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16/06/2026

Una fotografia scattata da Google Street View può essere utilizzata come prova in tribunale?

Secondo una recente sentenza del Tribunale di Napoli, la risposta è sì.

Il caso riguardava un’occupazione abusiva di suolo pubblico. Per dimostrare che la situazione era rimasta invariata nel corso degli anni, il Comune ha prodotto immagini tratte da Google Maps e Street View. Il Tribunale ha ritenuto tali immagini utilizzabili come prova documentale, evidenziando che possono avere valore probatorio quando non vengono contestate in modo specifico e circostanziato.

In altre parole, non basta affermare genericamente che le fotografie non sono attendibili. Chi intende contestarle deve indicare concretamente perché l’immagine non rappresenterebbe la realtà dei luoghi o dei fatti.

La decisione conferma una tendenza ormai sempre più diffusa: gli strumenti digitali che utilizziamo ogni giorno possono assumere un ruolo importante anche nei processi civili, amministrativi e penali.

Un motivo in più per ricordare che, nell’era digitale, anche ciò che compare online può avere conseguenze giuridiche molto concrete

15/06/2026

Quanto vale il dolore per la perdita di una persona cara?

La Corte di Cassazione è tornata a occuparsi di una questione delicatissima: come si quantifica il risarcimento dovuto a chi perde un familiare a causa di un fatto ingiusto, come un incidente stradale, un errore medico o un’altra condotta che abbia provocato la morte di una persona.

La domanda è semplice solo in apparenza. Come si può tradurre in denaro il dolore per la perdita di un fratello, di un figlio o di un genitore?

Secondo la Cassazione non basta indicare una cifra in modo generico. Occorre valutare concretamente diversi elementi, come il grado di parentela, la convivenza, l’età delle persone coinvolte e l’intensità del legame affettivo.

L’obiettivo è quello di garantire che situazioni simili ricevano trattamenti il più possibile uniformi e che ogni vicenda sia esaminata nella sua specificità.

Il dolore per la perdita di una persona cara non può essere misurato.
Purtroppo, però, la giustizia non ha altri strumenti ed è chiamata a fare proprio questo: attribuire un valore economico a qualcosa che un valore economico, in realtà, non ha.

06/06/2026

Quando si viaggia come passeggeri su un’auto o uno scooter e si rimane coinvolti in un incidente, spesso si pensa di dover attendere l’accertamento delle responsabilità tra i conducenti per ottenere il risarcimento.
In realtà non è così.

Una recente decisione del Tribunale di Napoli ha ricordato un principio molto importante: il passeggero può chiedere il risarcimento direttamente all’assicurazione del veicolo sul quale viaggiava, senza dover dimostrare chi abbia causato l’incidente, salvo casi eccezionali.
Sarà poi eventualmente la compagnia assicurativa a rivalersi nei confronti dell’assicurazione del veicolo responsabile.

Nel caso esaminato, un ragazzo che viaggiava su uno scooter è rimasto gravemente ferito a seguito di uno scontro con un’automobile. Le lesioni riportate sono state così serie da impedirgli persino di completare l’anno scolastico.
Il Tribunale ha riconosciuto il risarcimento per le conseguenze fisiche, la sofferenza subita e le spese mediche sostenute.

Si tratta di una tutela particolarmente importante perché evita che il passeggero debba affrontare lunghe discussioni su chi abbia torto o ragione tra i conducenti coinvolti. Chi subisce un danno mentre viaggia come trasportato non deve essere penalizzato da controversie che non lo riguardano direttamente.

In altre parole, se un passeggero rimane ferito in un incidente stradale, la prima compagnia assicurativa a cui può rivolgersi è quella del mezzo sul quale era trasportato.
La legge consente così di ottenere una tutela più rapida ed efficace, lasciando alle assicurazioni il compito di regolare successivamente i rapporti tra loro.

23/05/2026

In materia di lavori edili, contestare i difetti troppo tardi può far perdere il diritto al risarcimento.

Il Tribunale di Firenze, con sentenza del 30 marzo 2026, ha affrontato il caso di un proprietario che lamentava numerosi problemi dopo alcuni lavori di ristrutturazione e miglioramento sismico della propria abitazione.

Secondo il Tribunale, però, quei problemi erano stati già rilevati durante l’esecuzione dei lavori e contestati formalmente solo dopo diverso tempo. Per questo motivo il giudice ha ritenuto tardiva la denuncia dei vizi.

La sentenza chiarisce anche un aspetto molto importante: non serve necessariamente un collaudo scritto perché si possa ritenere accettata l’opera. Anche comportamenti concreti, come effettuare pagamenti o chiedere il saldo senza fare contestazioni, possono essere interpretati come accettazione dei lavori.

