Giuseppe Collerone

Giuseppe Collerone Sono Avvocato "anziano"- Vivo a Caltanissetta - Sposato con Marianna- 4 figli -ho tanti amici ed altri voglio averne.

19/05/2022

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19/05/2022

Il governo di Boris Johnson vara un visto valido solo per le 37 migliori università del mondo ed esclude quelle del nostro Paese. Ma chi e con che criteri ha compilato la lista?

29/04/2022

Introduzione

Belle immagini, come quella di Monna Lisa di Leonardo da Vinci, possono descrivere la verità sulla donna!
Il sorriso enigmatico e di forte spessore di Monna Lisa, fa restare incantati milioni di persone che la visitano.
Ma alle immaginazioni fantastiche e all’esaltazione del femminile da parte degli artisti, scrittori, poeti ecc. non corrisponde, in buona sostanza, la giusta visione e la condizione umano-giuridica della donna che hanno avuto la stragrande maggioranza dei maschi, fino a qualche secolo addietro.



Questa situazione dimostra che nei trascorsi millenni la donna non ha avuto una sua autonoma condizione giuridica e sociale rispettabile e, fatta eccezione per un numero modesto di casi, una sua autonoma e pari dignità rispetto all’altra metà dell’umanità.
E’ stata considerata “desiderabile” e persino “venerabile”, ma la sua condizione di subalternità e di sottomissione al maschio ed ai suoi voleri e poteri, salvo rare eccezioni, è stata quasi assoluta.
Si registra, infatti, nelle varie epoche storiche, una deprivazione della figura femminile rispetto alla preminenza della figura maschile della “razza umana”, con una “diminutio” notevole dei diritti ed della dignità della donna!
Bella si; Regina si, Amministratrice si, ma della casa e dell’alcova!
Rarissimamente la donna ha avuto una sua preminenza e/o posizioni di potere.
Questa condizione si è protratta nei millenni fino all’inizio del Rinascimento, epoca durante la quale iniziò una timida ma notevole incubazione dell’idea di una nuova realtà al femminile, che rivendicava una propria autonomia e l’acquisto di una maggiore libertà rispetto al maschio.
Tra l’epoca rinascimentale e l’epoca dei Lumi, la posizione e condizione della donna divenne rivendicativa di una propria libertà, di propri diritti e di una propria dignità da rendere pari a quella del maschio.
In questi ultimi decenni assistiano allibiti ad una guerra dichiarata tra il maschio e la femmina umani!
Perchè è accaduto e sta accadendo questa contrapposizione tra maschio e femmina?
I dati italiani, infatti, dell’Istat, riportati dalla stampa e dai mass media, ci dicono che tra gli anni 2010- 2016 solo in Italia sono stati commessi omicidi (chiamati femminicidi) all’incirca di una donna ogni due giorni, mentre gli atti di violenza perpetrati tra maschi e femmine sono nell’ordine di parecchi milioni (ne sono vittime ambedue i sessi a partire dall’insulto a passare al così detto “stalching” (in lingua italiana tacchinaggio in senso estensivo), ad arrivare alla violenza fisica, sessuale e all’uccisione.
Nello scorso anno 2017 si sono ripetuti gli stessi fatti di omicidio femminili con lo steso numero di vittime del 2016, mentre nel 2018 i femminicidi sono all’incirca lo stesso numero dell’anno precedente.
“Quando parliamo di femminicidio intendiamo l’omicidio di una donna, in quanto donna.
Ed in Italia è l’unico crimine che non diminuisce, ma che è aumentato del 10% negli ultimi 15 anni, rispetto agli altri omicidi. Infatti se in termini assoluti gli omicidi nel nostro paese sono diminuiti di quasi la metà’, i femminicidi al contrario si mantengono costanti. Stragi che si perpetrano in famiglia, per la maggior parte dei casi l’omicida è il coniuge della vittima (44%), ex (16,5%) o partner/amante (3,5%) (dati Eures 2016)”.
Femminicidi causati negli anni 2010-2016, valori assoluti: a partire dal 2010 con un numero di 158 a seguire nel 2011 con 170, nel 2012 con 157, nel 2013 con un massimo di 179, nel 2014 con 148, con un minimo di 141 nel 2015, per temporalmente fermarci con i 149 nel 2016 (dati Istat riferiti dal Giorgio Alleva, Presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica).
Mentre gli omicidi di maschi nel 2016 per motivi di convivenza e di relazioni familiari sono stati 40.
Sono bem 114 le donne vittime di femminicidio fino a tutto ottobre del 2017, dato in linea con quanto accaduto nel 2016.
Lo sostiene il quarto rapporto Eures sul femminicidio in Italia, reso pubblico intorno a fine novembre del 2017.
