Avvocato Mazzullo

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02/08/2026

Quando ho iniziato a fare l’avvocato mi capitava spesso di assistere ai sequestri delle slot machine.

Venivo chiamato durante le operazioni delle Forze dell’Ordine per assistere all’apertura degli apparecchi e alle verifiche tecniche.

In quegli anni avevo l’impressione che lo Stato volesse contrastare quel fenomeno.

Oggi, invece, il gioco rappresenta una significativa fonte di entrate pubbliche.

Forse è anche per questo che mi ha colpito una recente sentenza della Corte di Cassazione.

Il caso riguardava un uomo che, dopo essere divenuto ludopatico, chiedeva il risarcimento dei danni sostenendo che lo Stato non lo avesse adeguatamente informato sui rischi del gioco.
La Cassazione ha respinto la domanda, affermando che la scelta di giocare resta una responsabilità individuale e che, per questo, non può essere lo Stato a rispondere della successiva dipendenza.

Questa decisione (che francamente non mi convince) mi porta a una riflessione.

Le scelte individuali hanno certamente il loro peso.

Ma è davvero sufficiente fermarsi a questo?

Oppure anche lo Stato dovrebbe interrogarsi sulle conseguenze di un sistema che autorizza, regola e dal quale trae un rilevante beneficio economico?

28/07/2026

Una donna ha acquistato un telefono cellulare e ha chiamato in causa il produttore.

Non sosteneva di aver subito un danno alla salute.

La sua richiesta era diversa.
Riteneva di non essere stata adeguatamente informata sui possibili rischi derivanti dall’uso prolungato del telefono e sulle cautele da adottare per ridurre l’esposizione alle radiofrequenze.

Secondo la sua tesi, se avesse ricevuto informazioni più complete, avrebbe utilizzato il telefono in modo diverso, ad esempio privilegiando auricolari o vivavoce e limitando l’esposizione non necessaria.

La vicenda è arrivata fino alla Corte di Cassazione.

La Cassazione, però, non ha affermato che i telefoni cellulari provocano malattie e non ha neppure stabilito che la donna abbia diritto a un risarcimento.

Ha però chiarito un principio importante ossia che il rispetto degli standard tecnici e la marcatura CE non esauriscono necessariamente gli obblighi del produttore.
Anche quando la scienza non ha ancora raggiunto certezze definitive, può infatti essere necessario fornire ai consumatori informazioni e avvertenze adeguate.

Per questo motivo la Corte ha stabilito che il caso dovrà essere nuovamente esaminato alla luce di questi principi.

Occorrerà quindi attendere la nuova decisione per capire se, in una situazione come questa, possa essere riconosciuto un risarcimento per un’informazione ritenuta insufficiente.

La risposta sarà molto importante.
Se dovesse essere riconosciuto un diritto al risarcimento, il principio potrebbe trovare applicazione anche con riferimento ad altri prodotti, rafforzando il diritto dei consumatori a ricevere informazioni chiare e complete sui possibili rischi e sulle modalità di utilizzo dei beni che acquistano.

25/07/2026

Il mancato accordo preventivo tra i genitori non esclude automaticamente il diritto al rimborso delle spese sostenute per i figli.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione affermando che se un genitore sostiene una spesa nell’interesse del figlio, il semplice fatto di non aver ottenuto il preventivo consenso dell’altro genitore non è sufficiente, da solo, per escludere il diritto al rimborso.

Il giudice dovrà invece verificare se quella spesa fosse realmente utile e rispondesse all’interesse del figlio, tenendo conto anche delle condizioni economiche della famiglia.

Nel caso esaminato, la Cassazione ha confermato il diritto al rimborso di spese per cure odontoiatriche e per la frequenza di una scuola privata, ritenendole funzionali al benessere e alla formazione del figlio.

Ogni situazione va naturalmente valutata caso per caso. Ma una cosa è chiara: il mancato accordo preventivo non significa automaticamente che la spesa non debba essere rimborsata.

24/07/2026

Qualche giorno fa mi è stata posta una domanda interessante.

