Avv. Alessandra Marras

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Nel verbale dell'assemblea per l'approvazione del consuntivo di gestione e del preventivo, a cui non ho potuto partecipa...
29/06/2023

Nel verbale dell'assemblea per l'approvazione del consuntivo di gestione e del preventivo, a cui non ho potuto partecipare, non viene scritto alcunché in relazione a questi due punti, ma si parla solo della delibera di approvazione dei lavori per la riparazione delle infiltrazioni nella colonna del riscaldamento condominiale, che non erano inseriti nell'ordine del giorno. Nel verbale si cita anche una ricerca guasti effettuata dal manutentore condominiale sulle parti comuni due settimane dopo la riunione, il cui esito asseconderebbe l'onerosa spesa approvata in assemblea. E' possibile impugnare le decisioni prese?

L'articolo 66 delle disposizione di attuazione del Codice civile stabilisce che l'avviso di convocazione dell'assemblea condominiale deve contenere la specifica indicazione dei punti all'ordine del giorno. Se vi è omessa, tardiva o incompleta convocazione, la delibera sarà annullabile.

Il termine di trenta giorni per impugnare decorre dalla data della delibera, per i presenti dissenzienti, e dalla data di ricezione del verbale per gli assenti. Se non viene impugnata nei termini citati, la delibera è valida e dev'essere rispettata da tutti i condòmini.

Secondo la giurisprudenza di merito, anche nel caso in cui si trattasse di un'opera urgente per la riparazione di un guasto, la delibera sarebbe impugnabile, in quanto, «in materia di delibere condominiali, l'assemblea non può deliberare su argomenti che non siano stati specificamente posti all'ordine del giorno nell'avviso di convocazione e pertanto l'eventuale delibera prodotta deve essere annullata, a nulla rileva neppure l'urgenza di provvedere in ordine a detti argomenti in quanto urgenza in ogni caso non giustifica la compromissione dei diritti di informazione del condominio».

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Oggi vediamo cosa succede se filmi una persona mentre viola la legge e poi posti il filmato su internet. La legge dice c...
22/06/2023

Oggi vediamo cosa succede se filmi una persona mentre viola la legge e poi posti il filmato su internet.

La legge dice che si può filmare una persona che commette un illecito a meno che la ripresa avvenga in un’area privata o all’interno della altrui dimora; in tal caso infatti commetteresti il reato di illecite interferenze nella vita privata. Insomma, se agisci devi farlo in un luogo pubblico.

Recentemente, il Tribunale di Taranto ha preso una decisione importante in proposito. Ha stabilito che la pubblicazione sui social di video di reati o altri illeciti è vietata, anche se l’obiettivo è quello di identificare i colpevoli. A meno che i volti non siano riconoscibili o, in tal caso, non vengano oscurati con tecniche di post-produzione. In buona sostanza il principio è quello secondo cui anche i criminali hanno una privacy.

Il Tribunale ha stabilito che la condivisione di tali video può comportare multe pesanti irrogate dal Garante della Privacy.

Il GDPR stabilisce che i dati personali non possono essere utilizzati oltre la finalità per cui sono stati raccolti. Questo significa che, anche se il video è stato girato per identificare un colpevole e per sporgere denuncia o per segnalare l’episodio alle autorità, non può essere condiviso online perché ciò comporterebbe una violazione della privacy dell’individuo ripreso.

Dunque, ben venga ad esempio una telecamera puntata in direzione dei cestelli della spazzatura per verificare chi viola le regole sulla raccolta differenziata. Ma il filmato non può poi essere pubblicato o fatto circolare. A meno che, come detto, i volti dei colpevoli non vengano sgranati in modo da renderli del tutto irriconoscibili.

Quale è l’alternativa alla condivisione di video di reati sui social network?
Se hai filmato un reato, la cosa migliore da fare è consegnare il video alle autorità competenti. In questo modo, potrai contribuire alla giustizia senza violare la privacy di nessuno.

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Una compagnia di assicurazione negare il risarcimento affermando che non ci sono sufficienti prove radiografiche della l...
15/06/2023

Una compagnia di assicurazione negare il risarcimento affermando che non ci sono sufficienti prove radiografiche della lesione?

La Cassazione ha stabilito che l’accertamento della sussistenza della lesione dell’integrità psico-fisica deve avvenire con criteri medico-legali rigorosi ed oggettivi: al riguardo, l’esame clinico strumentale obiettivo non è di per sé l’unico mezzo di prova utilizzabile per riconoscere la lesione a fini risarcitori, ma lo diviene ogniqualvolta si tratti di una patologia difficilmente verificabile sulla base della sola visita dal medico legale.

