Movimento Forense - Sezione di Napoli

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Movimento Forense - Sezione di Napoli questa di Napoli è la Sezione territoriale del Movimento Forense, Associazione Forense Maggiormente Rappresentativa presso il Consiglio Nazionale Forense

11/05/2026
08/05/2026

Con il voto di ieri, la Commissione Giustizia di Montecitorio ha conferito il mandato ai relatori sul ddl delega che riforma la legge forense. La Avvocatura necessita di una visione moderna ed efficiente verso il futuro della professione.

Da lunedì la riforma approderà nell’Aula della Camera, per poi passare al Senato per la seconda lettura.

08/05/2026

Il futuro di Stasi e Sempio è incerto.

Lo stato di diritto in Italia lo è ancora di più.

Garlasco è l’immagine perfetta dei guai della giustizia italiana

Il Foglio, 8.5.2026

Un garantista che provi a osservare con distacco la triste evoluzione del romanzo di Garlasco non può non riconoscere che comunque andrà a finire l’ultimo capitolo della saga giudiziaria vi è un’unica certezza in questa storia, oltre alla morte di Chiara Poggi avvenuta la bellezza di diciannove anni fa:

lo sfregio ripetuto, sistematico e reiterato di uno stato di diritto incapace di liberarsi dalle catene del processo mediatico.

Confessiamo che invidiamo molto le tifoserie che in queste ore si stanno eccitando per l’evoluzione delle indagini su Andrea Sempio.

E confessiamo che invidiamo molto anche le tifoserie che in queste ore si stanno eccitando individuando pochi elementi validi per ribaltare l’indagine su Stasi.

Invidiamo entrambe le categorie perché pur con tutta la buona volontà è davvero difficile individuare nel romanzo di Garlasco un elemento positivo per la giustizia italiana.

Se è vera l’ipotesi che sia stato Andrea Sempio a uccidere Chiara Poggi, significa che Alberto Stasi ha passato anni in carcere da innocente.

Se non è vera l’ipotesi che Andrea Sempio abbia ucciso Chiara Poggi, la forza del processo mediatico che in queste ore ha trasformato Sempio in un assassino fino a prova contraria renderà ingiusta qualunque decisione verrà presa dalla giustizia nei suoi confronti.

Se è vero che Alberto Stasi resterà invece l’unico responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi, non si potrà non notare che un paese in cui un cittadino viene condannato dopo essere stato assolto per due volte è un paese in cui l’incertezza del diritto governa le nostre esistenze più di quanto non lo faccia la certezza del diritto.

Ci piacerebbe molto avere i gagliardetti di una delle tifoserie eccitate per la riapertura del caso Poggi – le pistole fumanti a carico di Sempio ancora non si vedono, perché non basta un po’ di Dna tra le unghie di una vittima a decretare la colpevolezza di un sospettato e non basta un soliloquio in macchina per poter considerare qualcuno colpevole fino a prova contraria – ma l’unica certezza che vi è nel romanzo triste di Garlasco è la sistematicità con cui il sistema mediatico mostrifica i sospettati, la sistematicità con cui nel corso di un processo chi sbaglia non paga mai e la sistematicità con cui il sistema giudiziario riesce con disinvoltura a muoversi senza rispettare il principio del ragionevole dubbio, ovvero considerare colpevole qualcuno solo in assenza di ogni ragionevole dubbio.

In attesa di capire se il caso Garlasco potrà davvero essere riaperto oppure no – il rischio di ritrovarsi con un’assassinata senza assassini non è un semplice gioco di parole: ieri i pm di Pavia hanno inviato gli atti al procuratore generale di Milano per sollecitare la revisione del processo a Stasi – quello che sappiamo è che le indagini, il processo e le controindagini sulla morte di Chiara Poggi sono lo specchio perfetto di tutto ciò che non funziona nella giustizia italiana:

intercettazioni utilizzate più come strumento di sputtanamento dell’indagato che come elemento indiziario,

conflitto fra procure e fra magistrati che diventa motore delle dispute giudiziarie,

prevalenza dell’ipotesi investigativa sui riscontri probatori,

verità mediatiche che valgono più di quelle processuali,

pubblici ministeri che in assenza di prove cercano una sponda dei media per affermare le proprie verità,

l’illusione che la riapertura di un’indagine sia sempre sinonimo di giustizia,

mostrificazione di ogni indagato trasformato sistematicamente in un mostro fino a prova contraria.

