Avvocato Matteo De Luca

Avvocato Matteo De Luca "prevenire é meglio che espiare"

05/06/2026

Il potere mediatico che minaccia quello giudiziario.

"Non possono dirlo perché non hanno sentito le persone che abbiamo sentito noi"

A questo punto che che siano Ranucci e Travaglio a convalidare gli arresti.

Siamo alle paradosso.

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L'intercettazione del difensore? Così muore lo Stato di DirittoNon è una battaglia dell’avvocatura.È una questione che r...
26/05/2026

L'intercettazione del difensore? Così muore lo Stato di Diritto

Non è una battaglia dell’avvocatura.
È una questione che riguarda ogni cittadino.

Il rapporto tra assistito e difensore si fonda su un principio semplice: riservatezza assoluta.

Se chi è indagato teme che le proprie parole possano essere ascoltate, smetterà di dire tutto.

E senza verità, non esiste difesa efficace.
C’è poi un altro tema, un pericolo ancora più grave: l’equilibrio processuale.

In uno Stato di diritto, accusa e difesa devono confrontarsi ad armi pari.
Se una parte può conoscere in anticipo la strategia dell’altra, il processo diventa truccato.

Chi dice “se non hai nulla da nascondere, non hai nulla da temere” dimentica un principio fondamentale:
Essere indagati non significa essere colpevoli.

É l'equilibrio tra accusa e difesa a garantire l' equità del processo
Perché oggi il tema non sono gli avvocati ma i diritti dei cittadini .

Se saltano i principi di base l'intero sistema perde di credibilità e fiducia.

Non difendiamo criminali , difendiamo il diritto ad un giusto processo.

15/05/2026

Il diritto penale è cosi : Una scalata dell' impossibile.

Se posso chiedere,
cosa intende per impossibile ?

Stabilire la verita'.

15/05/2026

Il diritto penale è cosi: una scalata dell'impossibile.

Se posso chiedere, cosa intende per impossibile?

La ricerca della verità.

(Cit. la grazia di Paolo Sorrentino Community)

04/05/2026

Un giornalista serio da una notizia verificata non una in corso di verifica.

Altrimenti quella notizia non verificata diventa vera e si trasforma in uno scoop che ha conseguenze pesanti sotto il profilo politico, reputazionale e penale.

Il giornalismo d'inchiesta è uno strumento essenziale per la democrazia ma è anche una macchina pericolosa se usato per fini diversi da quelli che hanno ispirato la sua nascita.

𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄́ 𝐈𝐋 𝐂𝐀𝐒𝐎 𝐌𝐈𝐍𝐄𝐓𝐓𝐈 𝐄́ 𝐔𝐍 𝐂𝐎𝐑𝐓𝐎 𝐂𝐈𝐑𝐂𝐔𝐈𝐓𝐎 𝐃𝐄𝐌𝐎𝐂𝐑𝐀𝐓𝐈𝐂𝐎​Mentre l'opinione pubblica si accapiglia tra garantismo e giust...
28/04/2026

𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄́ 𝐈𝐋 𝐂𝐀𝐒𝐎 𝐌𝐈𝐍𝐄𝐓𝐓𝐈 𝐄́ 𝐔𝐍 𝐂𝐎𝐑𝐓𝐎 𝐂𝐈𝐑𝐂𝐔𝐈𝐓𝐎 𝐃𝐄𝐌𝐎𝐂𝐑𝐀𝐓𝐈𝐂𝐎

​Mentre l'opinione pubblica si accapiglia tra garantismo e giustizialismo, dietro le quinte del potere si sta consumando uno scontro senza precedenti.

La nota del Quirinale di ieri non è un semplice comunicato: è un siluro istituzionale lanciato contro il Ministero della Giustizia.

Il "buco" nell'istruttoria

​Fonti vicine al dossier suggeriscono un dettaglio che finora è rimasto sotto traccia: l'esistenza di una relazione dei servizi sociali di Milano che sollevava dubbi sulla reale impossibilità di accudire il minore, presupposto cardine della grazia. E si sostiene che questo documento, pur presente agli atti, non sia mai stato evidenziato nella sintesi finale inviata al Colle.

​Il sospetto: Il Presidente della Repubblica ha firmato un atto di clemenza basato su una "verità parziale"?

Se confermato, non saremmo di fronte ad un errore, ma a una omissione selettiva per orientare la decisione del Capo dello Stato.

E sarebbe un fatto gravissimo.

​L'influenza mediatica dei giornali l' offensiva del"Fatto Quotidiano":

Quando un giornale sposta gli equilibri istituzionali attraverso l' influenza mediatica qualche domanda bisognerebbe farsela.

​In questo scenario, il ruolo del Fatto Quotidiano è stato chirurgico. Il giornale di Marco Travaglio non ha solo fatto cronaca; ha operato come una vera "contro-intelligence" istituzionale.