In presenza di una patologia da sinistro stradale quale la lesione del rachide cervicale, nota volgarmente come colpo di frusta, non si può pretendere il risarcimento sulla base del dato puro e semplice, e in sostanza non verificabile, del dolore più o meno accentuato che il danneggiato riferisca al medico all’atto del ricovero al pronto soccorso.

Cosa deve fare dunque l’infortunato? Servirà un certificato medico dal quale risulti che, sulla base di un’indagine visiva e obiettiva del paziente, il dolore da questi riferito non è solo “psicologico” o comunque di minima entità ma risulta essere la conseguenza di una effettiva lesione post-traumatica conseguente all’incidente stradale.

Il risarcimento può essere influenzato da vari fattori, tra cui la gravità della lesione e l’impatto della lesione sulla vita quotidiana della persona.

Nonostante le radiografie possano essere utili, non sono l’unico metodo per dimostrare un colpo di frusta. In effetti, il colpo di frusta può spesso non mostrare lesioni vertebrali oltre al contraccolpo dorso lombare. Gli accertamenti radiologici hanno un valore diagnostico limitato in quanto non sono in grado di rilevare alterazioni dei tessuti molli paravertebrali sollecitati dal trauma. Pertanto, è l’analisi clinica del medico è assai preziosa.

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E' valida la notifica se la raccomandava viene ritirata da una persona con demenza senile? La questione è molto delicata...
08/06/2023

E' valida la notifica se la raccomandava viene ritirata da una persona con demenza senile?

La questione è molto delicata: l’invecchiamento della popolazione ha aumentato il numero delle persone anziane che vivono da sole o con i figli. Ed in molti casi si tratta di soggetti che restano a casa tutto il giorno. È più facile quindi che il postino, bussando alla porta, li trovi disponibili a ricevere la posta. La questione è dunque la seguente: una notifica di questo tipo sarebbe valida?

Già numerose volte la Suprema Corte si è pronunciata sul tema di demenza senile, anche se, più spesso, con riferimento alla validità del testamento redatto da un anziano asseritamente affetto da tale patologia. E i giudici hanno sempre osservato che il semplice manifestarsi di qualche sintomo, prodromico alla malattia vera e propria con effetti invalidanti, non è sufficiente per parlare di una vera e propria incapacità di intendere e volere.

Il fatto che la patologia sia successivamente degenerata non può determinare in automatico la presunzione che, in un momento precedente l’anziano fosse già in una conclamata condizione di incapacità.

Insomma, per poter rendere nullo l’atto svolto dal soggetto in questione è necessaria una prova certa e inconfutabile: il certificato medico che attesti che, all’epoca dei fatti, l’individuo si trovasse in una situazione di totale compromissione della sfera cognitiva e volitiva.

Solo, infatti, in presenza di una patologia già in atto è possibile impugnare la notifica.

Alla luce di tali osservazioni, la Cassazione ha quindi detto che è nulla la notifica a un soggetto affetto da demenza in forma conclamata.

Ma a tal fine, è necessario impugnare l’atto successivo, deducendo appunto che la consegna di quello anteriore, è stata fatta a un soggetto incapace che quindi non ne ha dato notizia al diretto interessato.

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Quali sono i vari passaggi da eseguire appena si riceve  una multa?   L’adempimento volontario derivante dal pagamento d...
01/06/2023

Quali sono i vari passaggi da eseguire appena si riceve una multa?

L’adempimento volontario derivante dal pagamento della sanzione, non costituisce ammissione di responsabilità per la violazione come fatto storico, ma è una facoltà riconosciuta nei confronti di chi ritenga preferibile versare subito una somma di denaro, anziché ottenere, eventualmente, il riconoscimento delle proprie ragioni.

L’importo della somma da versare corrisponde al minimo della sanzione prevista, oltre le eventuali spese di notifica.

Al termine dell’istruttoria, e comunque entro il termine perentorio di 120 giorni il Prefetto adotta:

- ordinanza motivata di archiviazione degli atti (accoglimento), nel caso in cui il verbale venga ritenuto infondato;
- ordinanza-ingiunzione motivata di condanna alla sanzione non inferiore al doppio (rigetto), a seguito dell’accertata fondatezza del verbale, da pagare entro 30 gg. dalla notifica.

