08/06/2026
La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir, che pubblicò sui social un video in cui lo si vedeva schernire attivisti della Flotilla mentre erano inginocchiati con le mani legate dietro la schiena nel porto di Ashdod. Nel fascicolo si procede anche per tortura e sequestro di persona.
La risposta di Ben Gvir? Un insulto di bassa lega: "Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte", aggiungendo che non si lascerebbe scoraggiare da "bugiardi sostenitori del terrorismo".
Un ministro che risponde a un atto giudiziario sovrano di un Paese """amico""" con dello scherno da bar, è già di per sé tutto quello che c'è da sapere sul personaggio.
L'Italia non è sola: anche la Francia ha aperto un'inchiesta formale contro Ben Gvir, ipotizzando tortura e crimini di guerra.
Il 15 giugno i ministri degli Esteri UE si riuniranno a Lussemburgo per discutere le sanzioni. L'Italia, con Tajani, ha già chiesto di procedere, sostenendo che Ben Gvir ha "superato la linea rossa" con "atti inaccettabili" che violano "i più elementari diritti umani".
Il nodo è questo: un ministro di governo che gioisce pubblicamente davanti ad attivisti inermi legati e inginocchiati non sta facendo politica: sta esibendo impunità.
Il fatto che Roma e Parigi abbiano aperto indagini formali è un segnale importante, ma rimane quasi simbolico finché non si traduce in conseguenze concrete, e quelle passano per le sanzioni europee del 15 giugno.
Lì si vedrà quanto pesa davvero la "linea rossa".