15/09/2026
Una lavoratrice viene licenziata per giusta causa dopo che il datore di lavoro, controllando la sua posta elettronica aziendale, scopre elementi che confermano un possibile conflitto di interessi: per oltre un anno aveva taciuto che il figlio faceva parte del consiglio di amministrazione di una società fornitrice dell’azienda.
Ma il datore di lavoro poteva controllare le sue e-mail?
Il Tribunale di Pisa, con una recente sentenza, ha risposto di sì, ritenendo legittimo il licenziamento.
Il controllo, infatti, non era stato indiscriminato ma era nato da un sospetto concreto di conflitto di interessi ed era stato effettuato in modo mirato, attraverso specifiche parole chiave.
La decisione chiarisce però un punto importante: il datore di lavoro non può liberamente “frugare” nella posta elettronica aziendale.
Il controllo è ammesso solo quando esiste il fondato sospetto di un illecito e la verifica è mirata e successiva al sorgere di quel sospetto.
Una distinzione importante, perché la tutela della privacy del lavoratore rimane, ma non può trasformarsi in uno scudo rispetto a specifiche condotte lesive degli interessi dell’azienda.