L’atto introduttivo del giudizio è il ricorso, consistente in una domanda redatta per iscritto, in carta semplice, che deve contenere:

- l’indicazione della competente autorità giudiziaria cui è diretto;
- l’indicazione del nome, cognome, residenza o domicilio eletto dal ricorrente e - l’individuazione dell’amministrazione convenuta;
- gli estremi dell’atto impugnato;
- l’esposizione dei fatti e dei motivi su cui si fonda il ricorso, con le relative conclusioni;
- l’indicazione specifica dei mezzi di prova e dei documenti che si offrono in comunicazione.

Il deposito dell’opposizione può essere effettuato, oltre che direttamente presso la cancelleria del giudice con consegna al cancelliere, anche a mezzo del servizio postale, in relazione alla tempestività del quale dovrà aversi riguardo alla data di spedizione del plico. Inoltre, è richiesto il pagamento del contributo unificato in base al valore della controversia.

Muoversi tra le diverse pratiche spesso non è facile, affidati ad un esperto. Scegli l'esperienza e la competenza di un avvocato, contattami per una consulenza legale personalizzata.

Oggi parliamo di animali domestici in condominio e della loro gestione. I regolamenti condominiali possono contenere nor...
25/05/2023

Oggi parliamo di animali domestici in condominio e della loro gestione. I regolamenti condominiali possono contenere norme di godimento e di utilizzo delle proprietà esclusive idonee a porre limitazioni ai diritti dei relativi proprietari.

L'articolo 1138 del Cc dispone non può vietare il possesso o la semplice detenzione di animali domestici in casa o comunque all’interno del condominio. Il divieto può essere contenuto solamente in un regolamento contrattuale perché questo, essendo accettato da tutti, può contenere limitazioni ai diritti d’ognuno sulle parti di proprietà comune ed esclusiva.

Fermo il rispetto delle elementari norme di igiene, la rilevanza anche ai fini penali della condotta produttiva di rumori, censurati come fonte di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, richiede l’incidenza sulla tranquillità pubblica in quanto l’interesse tutelato dal legislatore è la pubblica quiete. I rumori provocati dall’abbaiare di un cane devono avere una tale diffusione da costituire l’evento un disturbo idoneo ad essere sentito da un numero indeterminato di persone.

Il divieto posto dall'assemblea è senz'altro legittimo, se si considera che la tipica funzionalità di queste è quella di migliorare il decoro architettonico dell’intero compendio condominiale e non certo quello di servire come spazio liberatorio per cani e/o animali in genere appartenenti ai condomini.

Il ripetersi costante di un rumore può provocare un serio disagio alla psiche di ogni persona e provocare anche un danno risarcibile nella misura proporzionale alla prova che riesce a fornire il danneggiato. Spetta naturalmente al giudice, a cui quest'ultimo si può rivolgere, assumere i provvedimenti più opportuni, non da ultimo quello di ordinare l'allontanamento dell'animale e il suo affidamento a specifici centri di raccolta, oltre che condannare al risarcimento del danno colui che aveva l’obbligo di cura e di sorvegliare sull'animale stesso.

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L'assegno di mantenimento post separazione spetta anche alla moglie che è poco incisiva nel cercare un lavoro e non ha n...
18/05/2023

L'assegno di mantenimento post separazione spetta anche alla moglie che è poco incisiva nel cercare un lavoro e non ha neanche chiesto il reddito di cittadinanza.

Per definire la cifra dell’assegno bisogna tenere conto non solo del tenore di vita garantito dall’uomo durante il matrimonio ma anche quello da lui assicurato alla moglie negli anni successivi alla interruzione definitiva della loro convivenza sotto lo stesso tetto.

Ufficializzata la separazione giudiziale tra Tizia e Caio, dopo quindici anni di matrimonio, i giudici di merito negano, sia in primo che in secondo grado, alla donna l’assegno di mantenimento.

In particolare, in Appello viene sottolineato che «pur potendosi presumere che la cessazione di ogni attività lavorativa della donna», cinque anni dopo le nozze, «fosse stata concordata con il marito per una migliore gestione della famiglia, non risultava tuttavia specificamente allegata né, tantomeno, documentata alcuna iniziativa concreta.

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L'art. 591 del Codice civile dichiara incapaci di testare i minorenni, gli interdetti per infermità di mente e coloro ch...
11/05/2023

L'art. 591 del Codice civile dichiara incapaci di testare i minorenni, gli interdetti per infermità di mente e coloro che siano stati, per qualsiasi causa, incapaci di intendere e di volere nel momento in cui fecero testamento, pur se non interdetti.

Per valutare il raggiungimento della maggiore età si deve far riferimento alla computazione civile, mentre per ritenere sussistente l'interdizione si deve far riferimento al giorno della pubblicazione della relativa sentenza.

