03/06/2026
COMUNICATO STAMPA
MOVIMENTO FORENSE ADERISCE ALL’ASTENSIONE DALLE UDIENZE PROCLAMATA DALL’UNIONE DELLE CAMERE PENALI ITALIANE.
Termini Imerese, 3 giugno 2026
Il Movimento Forense comunica la propria adesione all’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale proclamata dall’Unione delle Camere Penali Italiane per i giorni dall’8 al 12 giugno 2026, nonché alla manifestazione nazionale che si terrà a Perugia l’11 giugno prossimo. La decisione trae origine dai gravissimi fatti emersi presso la Casa Circondariale di Capanne, Perugia, dove per circa sei mesi sarebbero stati intercettati e registrati colloqui tra detenuti e difensori, nonostante l’autorizzazione riguardasse esclusivamente l’attività investigativa nei confronti di un singolo avvocato indagato. Le captazioni avrebbero coinvolto anche numerosi altri professionisti, consentendo l’acquisizione di conversazioni contenenti strategie difensive e informazioni coperte dal segreto professionale.
Si tratta di una vicenda di eccezionale gravità che incide direttamente sul nucleo essenziale del diritto di difesa (peraltro non isolata, alla luce di quanto già accaduto presso la Corte di Assise di Napoli), principio inviolabile garantito dall’art. 24 della Costituzione, dalle norme del codice di procedura penale e dall’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
La riservatezza delle comunicazioni tra avvocato e assistito costituisce infatti una garanzia imprescindibile non già nell’interesse della categoria forense, ma a tutela del cittadino e dell’effettività della funzione difensiva. Qualsiasi indebita interferenza in tale rapporto compromette l’equilibrio del processo e mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni della giustizia.
Per tali ragioni, il Movimento Forense ritiene doveroso sostenere l’iniziativa dell’Unione delle Camere Penali Italiane e partecipare alla mobilitazione nazionale, affinché sia fatta piena luce sull’accaduto, siano accertate le eventuali responsabilità e siano adottate tutte le misure necessarie a prevenire il ripetersi di analoghe violazioni.
La tutela del diritto di difesa non ammette deroghe né compromessi. Quando viene messa in discussione la libertà e la riservatezza del rapporto tra difensore e assistito, è l’intero sistema delle garanzie costituzionali a essere coinvolto.
La Presidente
Avv. Elisa Demma