Se le nuove indagini avranno un senso, significherà che le indagini del primo processo sono state fatte male.

Se le indagini del primo processo dimostreranno di essere state valide, significherà che le nuove indagini sono state fatte male.

In entrambi i casi, però, ci sarà qualche pubblico ministero che ha sbagliato.

E a prescindere da quale sia il pubblico ministero che avrà sbagliato qualcosa, la certezza è che chiunque avrà sbagliato non pagherà per i suoi errori.

di Claudio Cerasa

05/05/2026

Evento 12 maggio

04/05/2026

🎙 𝐒𝐄𝐍𝐓𝐄𝐍𝐙𝐄 𝐈𝐍 𝐌𝐎𝐕𝐈𝐌𝐄𝐍𝐓𝐎 - 𝐃𝐢𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐋𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 – 𝐌𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐅𝐨𝐫𝐞𝐧𝐬𝐞

𝐒𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟗 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚 "𝐒𝐞𝐧𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐢𝐧 𝐌𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨".
Questa volta affrontiamo un provvedimento che, a pochi giorni dalla sua entrata in vigore, sta già agitando il dibattito tra professionisti, imprese e lavoratori: il 𝐃𝐞𝐜𝐫𝐞𝐭𝐨-𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝟑𝟎 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔, 𝐧. 𝟔𝟐, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il giorno stesso e vigente dal 𝟏° 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔.
Un decreto che porta con sé tre grandi ambizioni: ridisegnare il sistema degli 𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐚𝐥𝐥'𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, dare finalmente una definizione normativa al concetto di «𝐬𝐚𝐥𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐨» e fare sul serio contro il 𝐜𝐚𝐩𝐨𝐫𝐚𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞, recependo la Direttiva europea 2024/2831 sul lavoro tramite piattaforme.

🔎 𝐃𝐈 𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐏𝐀𝐑𝐋𝐄𝐑𝐄𝐌𝐎
📌 𝐈 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐛𝐨𝐧𝐮𝐬 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 (𝐚𝐫𝐭𝐭. 𝟏-𝟒)
Il decreto introduce quattro misure di esonero contributivo al 100% a favore dei datori di lavoro privati: il 𝐁𝐨𝐧𝐮𝐬 𝐃𝐨𝐧𝐧𝐞, il 𝐁𝐨𝐧𝐮𝐬 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐮𝐧𝐝𝐞𝐫 𝟑𝟓, il 𝐁𝐨𝐧𝐮𝐬 𝐙𝐄𝐒 per il Mezzogiorno e l'𝐈𝐧𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 dei contratti a termine. Ogni misura ha destinatari, massimali e condizioni specifiche — con alcune subordinate all'autorizzazione della Commissione europea e quindi non ancora operative. Ne parleremo in dettaglio, perché gli studi legali e i consulenti del lavoro devono già sapersi orientare.
📌 𝐈𝐥 «𝐬𝐚𝐥𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐨» 𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 (𝐚𝐫𝐭𝐭. 𝟕-𝟏𝟏)
È la norma di sistema del decreto. Per la prima volta viene codificato in legge il concetto di 𝐬𝐚𝐥𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐨 ex art. 36 Cost., ancorandolo ai CCNL delle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Addio ai contratti pirata: chi applica contratti collettivi sottostandardizzati non potrà accedere ad alcuno dei benefici del decreto. E per chi non rinnova entro 12 mesi dalla scadenza? Scatta un 𝐚𝐝𝐞𝐠𝐮𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝟑𝟎% 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐚𝐫𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐈𝐏𝐂𝐀, una clausola del tutto inedita nel nostro ordinamento, che pone già importanti questioni di compatibilità con l'autonomia contrattuale.
📌 𝐂𝐚𝐩𝐨𝐫𝐚𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐚𝐭𝐭𝐚𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 (𝐚𝐫𝐭𝐭. 𝟏𝟐-𝟏𝟓)
Rider, gig workers, lavoratori on-demand: il decreto cambia radicalmente le regole del gioco. L'art. 12 introduce una 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐮𝐛𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 quando emergono indici di eterodirezione algoritmica, invertendo l'onere della prova e alleggerendo significativamente la posizione del lavoratore nel contenzioso. Le piattaforme digitali dovranno garantire 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐥𝐠𝐨𝐫𝐢𝐭𝐦𝐢𝐜𝐚, tenere un 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐝𝐚𝐭𝐢 accessibile ai lavoratori e alle autorità ispettive, e assicurare che ogni accesso avvenga tramite credenziali personali e intrasferibili — per chiudere definitivamente la porta al caporalato 2.0.