​La potenza del dubbio istillato nell' opinione pubblica:

Pubblicando i verbali che smentivano la narrazione umanitaria, il quotidiano ha costretto il Quirinale a una mossa estrema: scaricare pubblicamente il Ministro.

​La delegittimazione: Quando un giornale riesce a dimostrare che l'istruttoria di un Ministero è fallace, sposta il potere dal Palazzo alla piazza digitale.

Oggi il Ministro Nordio non deve rispondere solo al Parlamento, ma a una "accusa mediatica" che non può ignorare anche fosse giuridicamente insussistente.

​Responsabilità: Il confine tra errore e colpa

​Chi paga se la Grazia poggia su un falso?

​Giuridicamente: Se la Minetti ha dichiarato il falso, rischia una condanna per falso ideologico oltre alla revoca della Grazia e per lei a quel punto potrebbero aprirsi le porte del Carcere.

Ma francamente mi sembra uno scenario poco probabile.

È chiaro che se il Ministero sapeva e ha taciuto, si apre lo spettro del falso in atto pubblico per i funzionari.

​Politicamente: Qui la situazione è disastrosa. La nota del Colle dice chiaramente: "Io non sono un detective". Tradotto: se il Ministro ha portato una relazione "addomesticata", ha rotto il patto di lealtà con il Capo dello Stato.

È chiaro che se fosse cosi, in un Paese normale, porterebbe alle dimissioni istantanee.

Ma è realmente cosi o è un affondo mediatico al governo ?

​Prognosi: Come finirà questa storia?

​Nonostante il rumore, la Grazia è difficilmente revocabile (sarebbe un precedente pericolosissimo per la stabilità degli atti del Presidente).

Tuttavia, la prognosi è infausta per via Arenula:
Probabilmente ci sara' ​una ispezione Interna: e semmai emergesse qualche omissione il Ministro sacrificherà qualche "capro espiatorio" (un alto dirigente del Dipartimento degli Affari di Giustizia)

​Il Raffreddamento del Colle: I rapporti tra Mattarella e il Governo entreranno in una fase di gelo artico. E a causa di questo "incidente"ogni futuro provvedimento passerà sotto un microscopio mai visto prima.

​Il caso Minetti diventerà il manuale di come non gestire un atto di clemenza, rendendo di fatto impossibile la grazia per chiunque altro in questa legislatura.

​La democrazia non muore per un atto di clemenza di troppo, muore quando la fiducia tra le istituzioni diventa cenere.

Se il Quirinale deve iniziare a controllare i documenti del Governo come un doganiere diffidente, significa che il motore dello Stato è ormai fuso.

É vero a volte non rispondiamo , ci assentiamo.Ma non è mancanza di disponibilità è strategia di sopravvivenza.Per difen...
27/04/2026

É vero a volte non rispondiamo , ci assentiamo.

Ma non è mancanza di disponibilità è strategia di sopravvivenza.

Per difendere ( bene) gli altri dobbiamo prima imparare a difendere noi stessi.

"Avvocato ha due minuti per una cosa URGENTE?"

È un film che apparentemente ricostruisce una pagina di storia giudiziaria.In realtà, disvela la dimensione più autentic...
21/04/2026

È un film che apparentemente ricostruisce una pagina di storia giudiziaria.
In realtà, disvela la dimensione più autentica del processo penale.

ll momento in cui il giudizio è costretto a fare i conti con il dubbio.

Il richiamo iniziale a La parola ai giurati di Sidney Lumet è evidente, ma qui il racconto si fa più profondo, perché affonda nelle radici di una stagione italiana carica di tensione, aspettative e responsabilità.

Ciò che colpisce, più di ogni altra cosa, non è l’esito.

È il percorso.

È il lento emergere di un principio che, da penalista, considero il cuore stesso del processo:

il dubbio non è una debolezza del sistema — ma la sua forma più alta di garanzia.

Nel film, questo principio prende voce proprio attraverso chi è chiamato a decidere.

E la figura del Presidente Giordano si impone per misura, equilibrio e fedeltà al diritto, anche quando ciò richiede di sottrarsi alla tentazione della certezza.

È in questa tensione che si comprende fino in fondo anche la funzione del penalista.

Il penalista non è colui che ostacola il giudizio ma colui che lo protegge.

È la parte che introduce nel processo quell’elemento essenziale senza il quale la decisione rischia di diventare arbitrio: il dubbio ragionevole.

Non per negare la verità, ma per impedirle di essere presunta.

Non per rallentare la giustizia, ma per impedirle di smarrire sé stessa.

E allora, in quella camera di consiglio, tra le parole misurate e le esitazioni necessarie, si coglie un insegnamento che va oltre il film:

la giustizia non si fonda sulla certezza assoluta,
ma sulla capacità, profondamente umana e giuridica, di riconoscere il limite della propria conoscenza.

Per questo, i grandi giudici — quelli che meritano autentica stima — non sono coloro che dissolvono il dubbio con facilità,

ma coloro che sanno abitarlo, governarlo, e solo alla fine superarlo secondo diritto.

