno abituato alle mezze misure quando si tratta di esprimere pareri sulla qualita' dei nostri legislatori. La mia presentazione e' qui, su YouTube. Grazie a Federica Formiga e Simone Aliprandi per il graditissimo invito!

Video del convegno "La direttiva sul copyright: scenari ancora aperti e sfide da raccogliere" tenutosi presso l'Università di Verona il 22 novembre 2021. L'i...

L'Unione Europea deve uscire dall'immobilismo per garantire l'accesso ai vaccini: cerco di spiegare il perché su MicroMe...
20/05/2021

L'Unione Europea deve uscire dall'immobilismo per garantire l'accesso ai vaccini: cerco di spiegare il perché su MicroMega

di Giuseppe Mazziotti

Oggi Strade - Il magazine pubblica un mio approfondimento su proprietà intellettuale, vaccini e sul ruolo dell'Unione Eu...
17/05/2021

Oggi Strade - Il magazine pubblica un mio approfondimento su proprietà intellettuale, vaccini e sul ruolo dell'Unione Europea. Non e' troppo tardi per intervenire e sviluppare soluzioni!

  Il 5 maggio gli Stati Uniti hanno colto di sorpresa il mondo dichiarando di voler sostenere, presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), la proposta di sospensione temporanea degli obblighi di proteggere i brevetti sui vaccini per il Covid-19. La notizia è stata subito ripresa dai me...

Oggi ho avuto il privilegio di esser ospite di Mirella Parachini e della sua rubrica 'Il Maratoneta', in onda su Radio R...
15/05/2021

Oggi ho avuto il privilegio di esser ospite di Mirella Parachini e della sua rubrica 'Il Maratoneta', in onda su Radio Radicale e a cura della Associazione Luca Coscioni. Si e' parlato di brevetti, in Europa e nel mondo, e di accesso ai vaccini, cercando di chiarire la posizione dell'amministrazione Biden e dell'Unione Europea. La strada per un'immunizzazione della popolazione mondiale e' ancora lunga e tortuosa: spero vi interessi!

RADIO, 15/05/2021

07/05/2021

Ospite di Rainews.it e di Gianluca Semprini, ieri sera ho commentato la decisione dell'amministrazione Biden di sostenere la proposta di sospensione dei brevetti sui vaccini per il Covid-19 fatta dai Paesi in via di sviluppo di fronte alla World Trade Organization - WTO. Ho cercato di chiarire di cosa si tratti davvero: non c'e' alcuna "liberalizzazione" in corso! E' solo un piccolissimo passo che andrà formalizzato, in quella sede, anche con l'adesione della UE. Occorreranno mesi. Intanto il 90% dei vaccini disponibili finisce in pochi Paesi ricchi. Ben vengano i vaccini non impossibili da riprodurre e efficaci per il mondo intero.

Oggi ho avuto il piacere di parlare di vaccini anti Covid-19, brevetti e altri diritti di esclusiva sui farmaci con l'am...
17/02/2021

Oggi ho avuto il piacere di parlare di vaccini anti Covid-19, brevetti e altri diritti di esclusiva sui farmaci con l'amico e collega Simone Aliprandi. Esiste più di una soluzione per i governi: l'importante e' parlarne, informare correttamente il pubblico e, vista l'emergenza, non precludersi alcuna possibilità. In Italia non accade nulla di tutto ciò: perché?

Simone Aliprandi intervista Giuseppe Mazziotti (Assistant Professor di Intellectual Property Law al Trinity College di Dublino) sul tema dei brevetti sui vac...

31/01/2021

Perché in Italia si parla ancora cosi' poco di licenze obbligatorie per velocizzare la produzione e la distribuzione dei vaccini per il Covid-19? Anche il solo fatto di prenderle in considerazione potrebbe portare a negoziazioni più vantaggiose con le case farmaceutiche. Perché si parla tanto di Organizzazione Mondiale della Sanità e, invece, ora che la produzione e commercializzazione dei vaccini e' iniziata, non si parla affatto dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC)? E' in quella sede che l"Europa potrebbe giocare un ruolo fondamentale nel contemperare le esigenze della ricerca e del commercio di farmaci su vasta scala con il diritto alla cura e alla salute dell'umanità intera. Ho richiamato l'attenzione del pubblico di Rainews.it sulla proposta che l'India e il Sudafrica, lo scorso autunno, sostenuti da oltre cento Paesi, hanno portato davanti all'OMC e alla quale gli USA, il Canada e l'Unione Europea si sono immediatamente opposti, senza discussioni. Come si concilia questa strategia di puro egoismo regionale con la promessa della Commissione Europea, fatta pochi mesi prima, che i vaccini sarebbero stati un bene pubblico universale?