🎤 𝐂𝐎𝐍 𝐍𝐎𝐈 𝐂𝐈 𝐒𝐀𝐑𝐀̀:
𝐀𝐯𝐯. 𝐀𝐠𝐧𝐞𝐬𝐞 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐡𝐢𝐧𝐢
𝑅𝑒𝑠𝑝𝑜𝑛𝑠𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝐷𝑖𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝐺𝑖𝑢𝑠𝑡𝑖𝑧𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝐿𝑎𝑣𝑜𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑀𝑜𝑣𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝐹𝑜𝑟𝑒𝑛𝑠𝑒
Un'analisi tecnica, puntuale e accessibile — perché i temi del lavoro riguardano tutti, e ogni avvocato deve essere pronto a rispondere ai propri clienti.

02/05/2026

🔴 GIUSTIZIA A DUE (O PIÙ) VELOCITÀ: DIFENDERE IL TERRITORIO, COSTRUIRE IL FUTURO.

➡️ IL 5 E 6 GIUGNO, A LOCRI, IL DIRETTIVO NAZIONALE DEL MOVIMENTO FORENSE SULLA GEOGRAFIA GIUDIZIARIA E IL FUTURO DEI PICCOLI FORI.

Una giustizia che cambia velocità a seconda del territorio rischia di perdere la propria funzione costituzionale di garanzia.
È su questa consapevolezza che si impone oggi una riflessione seria e non più rinviabile sul tema della geografia giudiziaria e sul futuro dei presidi di legalità diffusi nel Paese, con particolare attenzione ai piccoli fori, la cui sopravvivenza non può e non deve dipendere dai dati numerici bensì deve essere valutata in ragione della funzione costituzionale che essi assolvono, del contesto territoriale in cui operano e dell’esigenza di garantire un accesso effettivo, prossimo e uniforme alla giustizia a tutti i cittadini.
I dati ufficiali relativi alle piante organiche evidenziano come una parte significativa degli uffici giudiziari italiani, distribuiti in maniera trasversale tra Nord, Centro, Sud e Isole, si collochi al di sotto delle soglie individuate e ciò non per inefficienze strutturali, bensì per carenze croniche di organico e risorse. In tale contesto, la progressiva marginalizzazione dei tribunali periferici determina un duplice effetto distorsivo: da un lato, l’allontanamento della tutela giurisdizionale dal territorio e dai cittadini; dall’altro, il sovraccarico degli uffici accorpanti, con inevitabili ricadute in termini di efficienza e durata dei processi, concretizzando, così, il rischio di realizzare una giustizia a due (o più) velocità, nella quale l’accesso effettivo alla tutela dei diritti diventa diseguale e, soprattutto, condizionato dalla collocazione geografica.
È quindi necessario ribaltare l’approccio: non ridurre, ma rafforzare.
I piccoli fori non rappresentano un’anomalia del sistema bensì un elemento essenziale di prossimità, presidio di legalità e controllo del territorio, pertanto, la loro valorizzazione richiede interventi strutturali, investimenti mirati e una visione che tenga conto delle specificità territoriali, superando logiche esclusivamente quantitative.
Riteniamo, quindi, che la geografia giudiziaria debba essere ripensata in chiave funzionale e non meramente aritmetica, valorizzando il ruolo degli uffici giudiziari come strumenti di coesione e di garanzia dei diritti, soprattutto nelle aree più esposte a fragilità economiche e sociali.

Questi e altri i temi che affronteremo nel corso del prossimo Direttivo Nazionale del Movimento Forense, che si terrà a Locri il 5 e 6 giugno prossimi, dal titolo “Giustizia a due (o più) velocità: difendere il territorio, costruire il futuro”.

01/05/2026

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