Un consiglio? Quando avete anche solo il minimo sospetto che ci sia qualcosa che non va nei lavori da voi richiesti, chiamate subito il vostro tecnico e il vostro avvocato di fiducia. Un ritardo nella contestazione può comportare la perdita del diritto al risarcimento.

21/05/2026

In passato mi è stato chiesto cosa accade se durante il matrimonio uno dei due coniugi compra qualcosa — una macchina, una casa o altro — e la intesta all’altro, ma poi il rapporto finisce.

Se i coniugi sono in separazione dei beni, il problema può diventare delicato, perché il bene appartiene formalmente a chi risulta proprietario.

In casi simili il giudice potrebbe ritenere che si sia trattato di un vero regalo e quindi escludere qualsiasi restituzione, o, al contrario, potrebbe concludere che chi ha pagato non volesse affatto donare quel bene e quindi riconoscergli il diritto ad ottenere la restituzione delle somme o del valore del bene stesso.

Nella comunione legale il discorso cambia, perché molti beni acquistati durante il matrimonio entrano automaticamente nella comunione e quindi potrebbero appartenere ad entrambi indipendentemente da chi abbia materialmente pagato. Anche in questo caso, però, potrebbero nascere contestazioni quando il bene venga intestato solo ad uno dei coniugi oppure sia stato acquistato con denaro personale.

Situazioni simili possono verificarsi anche nelle convivenze, dove uno dei partner potrebbe sostenere spese importanti per l’altro senza che vi sia un vero accordo scritto.

Proprio su questo tema la Cassazione, con una decisione del 20 aprile 2026, ha chiarito che non basta dire: “Hai pagato un bene intestato al partner, quindi glielo hai regalato”.

Secondo la Corte serve invece una prova concreta della reale volontà di fare un regalo oppure no, perché durante una relazione può capitare di sostenere spese importanti senza voler necessariamente effettuare una donazione definitiva e irrevocabile.

In altre parole, chi paga un bene intestato al partner non perde automaticamente ogni diritto solo perché il rapporto è finito: bisogna capire se vi fosse davvero la volontà di fare un regalo oppure no.

20/05/2026

Molti genitori sentono parlare di PEI e PDP e spesso i due termini vengono confusi. In realtà indicano situazioni molto diverse.

Il PEI, cioè il Piano Educativo Individualizzato, riguarda gli studenti con disabilità certificata ai sensi della Legge 104/1992. È il documento che organizza il percorso scolastico dell’alunno e può prevedere anche l’insegnante di sostegno, le ore necessarie e gli strumenti utili per garantire una reale inclusione.

Il PDP, invece, è il Piano Didattico Personalizzato. Viene normalmente utilizzato per studenti con DSA, come dislessia o discalculia, oppure per altri bisogni educativi speciali. In questi casi non vi è automaticamente il sostegno scolastico, ma vengono adottate modalità didattiche personalizzate (mappe concettuali, tempi aggiuntivi, verifiche adattate e altri strumenti che aiutino lo studente nel percorso).

La distinzione non è soltanto tecnica, perché dietro questi strumenti ci sono spesso famiglie che affrontano quotidianamente difficoltà importanti e cercano semplicemente di garantire ai propri figli il diritto di vivere la scuola con serenità e dignità.

Proprio su questo tema è intervenuta la Corte di Cassazione con una decisione di pochi giorni fa. 

La Corte ha affermato un principio molto significativo: quando gli organi tecnici della scuola individuano un certo numero di ore di sostegno come necessarie per l’alunno, una riduzione immotivata può integrare una forma di discriminazione nei confronti dello studente con disabilità. 

Al di là degli aspetti giuridici, il messaggio della sentenza mi sembra chiaro: l’inclusione scolastica non può restare una parola vuota, ma deve tradursi in un aiuto concreto e reale per i ragazzi e per le loro famiglie.

18/05/2026

Un lavoratore, dopo alcuni problemi di salute, era stato spostato a mansioni inferiori rispetto al proprio livello professionale ed aveva denunciato anche una serie di comportamenti vessatori subiti sul posto di lavoro.

Al riguardo la Cassazione, con una recente decisione, ha ribadito che il datore di lavoro non può limitarsi ad assegnare il dipendente a compiti “più bassi”, ma deve prima verificare concretamente la possibilità di attribuirgli mansioni equivalenti e compatibili con le sue condizioni di salute. 