“Se un paziente chiede di essere dimesso dall’ospedale e, nei giorni successivi, subisce un danno alla salute, può ancora chiedere il risarcimento oppure le dimissioni volontarie escludono ogni responsabilità dell’ospedale?”

Le dimissioni volontarie, da sole, non bastano a liberare l’ospedale da ogni responsabilità.

Se il danno è stato causato da errori o omissioni dei sanitari, la struttura può essere comunque chiamata a risarcirlo.

Diverso è il caso in cui si dimostri che la decisione del paziente di lasciare l’ospedale abbia contribuito a peggiorare le sue condizioni. Solo in questa ipotesi il risarcimento può essere ridotto.

Proprio su questo tema si è recentemente pronunciato il Tribunale di Patti.

Nel caso esaminato, il giudice ha riconosciuto la responsabilità delle strutture sanitarie, ma ha ridotto il risarcimento del 25%, ritenendo che le dimissioni volontarie della paziente avessero contribuito ad aggravare il danno.

Si tratta di una decisione interessante, che però ha già suscitato alcune critiche.

Secondo alcuni, infatti, non basta accertare che il paziente abbia lasciato volontariamente l’ospedale. Occorre anche dimostrare che, se fosse rimasto ricoverato, quel danno sarebbe stato probabilmente evitato o, comunque, meno grave.

E non si tratta di una questione di poco conto.

Nel caso deciso dal Tribunale di Patti, ad esempio, la paziente ha subito l’asportazione dell’utero e la perdita della capacità di procreare e si è vista ridurre il risarcimento del 25% (il che ha un’incidenza notevole soprattutto se si pensa alla tragicità della vicenda).

La verità è che quando sono in gioco conseguenze tanto gravi, ogni conclusione deve poggiare su un accertamento particolarmente attento.

Ma vedremo i successivi sviluppi.

18/07/2026

Il condominio può “multare” i condomini?

La risposta è sì ma non basta una semplice delibera dell’assemblea.

Può capitare, ad esempio, che la maggioranza decida di introdurre una sanzione economica nei confronti di chi tiene determinati comportamenti (ad esempio parcheggia dove non dovrebbe, lascia oggetti nelle parti comuni o viola altre regole di convivenza).

Ma è davvero sufficiente votare una delibera?

Secondo una recente sentenza del Tribunale di Messina, no.

Il giudice ha ricordato che l’assemblea non può inventare nuove sanzioni pecuniarie.

Il codice civile consente infatti di applicare sanzioni economiche solo se sono previste dal regolamento condominiale e soltanto per la violazione delle regole contenute in quel regolamento.

Nel caso esaminato, invece, il regolamento non prevedeva alcuna sanzione, ma l’assemblea aveva deciso di introdurle con una semplice delibera.

Per questo motivo il Tribunale ha ritenuto la delibera radicalmente nulla, affermando che l’assemblea aveva esercitato un potere che la legge non le attribuisce.

Questo non significa che le sanzioni condominiali siano sempre illegittime.

Significa, però, che prima deve esistere una valida previsione nel regolamento di condominio. Solo successivamente, nei casi e nei limiti previsti dalla legge, tali sanzioni potranno essere applicate.

Una distinzione che può sembrare formale, ma che nella pratica può fare la differenza tra una delibera valida e una destinata ad essere annullata o dichiarata nulla.

18/07/2026

Dipendenti pubblici: novità in materia di valutazione della performance e di accesso ai ruoli dirigenziali.

È stata pubblicata la Legge n. 119 del 2 luglio 2026, che introduce importanti modifiche destinate a incidere sia sul sistema di valutazione dei dipendenti pubblici sia sulle modalità di accesso alla dirigenza.

Le novità sono numerose, ma alcune meritano particolare attenzione.

Anzitutto, la valutazione della performance non sarà più legata soltanto al raggiungimento degli obiettivi. Assumeranno rilievo anche la formazione, le competenze maturate, il potenziale professionale, la capacità di collaborare, di innovare e di assumere responsabilità organizzative.