Non ci sono ancora dati, se non parziali, relativi al primo semestre del 2019, che però ha contato oltra trenta femminicidi e qualche omicifio.
Questo perchè sta accadendo?
Secondo la mia personale convinzione, questo fenomeno fattuale sta accadendo perché viviamo in una cultura non affrancata dal concetto patriarcale persistente nella vita familiare e sociale sia in Italia, che a livello mondiale.
Questa situazione è esistita e, in alcuni luoghi della terra e tra alcune popolazioni, persiste tuttora, quale retaggio di una mentalità “patriarcale”, che non vuol morire.
Ma da alcuni secoli si vedono storici movimenti di donne protagoniste di una forte rivendicazione libertaria tesa ad affrancarsi dal “potere patriarcale” e a divenire seggetti liberi, dignitosi e sui iuris.
Ancora oggi, invero è forte la mentalità, che considera la donna in una posizione di subordinazione rispetto all’uomo con evidenti riverberi nel sociale, nel cui contesto la stessa non ha trovato una integrale sua autonoma e/o preminente posizione, specie a livello degli alti poteri e comandi.
Nonostante le forti rivendicazioni e i riconoscimenti giuridici e civili conseguiti negli iltimi centinaia di anni, esiste tuttora un rapporto di “potere” in forma diseguale tra maschio e femmina, sia a livello personale che familiare e sociale ed è una fonte di discriminazioni, che ha una curva tuttora ondilinea nelle rilevanti forme di libertà.
La donna ha già ottenuto da parte del suo omologo maschile, meglio disposto civicamente, una forte dose di riconoscimento della propria dignità e della propria uguaglianza, ma, esiste ancora un’altrettanta forte resistenza del maschio, che si oppone al suo spossessamento rispetto alla donna, che lo spinge ad atti di violenza fisica e psicologica, fino a pervenire all’omicidio.
D’altra parte nella nuova mentalità femminile non è profondamente penetrato una mentalità sull’assunzione di una pari dignità e responsabilità, pur nella loro diversità, di maschio e femmina
In questa lotta che si è ingaggiata tra maschio e femmina, chi più subisce sopraffazioni e soprusi è ancora la donna, che, tra i due esseri umani è quello che, fino a qualche secolo addietro, ha mostrato una “debolezza” maggiore rispetto all’uomo e una maggiore capacità di accomodamento nei rapporti di coppia.
E questo è accaduto,nel corso della storia umana, perchè la donna per tantissimi millenni ha dormito in un ambiente patriarcale, contenta di vivere all’ombra dell’uomo e a lui sottomessa.
Solo qualche secolo addietro, come accennato, la donna si è risvegliata e ha preteso di sovvertire questa situazione, chiedendo “giustamente”, pur nella sua diversità somatica, di essere considerata pari e uguale in dignità al maschio.
L’uomo si è visto lentamente violentato in queste sue prerogative e spodestato del “comando”, del “potere” e del “patriarcato”, segni significativi nella storia passata della sua supremazia.
Questo nuovo fenomeno e questa nuova mentalità femminile lo hanno spaventato e ha fatto e continua a fare resistenza e tentativi per riappropriarsi delle sue inveterate prerogative primaziali, perduranti tuttora nel suo conscio e sub conscio.
Gli autori di fatti aberranti e spropositati sono di età compresa tra 30 e i 50 anni e le vittime tra i 18-30 e più anni, ma vi sono stati numerosi casi di femminicidi di donne anziane tra i 70 e gli 80 anni.
Le statistiche riportano, altresì, la notizia che accadono anche omicidi del maschi per mano di donne e atti di violenza di donne su uomini, ma in misura minore rispetto a quelli perpetrati dagli uomini, come abbiamo notato.
L’Italia ha un tasso di maschilicidi all’anno di 16 unità per milione di maschi per ogni donna assassinata.
Le donne assassine uccidono nel 39% dei casi donne e nel 61% uomini.
Gli uomini assassini uccidono nel 31% dei casi donne e nel 69% dei casi uomini (Statistica del Ministero della Giustizia).
Come si evidenzia dai dati statistici, i femminicidi e i maschilicidi (neologismi di nuova coniazione) hanno tassi percentuali alti e sono reati diffusi, non solo in Italia, ma a livello terrestre.
Questa situazione si aggrava ancora di più nei paesi islamici, dove le donne ancora, salvo eccezione, vivono ghettizzate e totalmente sottomesse al “potere” del maschio.