Il testamento eventualmente redatto da soggetti incapaci può essere impugnato da chiunque vi abbia interesse entro cinque anni dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie.

Si precisa che la capacità di testare va valutata prendendo come riferimento il momento in cui il testamento è stato redatto, senza che a nulla rilevino le vicende anteriori o successive.

Laddove il testamento sia redatto da soggetto temporaneamente incapace di redigerlo, il documento, quindi, non potrà mai essere utilizzato, nemmeno nel caso in cui il disponente, divenuto capace, voglia ratificarlo.

Gli inabilitati possono essere considerati capaci di testare.

Questo perché all'inabilitato viene inibito il compimento di atti che possano costituire un pregiudizio non tanto per la sua famiglia, quanto principalmente per sé stesso.

Così come l'inabilitato, anche il beneficiario dell'amministrazione di sostegno può in via generale disporre per testamento, salvo che sia dichiarato incapace di intendere e di volere.

La dottrina si è interrogata sul se sia capace di testare il minore emancipato.

Generalmente deve ritenersi che egli non possa validamente disporre per testamento. Ciò neanche se sia stato autorizzato all'esercizio di un'impresa commerciale.

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Il divorzio rappresenta un momento delicato sia per i genitori che per i figli. È importante garantire il benessere dei ...
03/05/2023

Il divorzio rappresenta un momento delicato sia per i genitori che per i figli. È importante garantire il benessere dei minori attraverso una soluzione equilibrata.

Nel contesto del divorzio, la questione della custodia dei figli è cruciale. L'affido condiviso è un'opzione sempre più popolare, poiché consente a entrambi i genitori di mantenere un ruolo attivo nella vita dei figli.

Le autorità giudiziarie considerano diversi fattori nel determinare - l'assegnazione della custodia:
- l'età dei figli,
- le esigenze emotive e fisiche,
- le preferenze personali dei minori,
- la capacità dei genitori di sostenere e nutrire i figli.

Il mantenimento è un aspetto fondamentale nel divorzio, soprattutto quando si tratta di garantire il benessere economico dei figli. Il genitore non custode è generalmente tenuto a versare un contributo economico al genitore custode per sostenere le spese legate all'educazione, alla salute e alle necessità quotidiane dei figli.

E' importante notare che i tribunali possono modificare l'importo del mantenimento in caso di cambiamenti significativi nelle condizioni economiche dei genitori o nelle esigenze dei figli.

Il divorzio può influire notevolmente sul benessere emotivo dei figli, e i genitori devono essere consapevoli delle potenziali ripercussioni psicologiche.

Durante e dopo il divorzio, è importante che i genitori mantengano una comunicazione aperta e onesta con i figli, spiegando le ragioni della separazione e rassicurandoli sul fatto che l'amore dei genitori per loro rimarrà inalterato.

I bambini non dovrebbero mai essere utilizzati come strumento di manipolazione o messaggeri tra i genitori. Collaborare con professionisti come avvocati, mediatori familiari e psicologi può aiutare a garantire che il processo di divorzio sia il più fluido possibile e che i figli ricevano il sostegno adeguato per affrontare i cambiamenti nella loro vita familiare.

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Secondo la Suprema Corte, la nozione di “serratura” va intesa come comprensiva di «qualunque congegno idoneo a chiudere ...
27/04/2023

Secondo la Suprema Corte, la nozione di “serratura” va intesa come comprensiva di «qualunque congegno idoneo a chiudere e a salvaguardare il bene che si intende tutelare». Pertanto, rientrano nel perimetro della contravvenzione prevista dall’articolo 707 del codice penale (ossia «possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli») non solo gli strumenti atti a scardinare serrature esterne, ma anche quelli atti a scardinare congegni di protezione interni alle abitazioni.

La sentenza della Cassazione fa emergere che strumenti come il flessibile con disco per il taglio di metalli e la tenaglia accessoria in ferro munita di chiave montadisco possono essere considerati idonei ad aprire o forzare serrature o congegni di protezione. Tuttavia, anche oggetti di uso comune della vita quotidiana possono configurare strumenti nel senso previsto dalla norma incriminatrice, qualora le circostanze concrete depongano univocamente per la loro destinazione alla finalità preventiva perseguita dalla disposizione incriminatrice.

La Cassazione ha adottato un’interpretazione estensiva ma costituzionalmente orientata della contravvenzione di possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli, volta ad assicurare una piena tutela alla proprietà privata.

