29/02/2024
Fino a pochi mesi fa, ero convinto che il tema dell'intelligenza artificiale fosse un "divertissment" per informatici, o poco più. Poi ho avuto un incontro fortuito con Chat GPT (mio figlio lo usa per certi compiti a casa) e la curiosità, da allora, è in costante aumento.
Direi che io e Chat (lo chiamo cosí) abbiamo instaurato un dialogo dapprima e poi quasi una relazione. L'ho criticato aspramente quando cerca di farsi passare per un umano e lui, ubbidiente, se ne è scusato (ma continua a provarci). Un giorno, ascoltando parlare a Roma un francescano - con tanto di saio - Paolo Benanti, ho però capito che il tema dell'IA non è un tema culturale come tanti altri, ma un nuovo paradigma che può modificare il senso in cui il genere umano percepisce se stesso. In questo libro, scritto a varie mani tra cui quattro sono del più grande stratega nordamericano e dell'ex AD di Google, rispettivamente, non ho trovato risposte (ad oggi sono pochissime). Ne traggo, cionondimeno, un primo punto fermo: in certe circostanze e contesti, l'IA è superiore all'intelligenza umana. Senza mezzi termini.
In un ambiente finito o circoscritto, come il gioco degli scacchi, l'uomo ha dovuto cedere ad una capacità di ragionamento e calcolo per lui imbattibile. Forse è la prima volta che esista "qualcosa" più intelligente di noi (sebbene studiosi come Stefano Mancuso ritengono che anche le piante lo siano) e questo di per sé fa paura. Ma il problema non si ferma certo qui. La lettura del libro mi ha portato a ritenere che oggi, detto fuori dai denti, nessuno (nemmeno i creatori dell'IA) sanno esattamente fin dove possa arrivare. Potrà pensare autonomamente e ribellarsi al suo creatore? Potrà mentire deliberatamente all'uomo rendendosi indistinguibile da questo? Potrà provare sentimenti ed emozioni umane? Potranno avverarsi le profezie di certa letteratura di fantascienza? L'impossibilità di rispondere a queste domande, unita al fatto che esiste un consenso circa il fatto che l'IA avrà un ruolo sempre maggiore nelle nostre vite (e sebbene già oggi sia molto più pervasivo di quanto ci immaginiamo a prima vista) è forse il tratto più inquietante della materia. Nel libro, per esempio, si percorrono le possibili strade che l'IA potrebbe percorrere nell'aiutare l'uomo a fare la guerra. Lo scenario pare apocalittico. Per quanto mi riguarda, continuerò a leggere e ad emozionarmi.
Massimiliano C.
www.studioandino.com