Più dell’82 per cento dei delitti commessi contro le donne, nel nostro paese, sono classificati dai dati statistici come femminicidi e maschicidi cioè gravi fatti di sangue perpetrati contro donne o contro uomini per ragioni di rapporti di convivenza o per ragioni di legami sentimentali andati a monte, o per questioni di onore e anche economici.
Un argine a tale situazione non può essere solo posto dal legislatore, emanando leggi più o meno punitive, ma, secondo il mio giudizio, occorre da parte di tutte le stazioni educative (famiglia, scuola, società, religione ecc.) uno sforzo educazionale fin dalla primissima infanzia al rispetto ed alla convivenza tra maschi e femmine e, nell’età adulta, favorendo una maggiore comprensione dei ruoli, il riconoscimento reciproco di diritti e doveri per una buona convivenza, rafforzando la moralità e la naturalità del rapporto maschio-femmina.
Infatti la cronaca, nella sola Italia, quasi giornalmente, ci presenta, un numero di “femminicidi” (in misura maggiore) e di “mascolicidi” (in misura minore), mai visti così numerosi e cruenti nelle precedenti ere storiche.
Su il quotidiano “la Repubblica”, nella rubrica “notizie” del 27 settembre del 2013, venne pubblicata un’intervista fatta a Linda Laura Sabatini, direttrice del dipartimento per le statistiche sociali e ambientali dell'Istat, membro della commissione ONU e facente parte della task-force interministeriale sulla violenza di genere.
E’ da considerare una delle pioniere delle statistiche per gli studi di genere in campo europeo.
L’intervista aveva per oggetto le lunghe liste annuali pubblicate dalla Casa internazionale delle Donne di Bologna.
La Professoressa Sabbadini venne intervistata sul fatto che alcuni osservatori del fenomeno, chiamato “femminicidio”, affermavano che tali liste erano da considerarsi "propaganda" e, comunque, i contenuti erano considerati insussistenti e non rappresentanti l’“emergenza”.
La Sabadini rintuzzò tali accuse, affermando: “Smettiamola di contare soltanto le donne uccise perché è un esercizio limitante".
L’intervistata, che aveva curato a partire dal 2006 una prima ricerca sulla violenza contro le donne in Italia, aveva mostrato una realtà sommersa e feroce: “dieci milioni di italiane confessavano di avere subito violenza fisica, sessuale o psicologica nella stragrande maggioranza dei casi per mano degli uomini di famiglia”.
La stessa, rispondendo alla domanda di chi la intervistava, tra l’altro, affermò: … “I femminicidi” sono la punta dell'iceberg. Dobbiamo comprendere tutte le manifestazioni di violenza di genere, fenomeno endemico e gravissimo che accomuna l'Italia al resto del mondo" (…) “Sta crescendo la percentuale di donne uccise sul totale degli omicidi perché contemporaneamente diminuisce il numero di omicidi di uomini. (…)
L’intervistatore chiese: “Cosa risponde a coloro che obiettano che gli uomini vengono comunque uccisi in misura maggiore delle donne?”
E la Sabbadini rispose: “Il che è vero e non solo in Italia. Ma gli uomini vengono uccisi da altri uomini per motivi differenti, spesso per criminalità organizzata. Le donne, invece, vengono uccise in quanto donne, mogli, fidanzate, ex compagne. (..). Per questo dobbiamo parlare di un fenomeno fortemente connotato e strutturale che trae le sue origini dallo squilibrio nei rapporti di genere (…) “La violenza viene usata per ristabilire il potere maschile, è espressione del desiderio di controllo, dominio e possesso dell'uomo sulla donna. E man mano che la libertà delle donne aumenta il fenomeno diventa più grave poiché l'asimmetria è ancora più forte” (…).
L’intervistatore domandò se questo fosse un problema delle donne e l’intervistata rispose: “Nella ricerca che l'Istat condusse nel 2006 scoprimmo che dieci milioni di donne avevano subìto violenza fisica, psicologica o sessuale, nella stragrande maggioranza dei casi per mano di un uomo della famiglia o comunque vicino sentimentalmente. (…) “il 30% di queste donne disse che non ne aveva mai parlato prima con nessuno e soltanto il 18% considerava quanto accaduto un reato” (…) Sappiamo bene che molte sopportano perché sperano nel cambiamento del proprio compagno. Altre perché pensano che sia meglio per i figli avere la figura paterna: e, invece, proprio le statistiche ci dicono che i figli che assistono alla violenza nei confronti della propria madre hanno una probabilità molto maggiore di diventare a loro volta mariti violenti da adulti rispetto agli altri (…).