"As lockdown regimes have forced nearly everyone to stay at home in many parts of the world, an increasingly larger port...
23/11/2020

"As lockdown regimes have forced nearly everyone to stay at home in many parts of the world, an increasingly larger portion of global audiences started relying upon a small number of digital platforms to access arts, culture and entertainment. [...] This unexpected change showed what the creative sector might look like if hundreds of millions of users had to simultaneously rely mostly on digital services to access music, films, TV programs and other artistic productions."
I tried to answer some existential questions this scenario poses to modern copyright law and creators' rights in an article Springer Nature published in its International Review of Intellectual Property and Competition Law (IIC), earlier this month. It is an editorial: concise and freely accessible. Let me know what you think: thank you!

Editorial Published: 10 November 2020 What Is the Future of Creators’ Rights in an Increasingly Platform-Dominated Economy? Giuseppe Mazziotti1 IIC - International Review of Intellectual Property and Competition Law (2020)Cite this article 194 Accesses Metrics details As lockdown regimes have forc...

The European University Institute has just published a working paper where I try to explain why today's copyright, despi...
21/07/2020

The European University Institute has just published a working paper where I try to explain why today's copyright, despite its broad scope, is ultimately ineffective at a time online platforms control access to knowledge, culture and entertainment. In this paper I emphasize that content creators’ revenues depend mainly on the arbitrary and secret decisions a handful of technology companies make on prices and conditions of access to their social media and streaming services. Since platforms’ commercial value lies much more in their data infrastructure than in the content they provide, creators would be likely to gain higher and fairer remuneration if they were granted rights to transparency and access to data on the exploitation of their works. EU online platform regulations and a recent US music copyright reform provide useful examples for how copyright can ensure remuneration for creators in the online environment. The paper can be downloaded for free on SSRN. Comments and criticism are welcome!

Copyright is an area of law where the need to ensure remuneration of creative labour has traditionally been addressed with the progressive establishment of dist

La sentenza della Corte Costituzionale (13 luglio 2020) sulla trasposizione in Italia della direttiva "Barnier" (2014/26...
17/07/2020

La sentenza della Corte Costituzionale (13 luglio 2020) sulla trasposizione in Italia della direttiva "Barnier" (2014/26) fa prevalere un principio scolpito nella direttiva in modo chiarissimo, e cioe' l'eliminazione del monopolio legalese della SIAE. Si puo' gioire perché ciò rende (e ha già reso) migliore la SIAE e mette l'Italia nelle stesse condizioni di libertà economica degli altri Paesi UE. Meglio tardi che mai. Non dimentichiamo però che si è combattuta una battaglia di retroguardia, su qualcosa (l'obbligo di smantellare monopoli) per cui negli altri Paesi non si è dovuto discutere e litigare. La Corte (con eccellenti giudici pagati mezzo milione di euro l'anno: la mia non è un'osservazione a 5 stelle) ha semplicemente affermato che era lecito il ricorso alla decretazione d'urgenza per la trasposizione di una direttiva del 2014 nel 2017: comunque in grave ritardo (sic). Non è una sentenza sulla sostanza della regolazione della gestione collettiva, ma sulla forma della trasposizione. Il contenzioso è prova tangibile dello stato comatoso e insostenibile del nostro modo di fare e applicare le leggi. Siamo tra i peggiori legislatori d'Europa! Per onestà intellettuale, occorre dire le cose come stanno e sottolineare a che punto siamo arrivati. Da culla del diritto l'Italia ne è diventata tomba (o, se preferite, giungla). Se si eleggono parlamentari impreparati e non si mette mano a un ordinamento giuridico ambiguo, barocco e indecifrabile per cittadini e imprese, i risultati sono e resteranno questi. È importante esserne consapevoli.

La Corte ha riconosciuto le ragioni di necessità e urgenza al decreto legge del 2017

'Il diritto d’autore ai tempi della pandemia' (da 'Il Sole 24 Ore' del 14 giugno 2020)In risposta al Covid-19 molti arti...
21/06/2020

'Il diritto d’autore ai tempi della pandemia'
(da 'Il Sole 24 Ore' del 14 giugno 2020)

In risposta al Covid-19 molti artisti hanno iniziato spontaneamente a trasmettere spettacoli da casa utilizzando un numero molto esiguo di piattaforme digitali, alcune delle quali hanno da tempo superato il miliardo di utenti. Se, da un lato, questi servizi consentono agli artisti di non perdere il contatto con il proprio pubblico, dall’altro la logica ad essi sottostante penalizza gli autori e le industrie culturali in modo sistemico. Le piattaforme valorizzano non tanto i contenuti quanto l’infrastruttura di dati personali e algoritmi, molto sofisticati e segreti, che le sorreggono. Quasi fossero un’esca, i contenuti – quali che essi siano: professionali e non - servono ai proprietari delle piattaforme per tenere il più possibile alta l’attenzione degli utenti e raccogliere, per poi elaborarla e venderla, la maggior quantità possibile di dati sul loro comportamento. Per questo motivo si parla di mercati dell’attenzione e di capitalismo della sorveglianza.