Ed è proprio in quel dialogo silenzioso tra chi giudica e chi difende
che si realizza la forma più nobile del processo penale.

𝗣𝗼𝗿𝘁𝗼𝗯𝗲𝗹𝗹𝗼, 𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗿𝗶𝗲 : 𝗜𝗹 𝗖𝗮𝘀𝗼 𝗧𝗼𝗿𝘁𝗼𝗿𝗮, 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗲 𝗹'𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝐷𝑖𝑓𝑒𝑠𝑒 𝑎𝑙 𝑏𝑢𝑖𝑜 𝑒 𝑚𝑎𝑛𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑖𝑛 𝑑𝑖𝑟𝑒𝑡𝑡𝑎: 𝑒𝑐...
31/03/2026

𝗣𝗼𝗿𝘁𝗼𝗯𝗲𝗹𝗹𝗼, 𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗿𝗶𝗲 : 𝗜𝗹 𝗖𝗮𝘀𝗼 𝗧𝗼𝗿𝘁𝗼𝗿𝗮, 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗲 𝗹'𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮

𝐷𝑖𝑓𝑒𝑠𝑒 𝑎𝑙 𝑏𝑢𝑖𝑜 𝑒 𝑚𝑎𝑛𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑖𝑛 𝑑𝑖𝑟𝑒𝑡𝑡𝑎: 𝑒𝑐𝑐𝑜 𝑐𝑜𝑠’𝑒𝑟𝑎 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑐𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑝𝑒𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑖𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙' 89.

Sono riuscito finalmente a vedere la serie Poerobello .

​Da penalista, guardando la serie di Marco Bellocchio sulla vicenda di Enzo Tortora, non ho visto solo un pezzo di storia televisiva, ma l’autopsia di un fallimento giudiziario che ancora oggi proietta ombre lunghe sulle nostre aule.

​Spesso si pensa che il "processo mediatico" sia un’invenzione moderna, figlia dei talk show o dei social.

Invece le radici sono lontane , il primo fu quello a carico di Gesù e Barabba, dove la piazza fu chiamata a emettere una sentenza definitiva a colpi di urla.

Quello di Tortora ne fu la versione industriale: il primo grande sacrificio umano in prima serata.

​Un sistema che chiudeva la porta alla Difesa. Ma si apriva alla tv e ai giornalisti.

​Nell’epoca del vecchio rito inquisitorio, la difesa non era considerata una garanzia essenziale, ma un ostacolo.

Come ricostruito magistralmente da Bellocchio, il sistema permetteva un isolamento totale: la difesa restava fuori dalla porta, spesso al buio, informata dalla stampa su ciò che accadeva all'interno delle stanze del potere inquisitorio.

​Il "blocco" Procura-Istruzione: La vicinanza simbiotica tra chi accusava e chi doveva istruire le prove creava un meccanismo cieco, spesso automatico.

​La gogna: Le manette mostrate con orgoglio davanti ai flash non erano un dettaglio, erano il verdetto anticipato che il sistema serviva al pubblico.

Nella serie giustamente si da risalto al vero protagonista .

Il Giudice Michele Morello.

​il suo viene ricostruito come una impresa fuori dal comune , ma l' impresa del singolo non ci dà la prova che il sistema era equilibrato, anche se allora veniva ritenuto tale.

​In una scena si vede anche il Giudice Michele Morello con suo figlio Tullio ( sul set come giovane studente di giurisprudenza) che credeva fermamente nell’innocenza di Tortora.

Quindi il dubbio che resta impresso nella mente é se il merito di quell'assoluzione fu tutta del Giudice Morello e non dell'esistenza di sufficienti anticorpi del "Sistema"?

Mi piacerebbe sapere se se è vero che il PM smise di salutare il Giudice Morello dopo la sentenza, dalla serie sembra che quell'assoluzione fu vissuta nei corridoi del Tribunale come un affronto, un atto di lesa maestà, e non come il trionfo della Giustizia.

Morello non stava solo applicando la legge; stava sfidando i suoi stessi colleghi per salvare un innocente.

Mi piacerebbe sapere come fu vissuta dall'interno.

Se fu vissuta cosi da lui.

​Oggi il processo mediatico si è evoluto: non ha più bisogno dei tempi di stampa, viaggia alla velocità di un "like". Siamo passati dalle manette in bianco e nero alla gogna permanente scandita dall'algoritmo.

Ma c'è un aspetto che da allora non é cambiato. Il Clamore mediatico continua ad influire sul corso dei processi.

Enzo Tortora alla fine è stato assolto; ma il processo lo ha consumato. Il cancro che lo ha portato via poco dopo la sentenza non è stato un caso clinico, ma il somatizzarsi di un’ingiustizia che ti lascia in apnea.

È il dolore di chi urla la propria innocenza contro un muro di gomma che finisce per implodere.

La dovrebbero guardare tutti Portobello per capire, almeno per un attimo, cosa si prova.

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Naples

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