30/05/2026
⚖️ Maltrattamenti e convivenza frazionata secondo la Cassazione ⚖️
La Corte di Cassazione, Sez. III, con la sentenza n. 17560/2026, affronta un tema particolarmente delicato: il reato di maltrattamenti può configurarsi anche quando la convivenza non è continuativa ma “alternata”?
Il caso riguarda un uomo che conduceva una vera e propria “doppia vita”, dividendosi tra due famiglie. Presso la persona offesa trascorreva fino a cinque giorni a settimana, in una coabitazione definita dai giudici “frazionata ma costante”, facendo inoltre credere alla donna che avrebbe lasciato la famiglia “ufficiale” per vivere stabilmente con lei.
📌 La Suprema Corte ribadisce un principio ormai consolidato:
ai fini del reato di maltrattamenti in famiglia, la convivenza non richiede necessariamente una coabitazione continua e formale, ma deve emergere una relazione stabile, caratterizzata da:
✔️ legame affettivo duraturo
✔️ aspettative reciproche di solidarietà
✔️ condivisione stabile della vita quotidiana
✔️ prospettiva concreta di stabilità del rapporto
La Cassazione ricorda inoltre che il reato può configurarsi anche in presenza di una convivenza breve, instabile o “anomala”, purché vi sia stata una reale aspettativa di vita comune e reciproco sostegno.
🔎 In sostanza, ciò che conta non è soltanto la presenza continuativa sotto lo stesso tetto, ma la natura concreta del rapporto affettivo e familiare instaurato tra le parti.
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