La legge introduce anche un sistema di valutazione più selettivo. In particolare, i punteggi massimi non potranno più essere attribuiti indistintamente a tutti i dipendenti, ma dovranno essere riservati soltanto a una percentuale limitata del personale.

Un’altra novità riguarda l’accesso ai ruoli dirigenziali.

La legge prevede infatti che una quota del 30% dei posti di dirigente di seconda fascia possa essere coperta mediante lo sviluppo di carriera del personale già in servizio.
La selezione terrà conto non solo dei titoli di studio e delle prove previste, ma anche delle valutazioni di performance conseguite negli anni precedenti, delle capacità organizzative e delle attitudini manageriali dimostrate nello svolgimento dell’attività lavorativa.

Il percorso, tuttavia, non si esaurisce con la selezione: è previsto il conferimento di un incarico dirigenziale temporaneo, seguito da un periodo di osservazione e da una valutazione finale positiva prima dell’eventuale inserimento definitivo nel ruolo dirigenziale.

Si tratta di una riforma che sembra attribuire alla valutazione della performance un ruolo ben più incisivo rispetto al passato, non soltanto ai fini dell’attribuzione dei premi economici, ma anche in funzione della crescita professionale e dell’accesso agli incarichi di maggiore responsabilità.

Per chi volesse approfondire, è possibile consultare il testo integrale della legge su Normattiva:

https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.codiceRedazionale=26G00139&atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-07-04&tipoDettaglio=vigente

15/07/2026

Nella mia attività professionale mi è capitato spesso di assistere persone che, dopo aver firmato un contratto preliminare per l’acquisto o la vendita di un immobile, si trovano di fronte a una domanda molto concreta: cosa succede se la compravendita non viene poi conclusa?

Quando si firma un preliminare, ci sono due aspetti che vengono spesso dati per scontati: la data fissata per la vendita e la sorte della caparra.

Molti ritengono che, una volta trascorsa la data indicata nel contratto, l’accordo sia automaticamente venuto meno.

In realtà non è sempre così.

Non tutte le date inserite in un contratto hanno lo stesso valore.

Se il termine è “ordinario”, il semplice decorso della data non determina automaticamente la fine del contratto.

Se, invece, il termine è “essenziale,” significa che le parti hanno attribuito a quella data un’importanza decisiva.
Anche in questo caso, però, non basta guardare la scadenza ma occorre valutare il contenuto del contratto e il comportamento concreto delle parti.

L’altro aspetto riguarda la caparra.

Molti sanno che, se la compravendita non viene conclusa, chi non rispetta i propri impegni può perdere la caparra oppure essere tenuto a restituirne il doppio.

È un principio corretto, ma spesso si dimentica un passaggio fondamentale.

Prima di stabilire quale sorte debba avere la caparra, occorre accertare chi sia realmente inadempiente.
E questa valutazione non dipende soltanto dal fatto che la vendita non si sia conclusa, ma anche dal contenuto del contratto e dal comportamento concreto delle parti.

Una recente sentenza del Tribunale di Napoli ha richiamato proprio questi principi, ricordando che, nelle controversie relative ai contratti preliminari, non conta soltanto ciò che è scritto nel contratto, ma anche il modo in cui le parti hanno dato concreta attuazione agli impegni assunti.

Per questo motivo, né il diritto di trattenere la caparra né quello di ottenere la restituzione del doppio possono essere dati per scontati. È sempre necessario valutare attentamente il contenuto del contratto e le circostanze concrete della vicenda.

29/06/2026

Più di una volta mi è stato chiesto quando sia possibile chiedere la modifica dell’assegno di mantenimento stabilito in sede di separazione.

Si pensi, ad esempio, a chi perde il lavoro e subisce una sensibile riduzione del proprio reddito oppure, al contrario, a chi vede migliorare in modo significativo la situazione economica dell’altro coniuge.

In questi casi è possibile chiedere la modifica dell’assegno?

La risposta è sì, ma a determinate condizioni.