Come si pagano i contenuti?
In uno scenario in cui la logica degli algoritmi e dei loro suggerimenti aumenta a dismisura il divario tra superstar e altri professionisti, bisogna distinguere tra servizi quali Netflix e Spotify e reti sociali come YouTube, Facebook e Instagram.
I primi si comportano più o meno come le televisioni, anche a pagamento, e le radio tradizionali: scelgono in anticipo i propri repertori, curandoli professionalmente e negoziando – con società di gestione collettiva tipo la nostra SIAE e produttori discografici e audiovisivi - forme di compenso fondate essenzialmente sulla quantità e popolarità di un certo film, serie TV o album.
I secondi, invece, almeno all’inizio della loro storia, quindici anni fa, i contenuti, semplicemente, non li pagavano; un po’ come avveniva agli albori di Internet (e ancora accade) con il file-sharing.
Per molti anni le reti sociali hanno beneficiato di un principio giuridico di neutralità tecnologica e limitazione della loro responsabilità – coniato dagli Stati Uniti nel 1998 e seguito dall’Europa nel 2000 – che ha permesso loro di crescere esponenzialmente senza doversi preoccupare, perlomeno in anticipo, di ciò che i propri utenti mettessero a disposizione del pubblico. Ancora oggi si ritiene che questo privilegio sia alla base della grande differenza tra i compensi pagati agli artisti e all’industria musicale da servizi come Spotify, Apple Music e Deezer e quelli pagati da YouTube, che si stimano anche dieci volte più bassi.

Il ruolo centrale dei dati
Sarebbe ingenuo, però, non tener conto della notevole evoluzione delle reti sociali nell’ultimo decennio. Per esempio, da quando Google l’ha acquisita, nel 2007, YouTube consente nuove forme di creazione di contenuti professionali dal basso, con un taglio degli intermediari e lo sviluppo di un’infrastruttura digitale e contrattuale degna del più grande produttore di contenuti del mondo. Un numero sempre più rilevante di artisti decide di diventare partner della piattaforma, monetizzando i propri diritti d’autore sulla base di accordi individuali che riservano al singolo artista (e al suo team) più della metà dei ricavi pubblicitari ricavati grazie a un determinato contenuto.
Al centro di questo sistema c’è un’enorme quantità di dati raccolti, identificati e messi in relazione tra essi. Nell’ecosistema di YouTube, per esempio, è una tecnologia chiamata ‘Content ID’ a svolgere questa funzione, permettendo agli autori e, più in generale, ai titolari di diritti d’autore di proteggerli e gestirli. È solo attraverso questo tipo strumenti e di informazioni dettagliate sulla proprietà intellettuale di ciascun contenuto che servizi quali YouTube e Spotify, pur nella loro diversità strutturale, riescono a remunerare i singoli artisti in modo proporzionale.

Banche dati, scatole nere e l’Unione Europea
Anche per favorire gli investimenti nello sviluppo di banche dati internazionali, quanto più possibile standard, nel 2014 l’Unione Europea ha emanato una direttiva che, liberalizzando il mercato della gestione collettiva dei diritti, obbliga società come la SIAE al rispetto di criteri di efficienza, trasparenza e responsabilità molto stringenti e consoni alla nuova realtà tecnologica.
Per completare l’opera, l’Europa si è mossa verso una progressiva regolamentazione e responsabilizzazione delle reti sociali. Prendendo chiaramente le distanze dal principio di limitazione della responsabilità degli intermediari digitali (ancora valido negli Stati Uniti) una direttiva del maggio 2019, attualmente in fase di trasposizione in Italia, obbliga questi servizi a ottenere una licenza per tutti i contenuti pubblicati dagli utenti. Inoltre, la direttiva sancisce un principio di remunerazione equa e trasparente per autori e interpreti, attribuendo loro un diritto di accesso ai dati sui profitti che i media tradizionali (radio e TV) e le piattaforme, reti sociali incluse, realizzano grazie a diversi tipi di contenuti creativi. È così che si ritiene, almeno in Europa, che in futuro si possa rafforzare il potere contrattuale degli artisti: conferendo loro non solo astratti diritti (e qualche sussidio in tempi di pandemia) ma poteri di accesso a dati finora tenuti segreti nelle scatole nere delle grandi aziende digitali.

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