Sulla domanda se l’Italia fosse un paese fortemente maschilista, la Sabadini diede questa risposta: “Tutti i Paesi del mondo sono maschilisti, anche l'Italia lo è. (…) Esistono, è vero, Paesi dove il carico di lavoro familiare è distribuito in maniera più equa tra uomini e donne. (…). La verità è che il mondo non è pronto alla libertà delle donne, le resistenze maschili al cambiamento sono fortissime (…).
Come abbiamo visto dall’intervista riportata e dai dati storici, nel passato (e fino ad oggi) sono accaduti ed accadono molti omicidi di maschi e femmine per la gran parte per ragioni “d’onore” e per “intolleranza”, “per esasperazione, “per conflitti di interessi interni alle coppie”, ma la mattanza delle donne e degli uomini, che ci mostrano le immagini e le notizie di cronaca di questi ultimi decenni, non ha precedenti storici, se si escludono le mattanze delle numerose guerre che gli uomi,organizzati in stati, si sono inferte.
Omicidi di onore accadevano anche nel passato, come retaggio di una mentalità “possessiva” del maschio sulla femmina, ma la democrazia post bellica ha modificato la legislazione, espellendo dal codice penale una serie di reati che si richiamavano all”’onorabilità macchiata’ del maschio o della famiglia.
Questa situazione di scontro della donna contro l’uomo è l’indice di una nuova cultura dello incontro-scontro fra i due sessi, suscitato e coltivato da una malintesa rivendicazione negli ultimi secoli di una nuova visione e mentalità della donna, che rivendica una propria “giusta” indipendenza, uguaglianza di diritti e doveri in ogni senso ed in ogni campo, il rispetto della sua dignità, raffrontati alle “prepotenze” e alle “vessazioni” del “mondo maschile”, che per millenni l’ha “dominata”.
“La femmina umana” si è sentita sottovalutata, umiliata, assoggettata, vilipesa, defraudata dei suoi diritti e della sua dignità dal “maschio umano”, come la storia trascorsa, (narrata al maschile al 99% dall’uomo!), ci ha mostrato.
Questo è avvenuto nel campo sociale, nella politica, nelle religioni ecc.
A partire dal XIV secolo d.C (nel corso del periodo rinascimentale) la donna ha iniziato un cammino di affrancazione, provocando un lento e profondo cambiamento storico, sociale, politico ed economico.
Nell’Evo Antico e nel periodo precedente al XIV secolo (basso ed alto Medio Evo) la figura femminile ebbe a subire un grave “sbiadimento”.
La donna, infatti, venne ritenuta come un soggetto “minor”, che sta dietro alla forte figura dell’uomo,
Ella, infatti, era stata giudicata a tal punto minorata da essere sottoposta giuridicamente alla “tutela maritale o parentale”.
Era, comunque, una figura defedata, secondaria, sbiadita, un “sotto uomo”!
La crescita della figura femminile era legata alla sua situazione matrimoniale.
Questo avveniva sia negli alti ranghi della società e della politica, che nella vita della borghesia e negli ambienti poveri e di schiavitù.
Nelle classi medio basse la donna era relegata totalmente nel suo compito di mater familias, di fattrice e allevatrice di figli, di “serva” del marito.
Chi deteneva nelle sue mani il “potere decisionale era il pater familias in ogni campo familiare, sociale, economico ecc.”.
Nella fase rinascimentale la donna acquistò più visibilità e una certa indipendenza, che prese forma nelle varie corti formatesi nella “culla rinascimentale” d’Italia e, durante i secoli successivi, anche in altri numerosi paesi europei ed extra europei, che si aprirono alle idee rinascimentali.
La donna iniziò ad occupare spazi di comando e di potere.
Iniziò un cammino lento, ma costante di affrancamento dall’uomo, divenendo talvolta protagonista nella storia politica e sociale degli stati, delle Repubbliche e delle Signorie ed anche nel mondo religioso.
Questa conquistata mentalità fortemente connotata tra le alte sfere politiche, sfocerà in un’ideologia, che a partire dal XVII secolo e nei successivi secoli, diventerà il campo di accese rivendicazioni femminili e del così detto fenomeno del “femminismo”, più o meno ideologizzato, che si rafforzerà vieppiù fino ai nostri giorni.
Prima di proseguire e approfondire la condizione della donna nell’ambito umanitario, vorrei pore alcuni interrogativi per cercare delle utili risposte a questo stato di cose che hanno caratterizzato la condizione della donna nella pre-istoria e nella storia umana.
Vorrei trovare risposte ad alcuni interrogativi che ha posto e pone questa condizione della donna al maschio.

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