15/08/2026
15.08.26
Ferragosto, un po’ come Capodanno, porta con sé quella strana voglia di fare bilanci.
C’è chi è già stato in ferie, chi aspetta ancora di partire e chi, per mille ragioni, quest’anno non partirà affatto.
Ma forse il punto non è nemmeno dove si è stati o dove si andrà.
Perché il bilancio dell’estate, o più semplicemente di questi mesi caldi, non deve necessariamente trasformarsi in una lista di nuovi propositi.
Nessuno slogan sulla ripartenza di settembre.
Nessuna promessa di un autunno più produttivo, organizzato, efficiente.
Ci sono estati che chiedono altro.
Chiedono di guardare al tempo sospeso e al tempo ritrovato.
A quello che sembrava essersi fermato e a quello che, invece, improvvisamente si scopre di avere ancora davanti.
Chiedono di fare i conti con le proprie risorse: quelle che si conoscevano già, quelle che si scoprono soltanto quando diventano necessarie e quelle che devono ancora essere costruite.
Perché non tutti i periodi della vita servono per fare di più, correre più forte o preparare la prossima ripartenza.
Alcuni servono a fermarsi abbastanza da accorgersi del tempo.
Di quello trascorso.
Di quello sospeso.
E, soprattutto, di quello ritrovato.
Forse può essere anche questo un bilancio di Ferragosto:
non chiedersi soltanto “cosa verrà dopo?”, ma riconoscere il valore di ciò che, nel frattempo, è stato.
(Tornerò dopo una lunga pausa)💥