La Corte di Cassazione ha ricordato che la revisione dell’assegno è possibile quando, dopo la separazione, intervengono fatti nuovi e significativi che modificano l’equilibrio economico esistente al momento in cui l’assegno è stato stabilito. Per questo motivo il giudice deve confrontare la situazione economica delle parti al tempo della separazione con quella successiva, verificando se il cambiamento sia reale e tale da giustificare una modifica dell’assegno.

In sostanza, non basta che la situazione economica sia cambiata: il cambiamento deve essere sopravvenuto, concreto e incidere in modo significativo sull’equilibrio economico tra gli ex coniugi.

28/06/2026

Cosa succede oggi quando facciamo una ricerca su Google?

Fino a poco tempo fa Google ci mostrava soprattutto un elenco di siti internet tra cui scegliere.
Oggi, invece, capita sempre più spesso che la prima cosa che vediamo sia una risposta generata direttamente dalla sua intelligenza artificiale: le cosiddette “AI Overview”.

Non si tratta più di una semplice raccolta di link.
L’intelligenza artificiale legge diverse fonti, le rielabora e ci offre una risposta già pronta, come se stesse rispondendo direttamente alla nostra domanda.

Ma cosa accade se quella risposta è sbagliata?

I sistemi di intelligenza artificiale possono commettere errori, talvolta anche gravi, arrivando ad attribuire a persone o aziende fatti mai accaduti.

Proprio questo è accaduto in Germania. Un tribunale di Monaco si è trovato a decidere un caso in cui le AI Overview di Google avevano diffuso informazioni non corrispondenti al vero su due società.

Il giudice tedesco ha affermato che, quando Google non si limita a indicare i risultati di ricerca ma genera autonomamente una risposta attraverso l’intelligenza artificiale, non può essere considerata un semplice intermediario tecnico.
Sta creando un contenuto proprio e, come tale, può essere chiamata a risponderne.

Credo che ne sentiremo parlare sempre più spesso.

Una raccomandazione, però, vale già oggi: non affidatevi mai ciecamente alle risposte dell’intelligenza artificiale, soprattutto quando la utilizzate per lavoro. Questi strumenti sono straordinari, ma possono sbagliare, e gli stessi fornitori avvertono espressamente che le risposte potrebbero contenere errori.
Un controllo incrociato delle informazioni, soprattutto quando sono rilevanti, rimane sempre la scelta più prudente.

25/06/2026

N**o proprietario e usufruttuario: chi deve pagare le spese condominiali?

Le spese ordinarie sono quelle necessarie per la gestione quotidiana dell’edificio, come la pulizia delle scale, l’illuminazione delle parti comuni, il compenso dell’amministratore, la manutenzione ordinaria dell’ascensore e degli impianti comuni.
Le spese straordinarie, invece, riguardano lavori di particolare importanza, come il rifacimento della facciata, del tetto, delle strutture portanti o altri interventi che incidono sulla conservazione dell’immobile.

Prima della riforma del 2012, il condominio doveva rivolgersi all’usufruttuario per ottenere il pagamento delle spese ordinarie e al n**o proprietario per quelle straordinarie.

Oggi, invece, il condominio può chiedere l’intero importo delle spese a uno qualsiasi dei due, indipendentemente dal fatto che si tratti di spese ordinarie o straordinarie. Chi riceve la richiesta di pagamento non può rifiutarsi sostenendo che, in realtà, avrebbe dovuto pagare l’altro.

Questo, però, non modifica i rapporti economici tra n**o proprietario e usufruttuario.

Se, ad esempio, il n**o proprietario paga anche spese ordinarie, potrà successivamente chiederne il rimborso all’usufruttuario.
Allo stesso modo, se l’usufruttuario paga spese straordinarie, potrà ottenerne il rimborso dal n**o proprietario.
In altre parole, la riforma ha reso più semplice il recupero del credito per il condominio, ma non ha cambiato chi, in definitiva, deve sostenere il costo delle diverse categorie di spese.

(Principio recentemente ribadito dalla Corte di Cassazione con provvedimento del 10 giugno 2026).

Indirizzo

Via San Domenico Savio 96
Messina
98122

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 13:00

Telefono

+393289179017

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