La Cassazione ha sottolineato che la contravvenzione di possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli opera su un piano diverso rispetto all’aggravante del furto della violenza sulle cose. Solo nel caso in cui vi sia un nesso di immediatezza e di strumentalità tra il possesso degli arnesi, il bene preso di mira e la commissione (anche tentata) del furto, allora opererà il principio di specialità, con la prevalenza della fattispecie delittuosa.

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È legittimo il licenziamento senza preavviso della dipendente che aveva querelato il Comandante della Polizia Municipale...
20/04/2023

È legittimo il licenziamento senza preavviso della dipendente che aveva querelato il Comandante della Polizia Municipale ed un agente accusato di molestie, ledendo l’onore altrui e gettando discredito sul Corpo. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, Sezione lavoro, nell’ordinanza 13 marzo 2023.

Il caso in esame riguardava una dipendente della Polizia Municipale, la quale aveva subito la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio per sei giorni, per aver denigrato il Comandante del Corpo attribuendogli un comportamento scorretto ed irrispettoso, oltreché diffamato gravemente un collega e quindi l’intero Corpo di Polizia. Successivamente, la donna aveva sporto denuncia nei confronti del Comandante e di altri colleghi, procedimento penale terminato con l’archiviazione.

Il Comune ha aperto un nuovo procedimento disciplinare a carico della donna, conclusosi con il licenziamento senza preavviso della medesima. La condotta della dipendente doveva ritenersi ingiuriosa o comunque lesiva dell’onore altrui e getta discredito sull’intero ambiente di lavoro.

Il licenziamento è stato impugnato dalla lavoratrice dinanzi al Tribunale competente; dapprima tale domanda è stata accolta e successivamente, rigettata in sede di reclamo, dalla Corte territoriale.

La Cassazione si è pronunciata nel merito stabilendo la legittimità del licenziamento senza preavviso adottato dalla pubblica amministrazione. Difatti sussistono tutti gli elementi a testimonianza delle condotte che ledono la dignità personale altrui.

Non assume rilievo la circostanza che la querela rivelatasi calunniosa, sia un atto esterno all’ambiente di lavoro: è invece sufficiente che l’atto illecito abbia conseguenze dirette all’interno della sfera lavorativa.

In conclusione, la Cassazione ha ritenuto il licenziamento senza preavviso legittimo ab origine, per cui ha rigettato le domande di merito proposte dalla ricorrente.

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Alcune sentenze si sono occupate di stabilire quali sono le conseguenze di un bonifico fatto per errore: conseguenze sia...
13/04/2023

Alcune sentenze si sono occupate di stabilire quali sono le conseguenze di un bonifico fatto per errore: conseguenze sia per l’ordinante che per il ricevente. Oggi vediamo cosa fare in questi casi. Nel caso di errore nel compiere un bonifico, qualora vi sia discordanza tra il nome del beneficiario e l’Iban, prevale l’Iban. Questo significa che se, nel fare un bonifico, sbagli a indicare il nome del destinatario ma l’Iban è esatto, il denaro arriva correttamente.

- Se il codice Iban è formalmente non corretto, il problema si risolve facilmente: il denaro tornerà automaticamente sul tuo conto corrente dopo i tempi tecnici di trasferimento.
- Se il codice Iban è formalmente corretto ma appartiene a un’altra persona, la situazione si complica: bisogna ricorrere alla procedura di annullamento del bonifico entro i termini previsti dalla propria banca.

Se ti accorgi subito dell’errore, agire rapidamente è fondamentale. Ogni banca offre la possibilità di annullare il bonifico solo quando l’operazione è in fase di “presa in carico”. Se invii un bonifico online e vuoi annullarlo, accedi alla tua piattaforma di online banking e recati alla sezione “ultimi bonifici effettuati”.

Se non riesci a cancellare la transazione in tempo, puoi avviare la procedura bancaria di “richiamo del bonifico”. La tua banca chiederà alla banca controparte di procedere al recall del bonifico. A questo punto si presentano due possibilità:

- se il bonifico non è stato ancora accreditato, le due banche possono trovare un accordo e restituirti il denaro;
- se il bonifico è già stato accreditato sul conto del destinatario, dovrai ottenere il consenso di quest’ultimo per ricevere indietro la somma.

Chi non restituisce il denaro ricevuto per errore commette reato di appropriazione indebita, dopo aver ottenuto i dati di quest’ultimo dalla propria banca, bisogna sporgere una querela presso la polizia o i carabinieri o depositarla direttamente presso la Procura della Repubblica.

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