La decisione ha affrontato anche il tema del mobbing che viene riconosciuto in presenza di controlli eccessivi, richiami continui e immotivati, disparità di trattamento e comportamenti vessatori protratti nel tempo. 

È una materia molto delicata perché dietro questi procedimenti non ci sono solo regole giuridiche o questioni organizzative, ma persone che spesso vivono situazioni di forte disagio.

Nel corso della mia attività ho potuto toccare con mano quanto queste vicende possano incidere profondamente sulla serenità, sulla salute e persino sull’autostima di un lavoratore.

13/05/2026

Una paziente si sottopone ad un delicato intervento chirurgico per la sostituzione della valvola aortica ma, nel corso dell’operazione, i medici eseguono anche una diversa e più invasiva procedura sull’aorta rispetto a quella indicata nel consenso informato sottoscritto.
Da questa vicenda è nata una controversia arrivata sino in Cassazione.

La Corte ha affermato che il consenso informato deve riguardare in modo specifico l’intervento che verrà concretamente eseguito e non può basarsi su informazioni generiche o astratte.

La decisione è certamente comprensibile, perché il paziente deve sapere in modo chiaro a quale intervento verrà sottoposto e quali siano i relativi rischi.

Allo stesso tempo, però, nella mia esperienza professionale mi sono spesso trovato di fronte a moduli di consenso talmente lunghi, tecnici e complessi da perdere, di fatto, gran parte della loro utilità.

Molti pazienti non li leggono neppure o non riescono a comprenderli fino in fondo. Il rischio, quindi, è che il consenso finisca per diventare più formale che sostanziale.

Probabilmente bisognerebbe trovare strumenti capaci di rendere effettivo il consenso informato e di verificare che il paziente abbia davvero compreso ciò che gli viene spiegato, magari anche attraverso colloqui documentati con registrazioni audio o altri sistemi idonei.

In ogni caso, pretendere di prevedere nel consenso informato ogni possibile sviluppo o complicanza di un intervento medico è, molto spesso, impossibile.

Il tema non sta tanto nel moltiplicare pagine, formule o firme, ma di creare un rapporto informativo reale tra medico e paziente.

11/05/2026

È stato presentato un Disegno di Legge in materia di rilascio degli immobili che punta ad accelerare le procedure di sfratto e di liberazione delle case occupate senza titolo. 

Tra le novità più importanti ci sarebbero tempi più rapidi per liberare l’immobile, minori possibilità di rinvio e procedure più veloci anche quando il contratto di affitto è ormai scaduto. In alcuni casi, inoltre, il proprietario potrebbe recuperare l’immobile senza dover affrontare una lunga causa ordinaria. 

Personalmente apprezzo molto ogni iniziativa diretta a tutelare maggiormente i proprietari perché, nel corso della mia attività professionale, ho visto tante situazioni in cui chi possiede una casa finisce quasi per “perderla”, nel senso che deve aspettare anni prima di riuscire a rientrarne concretamente in possesso.

Va però ricordato che si tratta soltanto di un “DDL”, cioè di una proposta di legge che dovrà ancora essere discussa ed approvata dal Parlamento prima di poter entrare in vigore. Ed è facile prevedere che vi saranno opposizioni e modifiche nel corso dell’iter legislativo.

07/05/2026

Pochi giorni fa la Cassazione è tornata ad occuparsi di “captazione” della volontà testamentaria, ossia di quelle situazioni in cui una persona anziana o fragile può essere influenzata nella redazione del testamento. 

Secondo la Corte, quando si discute della validità di un testamento non si può pretendere soltanto una prova “diretta” della manipolazione.

Il giudice deve invece esaminare complessivamente tutte le circostanze del caso, come l’età avanzata della persona che ha fatto testamento, le sue condizioni di salute, l’eventuale isolamento, il rapporto con le persone che la assistevano e possibili cambiamenti improvvisi nelle disposizioni testamentarie. 

La Cassazione ha anche ricordato che le prove testimoniali, in questi casi, possono essere decisive e non possono essere escluse con leggerezza, soprattutto quando servono a dimostrare possibili pressioni psicologiche o condizioni di incapacità di intendere e di volere. 

Interessante anche il richiamo al principio secondo cui gli indizi (cioè elementi che, messi insieme, possono far capire che qualcosa potrebbe essere realmente accaduto) devono essere valutati complessivamente, verificando se la loro convergenza possa far emergere una prova presuntiva seria e coerente. 

Si tratta di situazioni molto delicate nelle quali possono nascere forti contrasti tra gli eredi, anche sotto il profilo umano e familiare, come ho potuto constatare personalmente nel corso della mia attività

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